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Riallineamento dei numeri: come le revisioni e i fattori geopolitici hanno frenato il pil Usa

Il secondo rilascio del Bureau of Economic Analysis per il 2025Q4 ha ridotto la stima della crescita reale a 0,7% su base annua, dimezzando la lettura preliminare dell’1,4% e scendendo molto al di sotto delle attese iniziali che avevano toccato il 3,0% in una prima stima.

Questa correzione riflette revisioni diffuse alle componenti della domanda, con tagli a esportazioni, spesa dei consumatori, investimenti e spesa governativa. Il report del BEA indica inoltre che la parziale chiusura del governo tra 1 ottobre e 12 novembre 2026 ha pesato significativamente sul trimestre.

Lato prezzi, gli indicatori rimangono relativamente stabili: il deflatore del PIL è salito al 3,8%, leggermente sopra le stime, mentre l’indice PCE è stato confermato al 2,9% e il core PCE (escludendo cibo ed energia) rimane al 2,7%. Una misura chiave dell domanda sottostante, le vendite finali ai compratori privati nazionali, sono cresciute del 1,9%, riviste al ribasso di 0,5 punti percentuali rispetto alla precedente pubblicazione.

Revisioni per settore: dove si è persa crescita

La frenata è il risultato di aggiustamenti dettagliati nelle diverse voci di spesa. Le esportazioni sono state riviste al ribasso soprattutto nei servizi, con un calo guidato dalle voci legate all uso della proprietà intellettuale. La spesa dei consumatori è stata ridotta per effetto di una revisione al ribasso delle componenti servizi, in particolare la sanità (ospedali, case di cura e servizi ambulatoriali) sulla base dei dati più recenti del U.S. Census Quarterly Services Survey, mentre i beni hanno registrato revisioni positive grazie agli aggiornamenti del Monthly Retail Trade Survey. Nella voce investimenti, le revisioni negative hanno riguardato sia le strutture, con impatti concentrati nelle strutture manifatturiere, sia i prodotti di proprietà intellettuale, con un aggiustamento al ribasso del software.

Effetto della pubblica amministrazione

Il BEA stima che la parziale chiusura del governo abbia ridotto la crescita reale di circa 1,0 punto percentuale nel quarto trimestre, principalmente per la riduzione delle ore lavorate dai dipendenti federali in congedo. Pur essendo i salari nominali rimasti invariati (i dipendenti hanno poi ricevuto il pagamento arretrato), la misura statistica della remunerazione federale ha evidenziato un aumento temporaneo del prezzo della compensazione. Questo meccanismo contribuisce a spiegare perché la crescita in valore nominale e le variazioni dei prezzi possano divergere dalle dinamiche reali della produzione.

Nowcast, previsioni e il ruolo del conflitto

Le proiezioni e i nowcast alla pubblicazione mostrano segnali contrastanti. Il Survey of Professional Forecasters, compilato tra il 20 febbraio e il 2 marzo, include risposte raccolte nelle giornate immediatamente precedenti la scoppio del conflitto e quindi potrebbe aver parzialmente incorporato l’incertezza geopolitica, sebbene il campo delle risposte sia anteriore o solo all’inizio degli eventi. L’Atlanta Fed GDPNow e l’ora più aggiornata del modello indicano variazioni rispetto alle previsioni della Philadelphia Fed; in particolare il nowcast per il cosiddetto core GDP gira su livelli inferiori rispetto al consenso della Survey.

Scenario energetico e stime di Wall Street

Goldman Sachs, nella sua stima del 12 marzo, ha modellato uno scenario in cui lo stretto di Hormuz rimane chiuso per 21 giorni, con un ritorno graduale ai flussi normali: l’effetto implicito sarebbe una riduzione di circa 0,3 punti percentuali sulla crescita tendenziale del quarto trimestre (da 2,5% a 2,2% su base annua). Sui mercati, le reazioni immediate hanno mescolato sollievo e volatilità: i futures sull’S&P 500 sono saliti di circa 0,5% mentre il WTI segnava una discesa fino a 92,25$ al barile, in calo di circa 3,44$, riflettendo aspettative di oscillazioni rapide legate alle notizie geopolitiche.

Cosa osservare nei prossimi mesi

Per il 2026 nel suo complesso il PIL reale è stato rivisto a una crescita del 2,1%, lievemente inferiore alla stima precedente di 0,1 punti. Guardando avanti, l’attenzione si concentrerà sui dati mensili di consumi e investimenti, sugli aggiornamenti dell’occupazione e sui prezzi energetici. Se l’inflazione dovesse rimanere contenuta come indicato dal core PCE, l’ambiente potrebbe favorire un atteggiamento più espansivo della politica monetaria; tuttavia, l’incertezza geopolitica e la volatilità dei prezzi dell’energia potrebbero spingere temporaneamente i prezzi al rialzo e complicare le decisioni delle autorità e degli investitori.

In sintesi, la revisione al ribasso del quarto trimestre mette in luce la fragilità di alcuni indicatori di crescita e l’importanza di guardare oltre la headline del PIL: la misura delle vendite finali ai compratori privati, le revisioni settoriali e gli shock esogeni (shutdown e conflitto) offrono una chiave diagnostica più robusta per valutare la traiettoria economica e le possibili mosse dei mercati e della politica economica.

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