Nel cuore dell’Adriatico, a largo di Valona, si trova Sazan, un’isola di circa 5 chilometri quadrati che ha visto cambiamenti significativi nel corso della sua storia. Un tempo avamposto militare e zona interdetta, oggi è al centro di un controverso progetto immobiliare che coinvolge la famiglia Trump. Ivanka Trump e Jared Kushner stanno infatti valutando un investimento da oltre un miliardo di dollari per trasformare l’isola in una struttura di lusso.
La storia di Sazan è un riflesso delle tensioni geopolitiche e delle trasformazioni economiche che hanno caratterizzato la regione. Durante il regime comunista di Enver Hoxha, l’isola fu trasformata in una gigantesca infrastruttura militare, con gallerie sotterranee, bunker e sistemi difensivi. Fino, l’accesso all’isola era severamente limitato, rendendola una delle aree più sensibili dell’Albania.
Un progetto immobiliare controverso
Il progetto di Ivanka Trump e Jared Kushner ha sollevato numerose proteste e preoccupazioni, sia a livello ambientale che geopolitico. L’isola di Sazan fa parte di un’area protetta che comprende anche i sistemi costieri limitrofi. Le organizzazioni ambientaliste hanno espresso timori riguardo all’impatto del progetto sull’ecosistema locale. Inoltre, l’ufficio speciale anticorruzione albanese, SPAK, ha aperto un’indagine sui titoli di proprietà e sulle transazioni immobiliari connesse al progetto, segnalando un livello di attenzione giudiziaria che dovrebbe consigliare prudenza assoluta.
Nonostante le proteste e le indagini, il governo italiano sembra restare in disparte. La passività dell’Italia è tanto più grave se si considera che il progetto tocca anche il percorso europeo dell’Albania, Paese candidato che dovrebbe essere spinto verso standard più elevati di trasparenza, partecipazione e tutela ambientale.
Le implicazioni geopolitiche
Sazan non è un’isola qualsiasi. La sua posizione all’imbocco del golfo di Valona e lungo la direttrice che conduce all’Adriatico le conferisce un significato che va oltre il perimetro locale. Alcuni esperti hanno paragonato Sazan a una nuova Gibilterra sottolineando il rischio di una trasformazione funzionale: da spazio aperto e pubblicamente governato a enclave chiusa, ad alta intensità economica, dove la sovranità formale dello Stato rischia di indebolirsi sotto il peso di interessi privati e rapporti opachi.
La questione non è solo ciò che accade in Albania. È anche ciò che non accade a Roma. Un governo consapevole del proprio ruolo dovrebbe pretendere trasparenza sugli assetti dell’operazione, chiedere verifica piena degli impatti ambientali, sollecitare il rispetto rigoroso delle regole europee e far capire che il Mediterraneo adriatico non può essere ripensato fuori da una cornice di responsabilità pubblica.
Il silenzio dell’Italia
Il silenzio italiano è particolarmente preoccupante se si considera che l’Italia ha interessi diretti in quell’area. La passività del governo italiano lascia il campo libero a una doppia narrazione: da un lato, quella del governo albanese, che presenta il progetto come opportunità; dall’altro, quella dei promotori privati, che descrivono Sazan come spazio da scoprire e valorizzare, quasi fosse territorio neutro e non un bene strategico e ambientalmente fragile.
La vicenda di Sazan ha anche una dimensione europea. La Commissione europea ha già avvertito che il progetto deve rispettare gli standard ambientali dell’Unione, e questo significa che Sazan non è una questione locale, ma un test sulla capacità dell’Europa di far valere le proprie regole nei Paesi candidati. Se queste regole vengono percepite come negoziabili, il danno non riguarda soltanto l’Albania: si indebolisce l’autorità dell’intero processo di allargamento.
Da questa vicenda emergono almeno quattro elementi: un progetto contestato per impatti ambientali e profili di trasparenza, un quadro giudiziario e investigativo tutt’altro che chiuso, un rischio geopolitico legato alla trasformazione di un nodo strategico dell’Adriatico e una passività italiana che appare sempre più come una rinuncia politica, non come prudenza diplomatica.

