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27 Giugno 2026

Sfruttamento nei cantieri Pnrr: arresti per caporalato e controlli su appalti della diga di Genova

Un'indagine coordinata ha portato all'arresto di otto persone per caporalato nel cantiere della nuova diga di Genova, con sequestri e verifiche su appalti finanziati dal Pnrr; emergono condizioni di lavoro estreme e reti di false certificazioni.

Sfruttamento nei cantieri Pnrr: arresti per caporalato e controlli su appalti della diga di Genova

Nel cantiere della nuova diga di Genova opera tra le più importanti finanziate dal Pnrr è scattata un’operazione che ha portato all’arresto di otto persone e al sequestro di somme equivalenti ai presunti profitti ottenuti dagli sfruttatori. Le indagini riguardano il reclutamento e la gestione della manodopera impiegata nella costruzione dei cassoni in cemento armato nel porto di Vado Ligure e in altri cantieri nazionali.

Le misure cautelari colpiscono sette cittadini di nazionalità indiana e un cittadino pakistano, tutti tra i 28 e i 50 anni e domiciliati in varie province italiane. Nell’ambito delle attività sono state applicate anche misure sui profili giuridici di due società coinvolte e disposto un sequestro preventivo a fini di confisca per 277.000 euro nei confronti di una impresa bresciana, somma ritenuta corrispondente ai versamenti estorti ai lavoratori.

Modalità dello sfruttamento nel cantiere di Vado Ligure

Secondo gli elementi acquisiti dagli inquirenti, i lavoratori immigrati venivano sistematicamente obbligati a cedere una quota consistente del proprio salario: percentuali valutate tra il 40% e il 60% dello stipendio mensile. Le paghe effettive si attestavano su cifre estremamente basse, pari a circa 5-7 euro l’ora con turni che potevano variare da 140 a 250 ore al mese.

Condizioni abitative e materiali di sicurezza

Gli operai erano alloggiati in appartamenti sovraffollati, con segnalazioni fino a 30 persone per unità immobiliare e condizioni igienico-sanitarie preoccupanti. Inoltre, venivano imposti costi ai lavoratori per l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale e per quote di affitto intestate alle società, trasferendo così sul personale la spesa per la propria sicurezza sul lavoro.

Reti di favore e falsificazione della formazione

Le indagini hanno messo in luce l’impiego di documentazione falsa per attestare corsi di formazione in materia di sicurezza per attività a rischio elevato: certificati emessi da società compiacenti rendevano apparente la regolarità di lavoratori in realtà privi di adeguata formazione. Sono indagate anche persone ritenute responsabili della produzione di tali attestati falsi.

Reclutamento e ricatto

Molti operai erano arrivati in Italia tramite canali regolari del decreto Flussi o in condizioni di irregolarità e, non potendo esprimersi in italiano, risultavano vulnerabili alle pratiche coercitive. Chi si rifiutava di cedere parte del salario veniva spesso allontanato dal cantiere, lasciato senza lavoro e senza alloggio, con minacce che potevano coinvolgere familiari rimasti all’estero.

Controlli estesi della Guardia di finanza e quadro regionale

Parallelamente all’operazione penale, le attività ispettive delle forze dell’ordine hanno intensificato i controlli sul lavoro sommerso e sulla tutela della spesa pubblica. In Liguria la Guardia di finanza ha registrato migliaia di interventi e sequestri significativi, tra cui ingenti sequestri patrimoniali e il contrasto a frodi legate a bonus e crediti d’imposta.

Numeri e ambiti oggetto di verifica

Nel periodo di riferimento, i reparti liguri hanno svolto oltre 15.600 interventi e centinaia di indagini delegate; sul fronte del lavoro sommerso sono stati individuati centinaia di evasori totali e lavoratori in nero, con contestazioni per caporalato e sfruttamento. Il monitoraggio dei progetti finanziati dal Pnrr ha riguardato procedure per un valore complessivo di circa 1,4 miliardi di euro e numerose verifiche su appalti e prestazioni.

Anche in altre province, come l’area irpina, le forze fiscali hanno segnalato un’espansione del fenomeno dello sfruttamento verso territori che stanno assorbendo attività produttive in espansione, con particolare attenzione al comparto tessile e ad aree specifiche del Mandamento.

L’operazione che ha portato agli arresti nel cantiere della diga di Genova rappresenta un punto di convergenza tra l’azione penale contro il caporalato e l’attività amministrativa finalizzata a tutelare la spesa pubblica e la legalità negli appalti. Le verifiche proseguiranno per accertare eventuali responsabilità amministrative e la regolarità dei contratti legati alle imprese coinvolte.

Autore

Francesca Galli

Francesca Galli, fiorentina con formazione bancaria, prese la decisione di cambiare carriera dopo un convegno a Palazzo Vecchio: oggi cura analisi di mercati e colonne su risparmio e investimenti. In redazione propone linee editoriali attente alla trasparenza e conserva l'agenda del primo impiego in banca.