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27 Maggio 2026

Tasse sulle criptovalute: come cambia la dichiarazione e cosa fare oggi

Una panoramica chiara sulle nuove regole fiscali per le criptovalute, l'impatto sul Modello 730 e le opzioni per evitare errori e sanzioni

Tasse sulle criptovalute: come cambia la dichiarazione e cosa fare oggi

La fiscalità delle criptovalute in Italia ha cambiato volto: le plusvalenze sono ora sotto osservazione fin dal primo euro e la compliance richiede più documentazione e attenzione. Molti risparmiatori che fino a ieri consideravano i propri wallet una zona grigia si trovano oggi a dover ricostruire operazione dopo operazione per compilare correttamente il Modello 730 o per affidarsi a soluzioni alternative. In questo contesto, comprendere le novità normative, le aliquote applicabili e gli obblighi di monitoraggio è diventato indispensabile per evitare sorprese durante la stagione dichiarativa.

Accanto alle regole, emergono anche strumenti nuovi: alcuni exchange italiani hanno introdotto il regime amministrato, cioè la funzione di sostituto d’imposta che calcola e versa le imposte per conto dell’utente. Questo articolo spiega cosa cambia sul fronte delle imposte, come funzionano i quadri del modello e quali opzioni pratiche sono oggi disponibili, mantenendo un approccio operativo per chi possiede Bitcoin, Ethereum o altri asset digitali.

Cosa cambia sul piano fiscale

Il paradigma è mutato: per i redditi maturati nel periodo d’imposta 2026, che si dichiarano nel 2026, la tassazione sulle operazioni in criptovalute resta all’aliquota del 26%, in linea con altri strumenti finanziari. Tuttavia, la legge ha previsto un aumento dell’aliquota al 33% a partire dal 1° gennaio 2026 per la maggior parte degli asset digitali. Una eccezione significativa riguarda i token di moneta elettronica in euro conformi al regolamento MiCA, che continueranno a beneficiare dell’aliquota al 26%, con l’obiettivo di favorire strumenti regolamentati e meno volatili rispetto a Bitcoin o Ethereum.

La fine della franchigia e l’impatto sugli investitori

È scomparsa la franchigia sulle plusvalenze che fino a poco tempo prima prevedeva un’esenzione fino a 2.000 euro: oggi ogni euro di guadagno è rilevante ai fini fiscali. Questo cambiamento obbliga anche i piccoli risparmiatori a tenere traccia puntuale delle operazioni e a conservare prove documentali del costo d’acquisto. A livello nazionale, si stima che circa 2,8 milioni di italiani detengano crypto-asset, quindi l’adeguamento interessa una platea ampia di contribuenti.

Adempimenti pratici e rischio sanzioni

La dichiarazione passa per due sezioni fondamentali del Modello 730: il Quadro W per il monitoraggio patrimoniale e il Quadro T per le plusvalenze. Nel Quadro W è necessario riportare il valore iniziale al 1° gennaio o il costo di acquisto, il valore finale al 31 dicembre e il periodo di possesso; su questi valori si applica un’imposta patrimoniale dello 0,2%, analoga all’imposta di bollo sui conti correnti. Il Quadro T richiede invece la determinazione puntuale delle plusvalenze e delle minusvalenze realizzate, utili per compensazioni future.

Documentazione e sanzioni

Conservare ricevute, estratti e screenshot dei wallet non è più un consiglio: è una necessità. In assenza di documentazione, l’Agenzia delle Entrate può assumere un costo d’acquisto pari a zero e tassare l’intero ricavo. Le sanzioni per omissione variano tipicamente dal 3% al 15% dell’importo non dichiarato e possono aumentare in presenza di conti o wallet detenuti in giurisdizioni qualificate come paradisi fiscali.

Exchange italiani, regime amministrato e scenario europeo

Per ridurre la complessità, alcuni operatori nazionali hanno introdotto il regime amministrato per le criptovalute: l’exchange agisce come sostituto d’imposta, calcola le plusvalenze con il metodo LIFO, trattiene l’imposta dovuta al realizzo e la versa all’Erario. Per gli utenti che lasciano i propri asset su piattaforme che adottano questo modello, molti obblighi di inserimento nel Modello 730 vengono meno, semplificando la vita di investitori occasionali e riducendo la necessità di ricorrere a software di calcolo o a un consulente.

Il contesto normativo e le conseguenze pratiche

La scelta di affiancare un intermediario regolamentato si colloca anche in vista dell’entrata in vigore della direttiva DAC8, che aumenterà la condivisione automatica delle informazioni tra exchange e autorità fiscali europee a partire dal 2027. Trasferire asset su un exchange italiano che applica il regime amministrato può offrire un punto pulito di ripartenza, ma non annulla irregolarità pregresse: per quelle rimane valida la strada del ravvedimento operoso.

In sintesi, la fase attuale richiede disciplina documentale, attenzione alle nuove aliquote e valutazione delle opzioni offerte dagli exchange regolamentati. Per i possessori di crypto la strategia più sicura è mantenere file ordinati delle transazioni, comprendere come funzionano il Quadro W e il Quadro T e, quando possibile, considerare il passaggio a piattaforme che offrono gestione fiscale integrata.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.