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8 Luglio 2026

Value vs momentum: come i bias distorcono le scelte d’investimento

Recency e overconfidence influenzano la scelta tra value e momentum: principi chiave, dati sintetici e regole per evitare errori ricorrenti.

Value vs momentum: come i bias distorcono le scelte d’investimento

Bias, value e momentum: scegliere con mente lucida e metodo

Il confronto tra value e momentum è un classico dell’allocazione azionaria. Per value si intende l’acquisto di titoli con valutazioni contenute rispetto ai fondamentali, mentre per momentum si privilegiano i titoli con performance recenti superiori al mercato. Entrambe le logiche puntano a sfruttare anomalie comportamentali e di mercato, ma la loro adozione è spesso condizionata da bias comportamentali. Capire come recency e overconfidence spingono a scelte errate aiuta a costruire portafogli più coerenti con gli obiettivi e la tolleranza al rischio.

Il tema è rilevante perché, tipicamente, gli investitori cambiano strategia nei momenti peggiori: abbandonano il value dopo periodi di sottoperformance o entrano sul momentum quando è già “caldo”. Una struttura di decisione disciplinata riduce la probabilità di errori e favorisce la tenuta nei drawdown. Questo articolo definisce i due stili, analizza i bias chiave, presenta dati sintetici su rendimenti e rischi, e conclude con linee guida operative per mitigare le distorsioni decisionali nella selezione e nella combinazione di fattori.

Value e momentum: definizioni operative e meccanismi

Lo stile value seleziona attività con multipli come price-to-bookprice-to-earnings o free cash flow yield più favorevoli. La tesi è che il mercato, per motivi comportamentali, sovrastimi le prospettive delle società glamour e sottostimi quelle “noiose”, generando un premio value. Il momentum classifica i titoli in base a rendimenti passati su orizzonti medi, spesso escludendo il mese più recente per attenuare rimbalzi di breve. La logica è che i trend tendono a persistere grazie a inerzia informativa, ritardi nell’aggiornare le aspettative e comportamenti imitativi.

Entrambi gli approcci presentano punti di forza e fragilità. Il value tende a essere contrarian soffrendo quando il mercato premia la crescita a ogni costo; il momentum è pro-ciclico e può invertire bruscamente nelle rotazioni di leadership. La scelta non è binaria: si possono combinare stili per diversificare fonti di rischio. Tuttavia, i bias spingono spesso verso il recente vincitore o verso un’eccessiva fiducia nel proprio fiuto, minando la disciplina del processo.

Il bias di recency: perché l’ultimo periodo pesa troppo

Il recency bias porta a sovrappesare gli esiti più vicini nel tempo e a sottovalutare la distribuzione storica dei risultati. In pratica, dopo una striscia negativa del value molti concludono che “non funziona più”; dopo una corsa del momentum si presume continuità indefinita. Questo bias alimenta due errori: inseguimento delle performance e capitolazione in fondo al ciclo. Tipicamente, i periodi estremi sono seguiti da normalizzazione, ma l’investitore ancorato al recente tende a ribilanciare in modo pro-ciclico, comprando caro e vendendo a sconto.

Per attenuare il recency bias è utile codificare in anticipo: finestre d’osservazione minime per valutare uno stile, regole di ribilanciamento contro-cicliche e band di tolleranza che impediscano cambi di rotta impulsivi. Rendere visibile la storia di drawdown e di underperformance rispetto al benchmark aiuta a contestualizzare i periodi difficili come parte del ciclo, non come rottura strutturale automatica.

Overconfidence: quando l’eccesso di sicurezza costa caro

L’overconfidence spinge a sopravvalutare le proprie capacità di selezione e di timing. Nel value si traduce in portafogli troppo concentrati su pochi “affari evidenti”; nel momentum in una rotazione eccessiva con costi di transazione sottostimati. Un altro sintomo è l’illusione di controllo: piccole modifiche discrezionali ripetute che, sommate, snaturano la strategia originale. L’eccessiva fiducia amplifica i rischi di tracking error e aumenta la probabilità di abbandonare la rotta dopo una sequenza negativa, proprio quando la disciplina sarebbe più preziosa.

Mitigare l’overconfidence significa adottare checklist pre-trade, limiti massimi di posizione, simulazioni di scenari e revisione periodica dei processi non dei risultati di breve. L’uso di modelli trasparenti con parametri stabili, audit delle decisioni e definizione in anticipo di soglie di stop-loss o di alleggerimento riduce la discrezionalità impulsiva. La chiarezza sugli obiettivi (premio atteso, orizzonte, rischio accettabile) è l’antidoto alla fiducia immotivata.

Dati storici sintetici: rendimenti, rischi e trade-off

Su ampi campioni di mercati azionari, strategie value basate su multipli fondamentali mostrano tipicamente un premio medio annuo nell’ordine di alcuni punti percentuali rispetto al mercato, spesso tra il 2% e il 4%, con fasi prolungate di sottoperformance e drawdown profondi. Le strategie momentum su orizzonti medi evidenziano un premio di entità comparabile, talvolta tra il 3% e il 5%, con volatilità elevata e rischi di inversione rapida nelle rotazioni.

La combinazione dei due stili tende a migliorare il profilo rischio-rendimento: la correlazione tra i loro cicli è spesso bassa o negativa nelle fasi di stress. Tuttavia, la convivenza richiede accettare che, in molti periodi, uno dei due pesi sul risultato complessivo. Senza una cornice decisionale, il recency bias spinge a dismettere proprio il segmento in sofferenza, annullando i benefici di diversificazione e cristallizzando perdite.

Linee guida per mitigare gli errori decisionali

Un quadro operativo efficace include regole semplici e verificabili. Tra le più utili: 1) definire un Investment Policy Statement che indichi pesi target per value e momentum metrica di selezione e orizzonte minimo di valutazione; 2) usare ribilanciamenti periodici o a band per riportare i pesi verso il target in modo contro-ciclico; 3) applicare limiti di rotazione e budget di costo; 4) monitorare drawdown tracking error e dispersione tra i titoli per cogliere segnali di deriva del processo.

Utili anche strumenti comportamentali: checklist anti-recency (cosa è cambiato nei fondamentali?), diario decisionale per distinguere esiti da processi, e pre-commitment su criteri di revisione dei modelli. Una griglia di domande chiave prima di modificare pesi o parametri riduce la spinta emotiva e rende tracciabile la logica delle scelte.

Casi specifici, eccezioni e integrazioni

Esistono segmenti di mercato in cui il value può essere catturato meglio con metriche alternative (ad esempio quality-adjusted value) per evitare trappole di bilancio; allo stesso modo, il momentum può beneficiare di filtri di liquidità e volatility scaling per contenere le inversioni improvvise. In alcuni universi ristretti, i costi di transazione erodono i premi attesi: in questi contesti, la spinta dell’overconfidence a “forzare” il segnale va contrastata con soglie minime di conferma e lot size predeterminati.

Ci sono poi fasi in cui entrambi gli stili soffrono simultaneamente. È qui che il recency bias è più pericoloso: porta a rigettare la tesi proprio quando il premio di lungo periodo richiede pazienza. Un approccio multi-fattoriale che includa anche quality e size con pesi stabili e regole chiare di ribilanciamento, può rendere più sopportabile la traiettoria e aumentare la probabilità di mantenere la strategia fino a esprimere il suo potenziale.

Sintesi operativa e disciplina nel tempo

Value e momentum sono due strade diverse per catturare anomalie ripetibili, ma la loro efficacia dipende dalla capacità di contenere recency e overconfidence. Una buona pratica è definire a priori obiettivi misurabili, metriche coerenti, pesi target, orizzonti minimi e limiti di deviazione, rendendo automatica la parte più emotiva delle decisioni. La combinazione di dati sintetici, regole semplici e revisione periodica del processo, non dei risultati di breve, offre all’investitore una bussola per attraversare le fasi alterne degli stili senza inseguire ombre né abbandonare opportunità.

Autore

Francesca Galli

Francesca Galli, fiorentina con formazione bancaria, prese la decisione di cambiare carriera dopo un convegno a Palazzo Vecchio: oggi cura analisi di mercati e colonne su risparmio e investimenti. In redazione propone linee editoriali attente alla trasparenza e conserva l'agenda del primo impiego in banca.