Nel panorama economico francese i primi otto mesi del 2026 mostrano un andamento contrastante: da un lato le creazioni di imprese hanno toccato il +12% su base annua, dall’altro i fallimenti sono cresciuti del 5,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I dati provengono da fonti ufficiali come la Banque de France e il monitoraggio di Altares, che osservano da vicino le dinamiche di credito e di liquidità.
Crescita delle nuove imprese nel primo otto mesi del 2026
Il +12% di incremento nella creazione di imprese supera nettamente il +5,3% registrato nel 2025, indicando una forte ripresa dell’attività imprenditoriale. Il settore trainante è quello delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) che ha alimentato la nascita di start-up e società di servizi digitali. Questo slancio si è tradotto anche in una leggera ripresa del commercio al dettaglio, dove le nuove attività sono aumentate del 13% dall’inizio del 2026.
Il ruolo della tecnologia dell’informazione e della comunicazione
Le imprese ICT beneficiano di un contesto favorevole, grazie a investimenti pubblici e privati in infrastrutture digitali. La rapida adozione di soluzioni cloud, intelligenza artificiale e e-commerce ha stimolato la domanda di nuove realtà, favorendo la costituzione di società con focus su servizi online, cybersecurity e sviluppo software. Questi settori mostrano tassi di crescita più alti rispetto alla media nazionale, contribuendo in maniera significativa al risultato complessivo.
Aumento dei fallimenti e variazioni dei pagamenti
Parallelamente, i fallimenti hanno registrato un +5,3% su base annua tra gennaio e luglio, rispetto al +3,6% dell’intero 2025. Il picco più marcato è avvenuto nel primo trimestre, con un +8% rispetto all’anno precedente, per poi moderarsi nei mesi successivi. Un elemento chiave di questa deflazione è la riduzione dei ritardi nei pagamenti: in Q2 2026 i ritardi sono scesi a una media di 12,3 giorni, contro i 14,1 del 2025 e gli 13,1 giorni della media europea.
Andamento per settore: servizi, vendita al dettaglio, edilizia e manifattura
Il settore dei servizi è quello più colpito dagli aumenti di fallimento, pur registrando una crescita moderata nelle nuove imprese. Nel commercio al dettaglio, le nuove attività sono cresciute del 13% mentre i fallimenti sono aumentati del solo 3%, mostrando una certa resilienza. Al contrario, nei settori edilizia e manifatturiero i fallimenti hanno iniziato a diminuire a partire dal secondo trimestre del 2026, segnalando una stabilizzazione della domanda e una migliore gestione del ciclo di credito.
Indicatore dei crediti deteriorati
Il rapporto dei prestiti non performanti è rimasto stabile al 4,0% del totale dei crediti concessi in Q2 2026, un livello considerevolmente alto ma senza aumenti recenti. Nella costruzione, la quota di crediti deteriorati ha toccato il 9,5%, il livello più alto dal 2019, riflettendo la ciclicità intrinseca di quel mercato. Parallelamente, la quota di crediti in “Stage 2” secondo la classificazione IFRS 9 è rimasta al 15,4% su base trimestrale, leggermente sotto il picco storico del 16,1%, suggerendo una moderata pressione sul sistema creditizio.
Nonostante la crescita dei fallimenti sia stata significativa dal 2021, il loro peso economico medio rimane inferiore al picco registrato nel primo trimestre del 2025 (0,53 contro 0,61). Tuttavia, la quota di piccole imprese fallite ha raggiunto un livello storico, pari a 2,11, evidenziando una vulnerabilità maggiore tra le realtà più piccole.



