I cavi sottomarini stanno vivendo un periodo di espansione senza precedenti. Con oltre un milione di nuovi chilometri di cavi previsti e investimenti medi di 5 miliardi di dollari l’anno tra il 2026 e il 2035, questa infrastruttura è diventata il backbone delle comunicazioni globali. Ma dietro questa crescita si nascondono sfide geopolitiche complesse che potrebbero mettere a rischio la sicurezza delle nostre connessioni digitali.
Secondo le previsioni di TeleGeography, il mercato dei cavi sottomarini potrebbe mobilitare circa 50 miliardi di dollari, con più di 450mila chilometri di sistemi esistenti che potrebbero essere ritirati dal servizio. Questi cavi sono fondamentali per sostenere il cloud l’intelligenza artificiale le piattaforme digitali e le comunicazioni internazionali.
Le tensioni geopolitiche e i rischi per i cavi sottomarini
Le tensioni geopolitiche stanno rendendo sempre più complessa la gestione dei cavi sottomarini. Emmanuel Becker, CEO di Mediterra, spiega che le crisi attuali stanno influenzando la pianificazione delle rotte e la sicurezza delle infrastrutture. “Le tensioni geopolitiche fanno sì che si parli sempre più spesso di diversificazione delle rotte”, afferma Becker. “Ma per le infrastrutture dei dati non è semplice bypassare i choke point.”
Dagli stretti di Hormuz e Bab-el-Mandeb fino al Mar Nero, al Baltico e al Mediterraneo, le acque sono diventate un campo di battaglia per il controllo delle comunicazioni digitali. Negli ultimi tre anni, sono stati registrati almeno undici “incidenti” nel Mar Baltico, dove cavi e gasdotti sono stati danneggiati, causando blackout di internet e interruzioni dei flussi energetici. Le agenzie di intelligence baltiche e scandinave accusano esplicitamente la Russia di sabotaggi deliberati.
La sfida delle acque territoriali
Un cavo sottomarino è un’infrastruttura civile, ma riveste un’importanza strategica fondamentale per qualsiasi Paese. Prenderlo di mira significa provocare danni enormi. Becker sottolinea che la problematica diventa ancora più complessa quando si tratta di acque territoriali. “Se sono vicino alle acque territoriali o dentro le acque territoriali di un certo Paese, allora sono anche dipendente dalla sua volontà politica. Magari può imporre un pedaggio.”
Le grandi aziende capaci di operazioni di riparo dei cavi sottomarini sono solo cinque al mondo. Le “Big Five” sono nordamericane, europee o cinesi, e negli scenari di tensioni che stiamo vivendo è facile che chi controlla le acque territoriali imponga un’azienda più vicina alle sue idee politiche. “Si sta riproducendo una logica da blocchi simile alla Guerra fredda anche su questo”, afferma Becker.
La formazione dei professionisti dei cavi sottomarini
Per rispondere alla crescente domanda di competenze specialistiche in questo ambito, Sparkle, l’Università di Genova e la SubOptic Foundation hanno avviato la prima edizione del Master universitario di II livello in Digital Subsea Infrastructure (DSI). Le iscrizioni resteranno aperte fino al 30 settembre.
Il master nasce con l’obiettivo di preparare figure altamente qualificate capaci di operare lungo l’intero ciclo di vita delle infrastrutture digitali subacquee, dalle autorizzazioni alla progettazione, fino alla realizzazione, manutenzione e monitoraggio delle reti. Si tratta di un settore destinato ad assumere un ruolo sempre più centrale, sia per la resilienza delle telecomunicazioni sia per gli equilibri geopolitici legati alla connettività internazionale.
Il corso, della durata di un anno, si svolgerà da novembre 2026 a ottobre 2027 e sarà coordinato dal Dipartimento di Ingegneria navale, elettrica, elettronica e delle telecomunicazioni (DITEN) dell’Università di Genova. Il programma avrà un’impostazione fortemente interdisciplinare, integrando competenze ingegneristiche, ambientali, economiche, giuridiche e geopolitiche.
Secondo Federico Delfino, Rettore dell’Università di Genova, “Con questo master l’Università di Genova amplia la propria offerta formativa in un settore destinato ad assumere un ruolo sempre più strategico per le telecomunicazioni globali e per l’economia del mare. La collaborazione con Sparkle e SubOptic Foundation rappresenta un esempio concreto di come università, ricerca e imprese possano lavorare insieme per sviluppare competenze altamente specialistiche e rispondere alle sfide dell’innovazione.”
L’iniziativa si inserisce nel percorso che ha portato Genova a rafforzare la propria posizione come hub del traffico dati nel Mediterraneo. Un ruolo che Sparkle lega agli investimenti realizzati negli ultimi anni, tra cui il sistema BlueMed e la Genova Landing Platform.
“Con il cavo BlueMed e la Genova Landing Platform abbiamo contribuito a fare di Genova uno dei principali hub digitali del Mediterraneo e un punto di snodo per le nuove rotte globali delle comunicazioni”, spiega Enrico Bagnasco, amministratore delegato di Sparkle. “Oggi, accanto allo sviluppo delle infrastrutture, siamo onorati di collaborare con UniGe e lieti di contribuire alla formazione di una nuova generazione di professionisti, indispensabile per sostenere la crescita di un settore sempre più strategico per l’economia digitale e la competitività del Paese.”



