La ricchezza delle famiglie italiane si conferma solida e relativamente ben distribuita, ma presenta una caratteristica peculiare: tre quarti del patrimonio è immobilizzato in beni non liquidi. Questo scenario emerge dal Global Wealth Report 2026 che colloca l’Italia all’11° posto mondiale per ricchezza mediana, con una distribuzione tra le meno diseguali del campione.
Nonostante la crescita globale della ricchezza personale del 10,8% nel 2025, la ricchezza mediana in molti mercati è diminuita, segnalando una crescente concentrazione del patrimonio. L’Italia, invece, si distingue per una distribuzione più equa, con un coefficiente di Gini di 0,54, inferiore a quello di Stati Uniti, Svezia e Svizzera.
La ricchezza italiana: solidità e immobilizzazione
Il patrimonio delle famiglie italiane è composto per il 24% da asset liquidi, come liquidità, depositi, fondi comuni e titoli. Questo significa che il restante 76% è immobilizzato in immobili, partecipazioni societarie, polizze e previdenza obbligatoria. Una situazione che contrasta con quella di altri Paesi, dove la quota liquida è significativamente più alta: il 47% negli Stati Uniti, il 45% in Australia e il 40% in Svizzera.
La ricchezza immobilizzata non è di qualità inferiore, ma presenta caratteristiche diverse. Gli immobili e le aziende spesso rappresentano la base della solidità patrimoniale delle famiglie italiane, ma non possono essere frazionati o mobilitati rapidamente senza costi o compensazioni. Inoltre, molte famiglie entrano nella fascia dei milionari grazie al valore delle loro proprietà immobiliari, senza che il loro reddito disponibile cambi.
La crescita della liquidità e il divario culturale
Negli ultimi 10-15 anni, la quota di patrimonio liquido è cresciuta costantemente in tutti i mercati monitorati, anche in Italia, dove è passata dal 23% del 2011 al 24% attuale. Tuttavia, il divario con i sistemi anglosassoni rimane strutturale, radicato nella cultura dell’investimento più che nella ricchezza disponibile. La diffusione di azioni e fondi presso le famiglie è un fattore chiave che differenzia l’Italia dai Paesi con una maggiore propensione alla liquidità.
Un altro elemento critico è la stagnazione della ricchezza italiana dal 2020. Misurata in valuta locale e al netto dell’inflazione, la ricchezza media per adulto è rimasta sostanzialmente invariata. Questo contrasta con la crescita registrata in altri Paesi, come la Corea del Sud (+55%), la Russia (+37%) e la Croazia (+29%). La crescita italiana del 2025, espressa in dollari, è in larga parte un effetto del cambio, con l’euro che si è apprezzato di circa il 9% sul dollaro.
Il Great Wealth Transfer e le sfide future
Il Great Wealth Transfer il grande trasferimento di ricchezza tra generazioni in corso, sta attirando l’attenzione politica. I governi, con rapporti debito-Pil più alti del recente passato, potrebbero cercare di mobilitare la ricchezza privata per abbassare il costo del proprio debito. Inoltre, la percezione dell’iniquità è aumentata grazie ai social media, rendendo la ricchezza un tema politico prima che economico.
Per l’Italia, questa combinazione di fattori merita una riflessione approfondita. Nei prossimi 15 anni, una parte rilevante del patrimonio familiare cambierà di mano per ragioni anagrafiche. La domanda cruciale è: con che cosa si muoverà questa ricchezza? Il dato del 24% di asset liquidi suggerisce che la risposta non è già scritta nel patrimonio. Va preparata.



