Il panorama degli investimenti istituzionali sta subendo una trasformazione significativa con l’ascesa degli ETF attivi. Secondo un’indagine condotta da MSCI il 71% dei consulenti prevede di aumentare l’utilizzo di questi strumenti finanziari nei prossimi due anni. Questo cambiamento rappresenta una svolta importante nel modo in cui i professionisti gestiscono i portafogli dei loro clienti.
L’indagine ETF Intelligence Survey 2026 ha coinvolto 450 consulenti negli Stati Uniti e in Europa, rivelando che l’87% di loro investe già in ETF attivi, mentre il 62% ha in programma di incrementare l’allocazione passiva. Questo spostamento non riguarda solo nuovi investimenti, ma anche la sostituzione di fondi comuni e quote UCITS già presenti nei portafogli.
La sostituzione dei fondi comuni con gli ETF attivi
Il 58% degli intervistati ha dichiarato che un nuovo ETF attivo di un gestore già utilizzato andrebbe molto probabilmente a sostituire un fondo comune o una quota UCITS già in portafoglio. Questo indica una preferenza per la gestione attiva all’interno di una struttura ETF. Inoltre, la metà degli intervistati sarebbe disposta a passare a una versione ETF attiva di una strategia già utilizzata, con l’85% dei selezionatori di fondi favorevole a una classe di quota ETF per la stessa strategia.
Le autorità di regolamentazione hanno facilitato questo cambiamento. A marzo di quest’anno, la SEC ha concesso l’ultimo tassello di via libera, consentendo ai broker-dealer di scambiare quote ETF di fondi multiclasse. Ora, i gestori patrimoniali possono gestire sia classi di quota di fondi comuni sia classi ETF all’interno di un unico portafoglio.
Le preoccupazioni riguardo ai mercati privati
Nonostante l’entusiasmo per gli ETF attivi, i consulenti hanno espresso preoccupazioni riguardo ai mercati privati. Quasi la metà (49%) accederebbe ad asset privati o meno liquidi tramite un ETF, ma solo il 16% ritiene che i mercati privati siano adatti a questa struttura. Le principali preoccupazioni riguardano la liquidità con il 62% degli intervistati che teme il mancato allineamento tra gli ETF e gli asset sottostanti.
Altre preoccupazioni includono la trasparenza nella valutazione (50%) e la mancanza di uno storico di performance (44%). Tuttavia, il 58% degli intervistati è disposto a pagare commissioni più elevate per strategie difficilmente accessibili, mentre il 68% considera liquidità ed efficienza di negoziazione tra le principali priorità.
Il futuro degli ETF attivi
Jana Haines, global head of index presso MSCI, ha spiegato che gli ETF passivi restano la base della maggior parte dei portafogli dei consulenti, ma gli ETF attivi stanno diventando sempre più mainstream. “Quello che stiamo vedendo è uno spostamento da se i consulenti utilizzeranno gli ETF attivi a dove la struttura offre il massimo valore,” ha spiegato Haines.
Questo cambiamento rappresenta una nuova era negli investimenti istituzionali, con implicazioni significative per il futuro del settore.



