Gli ultimi sviluppi nel conflitto in Yemen stanno avendo ripercussioni significative sul mercato energetico globale. Gli Houthi, gruppo ribelle sostenuto dall’Iran, hanno intensificato le loro operazioni, mettendo a rischio le rotte marittime cruciali e le infrastrutture energetiche in Arabia Saudita. Questo scenario sta creando un’ondata di incertezza che si riflette sui prezzi del petrolio e sulle dinamiche di approvvigionamento energetico.
La situazione è ulteriormente complicata dalle previsioni dell’International Energy Agency (IEA), che segnala una riduzione della domanda di petrolio per il 2026, paragonabile alle maggiori crisi degli ultimi 60 anni. In particolare, i middle distillates come il diesel, e le materie prime per le piante petrochimiche in Asia sono tra i più colpiti.
Gli attacchi degli Houthi e le ripercussioni immediate
Gli Houthi hanno recentemente lanciato attacchi missilistici e con droni contro quattro città nel sud dell’Arabia Saudita, tra cui Khamis MushaitAbhaNajran e Jazan. Questi attacchi hanno causato 73 feriti e incendiato impianti energetici, segnando una significativa escalation del conflitto regionale. Le città colpite sono di particolare importanza strategica, soprattutto Jazan che ospita un grande porto sul Mar Rosso, un impianto di raffinazione e una centrale elettrica.
Le immagini satellitari di NASA hanno mostrato colonne di fumo nero sopra la raffineria di Jazan e fumo bianco da un centro di distribuzione del petrolio ad Abha. Questi attacchi rappresentano una delle operazioni più serie contro l’Arabia Saudita dall’inizio della guerra regionale all’inizio di quest’anno.
La risposta dell’Arabia Saudita e l’escalation del conflitto
L’Arabia Saudita ha promesso una risposta militare agli attacchi degli Houthi. Turki al-Malki, portavoce della coalizione guidata dai sauditi, ha dichiarato che verranno prese tutte le misure operative necessarie per contrastare la campagna ostile degli Houthi. Nel frattempo, i media controllati dagli Houthi hanno riportato che aerei sauditi hanno effettuato raid in Yemen, in particolare nei distretti di Jubah e Taiz.
Il conflitto in Yemen si è intensificato ulteriormente con l’offensiva delle forze saudite e dei loro alleati contro i territori controllati dagli Houthi. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ha segnalato che oltre 18.500 persone sono fuggite dalle loro case negli ultimi tre giorni a causa dei combattimenti lungo la costa occidentale dello Yemen.
Impatti sul mercato energetico globale
Gli attacchi agli impianti energetici sauditi hanno immediatamente influenzato i mercati energetici globali. Il prezzo del Brent crude è salito a $99,46 al barile, il livello più alto dal 24 luglio. Anche il West Texas Intermediate ha raggiunto il suo livello più alto in mesi. Questi attacchi aggiungono un ulteriore strato di rischio a un mercato già preoccupato per la situazione nello Stretto di Hormuz.
L’Arabia Saudita rimane uno dei maggiori produttori e esportatori di petrolio al mondo. Qualsiasi interruzione significativa delle sue infrastrutture potrebbe avere conseguenze immediate sull’offerta globale e sui prezzi. La guerra ha già contribuito a carenze di greggio e carburanti raffinati, con i prezzi del diesel negli Stati Uniti che hanno raggiunto livelli record.
Per le economie fortemente dipendenti dal trasporto e dal carburante importato, come l’Australia, un movimento sostenuto sopra i $100 al barile potrebbe tradursi in prezzi più elevati per la benzina, il diesel, il trasporto merci e i beni di consumo.
Lo Stretto di Hormuz: un altro punto critico
Mentre la situazione nello Stretto di Hormuz rimane tesa, con gli Stati Uniti e l’Iran in conflitto per il controllo del traffico marittimo, gli attacchi agli impianti energetici sauditi aumentano il rischio di disagi che si estendono dalle rotte di navigazione alle infrastrutture di produzione, raffinazione e distribuzione.
L’Iran ha annunciato piani per una nuova ‘zona di esclusione marittima’, mentre gli Stati Uniti cercano di mantenere il flusso di navigazione attraverso lo stretto e di preservare il blocco delle esportazioni di petrolio iraniano. Tehran ha anche affermato che le Guardie Rivoluzionarie hanno catturato un sommergibile senza equipaggio degli Stati Uniti all’imboccatura dello stretto, una dichiarazione che non è stata immediatamente confermata da Washington.
La minaccia per il Bab el-Mandeb e le implicazioni globali
Gli Houthi hanno recentemente avanzato verso l’isola di Perim, all’imboccatura dello Stretto di Bab el-Mandeb un’altra arteria commerciale cruciale per il trasporto di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL). Le forze governative, sostenute dall’Arabia Saudita, si sono ritirate dall’isola, permettendo agli Houthi di raggiungere anche Dhubab, sulla costa di fronte all’isola.
Questa avanzata fa parte di un’offensiva lampo che ha portato alla cattura della città portuale di Mocha e delle isole Hanish nel Mar Rosso. Gli Houthi, noti anche come Ansar Allah, sono un movimento religioso sciita che ha guadagnato influenza negli ultimi decenni, trasformandosi in uno degli strumenti principali di influenza dell’Iran nella regione.
Lo Stretto di Bab el-Mandeb, largo solo 20 miglia nel suo punto più stretto, collega il Mar Rosso al Golfo di Aden. Attraverso di esso passano milioni di barili di petrolio e GNL diretti principalmente verso l’Europa e il Mediterraneo attraverso il Canale di Suez. Gli Houthi potrebbero non mirare a controllare direttamente lo stretto, ma rendere insicura la navigazione potrebbe avere effetti simili a quelli dello Stretto di Hormuz.
Con lo Stretto di Hormuz già bloccato dal conflitto con l’Iran, l’Arabia Saudita aveva trasformato il Mar Rosso nella sua valvola di sfogo, reindirizzando le esportazioni verso ovest attraverso l’oleodotto Est-Ovest. L’IEA ha confermato che l’offerta di greggio saudita è già diminuita di 2,3 milioni di barili al giorno ad agosto, scendendo a 6 milioni, il livello più basso in oltre tre decenni.
La situazione attuale sottolinea la complessità e l’interconnessione dei conflitti regionali e delle loro implicazioni globali. Con il prezzo del Brent crude che potrebbe superare i $100 al barile e la situazione in Yemen che si intensifica, il rischio è che la guerra entri in una fase più ampia, con conseguenze che si estendono ben oltre il campo di battaglia e si riflettono sui mercati energetici globali.



