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2 Ottobre 2026

Come il Golden Power regola investimenti in data center e cripto

Il mining di criptovalute è passato da curiosità privata a risorsa strategica sotto stretto controllo europeo.

Come il Golden Power regola investimenti in data center e cripto

Negli ultimi anni il mining di criptovalute e i High-Performance Computing (HPC) hanno evoluto il loro ruolo da semplici attività commerciali a elementi fondamentali per la sovranità digitale dell’Unione Europea. Questi impianti richiedono enormi quantità di energia elettrica e gestiscono volumi di dati altissimi, rendendoli vulnerabili a minacce sia fisiche sia cibernetiche. Per questa ragione gli Stati membri hanno iniziato a considerarli infrastrutture critiche analogamente a settori tradizionalmente protetti come difesa, energia e telecomunicazioni.

Il processo di rivalutazione è stato guidato da due fattori chiave: l’impatto energetico, che può influire sulla stabilità delle reti nazionali, e la centralità dei dati, la cui compromissione potrebbe danneggiare l’intero sistema economico. Quando un data center di mining subisce un’interruzione, le conseguenze non si limitano al singolo operatore, ma si propaghino a fornitori di energia, fornitori di servizi cloud e persino a sistemi di intelligenza artificiale che dipendono da quelle risorse computazionali.

Il mining e l’HPC ora definiti “infrastrutture critiche” in UE

Il Golden Power introdotto in Italia con il D.L. 15 marzo 2012, n. 21, è stato progressivamente ampliato fino al Regolamento UE 2026/1386, includendo esplicitamente i settori emergenti come il mining e l’HPC. Questa evoluzione normativa consente alle autorità di intervenire in caso di operazioni che potrebbero compromettere la sicurezza nazionale o l’autosufficienza energetica. In pratica, qualsiasi proposta di investimento estero che coinvolga strutture di calcolo ad alta intensità è soggetta a una verifica preventiva per valutare il rischio di ingerenza straniera e di spionaggio industriale.

Il ruolo evoluto del Golden Power sulla tecnologia emergente

Le recenti modifiche hanno introdotto nuovi criteri di valutazione per le operazioni societarie, concentrandosi su tre ambiti principali: fusioni e acquisizioni, trasferimento di tecnologie e approvvigionamento energetico. Ogni modifica di controllo o ingresso di capitali, soprattutto se proveniente da paesi extra-UE, viene esaminata per verificare la solidità dell’investitore e la possibilità di creare dipendenze strategiche per l’energia o per le piattaforme di calcolo.

Controlli su fusioni e acquisizioni

Le autorità possono bloccare o imporre condizioni restrittive a operazioni di M&A che riguardano società proprietarie di data center o di brevetti relativi all’HPC. L’obiettivo è impedire che attori non europei acquisiscano tecnologie chiave o accedano a reti di energia critiche, proteggendo così la capacità dell’UE di mantenere un ecosistema digitale indipendente. In diversi casi recenti, le decisioni hanno richiesto la cessione di quote azionarie a partner locali o l’obbligo di mantenere parte della proprietà entro confini nazionali.

Vincoli su trasferimento di tecnologie e energia

Il trasferimento di know-how legato a HPC o la concessione di licenze per software di mining devono ora superare una più rigorosa valutazione di sicurezza. Allo stesso tempo, i contratti per l’approvvigionamento di energia, spesso di capacità superiore a 10 MW, sono soggetti a revisione da parte delle autorità energetiche, per garantire che non creino colli di bottiglia o dipendenze da fonti esterne. Questa doppia lente di controllo rende indispensabile una pianificazione preventiva da parte degli operatori.

Impatto per le imprese e le nuove pratiche di compliance

Le società operanti nel settore del mining e dell’HPC devono ora integrare una due diligence regolatoria più approfondita rispetto al passato. Gli studi legali specializzati, come quello di Meliadò, raccomandano di includere la valutazione del Golden Power fin dalle prime fasi di progettazione di nuovi data center, così da evitare blocchi successivi. La compliance preventiva non è più un semplice requisito burocratico, ma un elemento strategico capace di salvaguardare investimenti multimilionari e di assicurare la continuità operativa in un panorama geopolitico sempre più complesso.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.