Il settembre 2026 ha rappresentato un punto di svolta per l’ecosistema delle startup italiane: sono stati destinati 388,55 milioni di euro in 24 operazioni di aumento di capitale, un valore più che quattro volte superiore a quello registrato nello stesso mese dell’anno precedente. L’iniezione finanziaria ha spinto il totale accumulato nei primi nove mesi dell’anno oltre il miliardo di euro, raggiungendo 1,11 miliardi. A confronto, nel 2025 le prime nove mensilità hanno totalizzato 682,25 milioni, mentre nel 2024 il valore era di 957,75 milioni.
Le operazioni più rilevanti del mese
Tra le operazioni di punta, spicca il round di 270 milioni di dollari chiuso da Exein start-up romana specializzata in cybersecurity deep tech. Il finanziamento è stato guidato dal fondo americano Headline e ha coinvolto investitori di rilievo quali Sofina, Goldman Sachs e KfW Capital. Parallelamente, il biotech Aptadir Therapeutics ha raccolto 40 milioni di euro in un round seed guidato da 4bio Capital, con la partecipazione di Extend, CDP Venture e Angelini Ventures.
Altri mesi di crescita: biotech, mobilità e robotica
Il settore biotech ha visto ulteriori capitali: Hlpy ha ottenuto 20 milioni di euro per la mobilità sostenibile, includendo l’acquisizione di Carvoilà, mentre Medical Microinstruments ha ricevuto 17 milioni da Angelini Ventures e Banca Europea per le sue soluzioni robotiche per la microchirurgia. Anche le realtà fintech e foodtech hanno partecipato al boom: Tundr ha chiuso un round Serie A da 11,6 milioni mentre Foorban ha raccolto 7,2 milioni da Impact Partners.
Il quadro più ampio: il report Signal sull’ecosistema italiano
Parallelamente alle cifre di settembre, il primo report Signal – La fabbrica del venture italiano di Djungle Bridge ha mappato 15.012 imprese innovative al 26 luglio 2026, suddivise in 11.806 startup e 3.206 PMI. Il dato più sorprendente riguarda le startup con almeno quattro anni di vita: su 4.100 realtà, 85,5% non supera un fatturato di 500.000 euro e il 53% rimane sotto i 100.000 euro. Solo il 6,4% supera la soglia del milione di euro.
Digital non è sinonimo di scalabilità
Contrariamente a quanto ipotizzato nel mondo venture, le imprese con modello digitale non mostrano una maggiore capacità di crescita. Infatti, tra le startup mature, il 5,7% di quelle focalizzate su software supera il milione di euro, rispetto al 7,7% delle imprese a modello lineare. Il report evidenzia che il passaggio da prodotto a impresa richiede più di una semplice tecnologia replicabile: è indispensabile trovare mercato, strutturare una governance efficace e tradurre l’innovazione in ricavi sostenibili.
Verso una nuova frontiera di crescita
Il risultato più significativo del report è che, tra le aziende con fatturato oltre il milione di euro, solo 262 sono ancora classificate come startup; le restanti 1.487 appartengono a PMI innovative. Ciò indica che la vera sfida per l’Italia non è la creazione di nuove realtà, ma la capacità di farle evolvere in imprese strutturate. Djungle Bridge sta rispondendo a questo bisogno con il progetto Bridge I un fondo da 50 milioni di euro che punta a 12 operazioni nei prossimi cinque anni, focalizzandosi su aziende già validate ma bloccate da governance o competenze manageriali.



