La decisione di avere un figlio è influenzata non solo da fattori economici, ma anche dalla fiducia nel futuro del proprio paese. Questo è il risultato di uno studio condotto su oltre 8.300 persone in Italia, Germania, Stati Uniti e Argentina, pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).
Il team di ricercatori dell’Università Bocconi e dell’Università di Padova ha scoperto che la percezione di stabilità economica, climatica, democratica e geopolitica pesa quanto un asilo nido pubblico e, in alcuni contesti, quasi quanto un aumento di stipendio.
Metodologia innovativa per misurare l’impatto delle variabili
Lo studio si distingue per il metodo utilizzato. Ai partecipanti sono state presentate cinque coppie di scenari familiari ipotetici, costruiti combinando otto variabili: età della partner, numero di figli già avuti, reddito familiare, proprietà della casa, divisione dei compiti, disponibilità di asili nido e quattro condizioni di contesto (clima, economia, democrazia, conflitti internazionali).
Ogni attributo è stato assegnato casualmente e indipendentemente dagli altri, permettendo di isolare l’effetto specifico di ciascun fattore. Ai rispondenti è stato chiesto di valutare la loro propensione ad avere un figlio entro tre anni in quelle condizioni, su una scala da 1 a 10.
Traduzione in termini monetari degli effetti
I ricercatori hanno convertito gli effetti di ciascun fattore in un equivalente monetario, calcolando quanto reddito aggiuntivo servirebbe per ottenere lo stesso incremento nell’intenzione di fecondità generato da un contesto macro più stabile.
Differenze significative tra i paesi
In Italia, il fattore che pesa di più nella scelta di avere un figlio è il reddito familiare, seguito dalla proprietà della casa e dalla disponibilità di asili nido. Tuttavia, i fattori macro hanno un peso paragonabile: la percezione di stabilità geopolitica equivale a circa 856 dollari di reddito mensile aggiuntivo, l’ottimismo sul clima a circa 811 dollari, la fiducia nella tenuta democratica a circa 765 dollari e le prospettive economiche positive a circa 594 dollari.
A differenza di Argentina, Germania e Stati Uniti, in Italia gli effetti sono distribuiti in modo più uniforme, con una sensibilità leggermente più marcata verso il rischio climatico e il rischio di conflitto internazionale.
Il caso degli Stati Uniti
Il dato più sorprendente riguarda gli Stati Uniti, dove la reattività ai fattori macro è significativamente inferiore rispetto agli altri paesi. Gli autori propongono due spiegazioni: una forma di assuefazione al prolungato coinvolgimento militare in teatri di guerra e la distanza fisica dai principali fronti di crisi contemporanei.
Implicazioni per le politiche familiari
Gli autori sostengono che concentrarsi solo su trasferimenti economici, congedi parentali o servizi per l’infanzia rischia di essere insufficiente se non si affronta anche la percezione diffusa di instabilità del contesto in cui le famiglie si trovano a decidere.
In altre parole, si può avere un buon sistema di asili nido, ma se i giovani non si fidano del futuro economico, climatico o geopolitico del proprio paese, la propensione ad avere figli resta compressa. Questo sposta parte della responsabilità delle politiche natalità dal ministero della Famiglia a un piano più ampio di stabilità istituzionale e percepita del paese.



