L’intelligenza artificiale (IA) ha lasciato il ruolo di tecnologia di nicchia per diventare un motore fondamentale di un ampio ciclo macroeconomico di investimenti in conto capitale. Questo fenomeno sta trasformando settori chiave come energia, utility, industria, data center, infrastrutture di rete, semiconduttori e altri beni reali.
La domanda di capitale è intensa e interagisce direttamente con i tassi reali, l’erogazione di credito, gli effetti sulla ricchezza dei consumatori e la produzione manifatturiera globale. Il dibattito non è più se l’IA sia rilevante, ma se il ciclo d’investimento possa espandersi rapidamente, giustificando il capitale impiegato.
L’espansione del ciclo di investimenti in conto capitale
Il ciclo di spesa in conto capitale dell’IA è nelle sue fasi iniziali, ma sta già influenzando gli investimenti aziendali, la ricchezza dei consumatori e la domanda di capitale. Identifichiamo criticità interne significative: l’IA supporta gli investimenti in capex gli effetti della ricchezza sui mercati azionari e parte della spesa dei consumatori, creando un circolo virtuoso da monitorare.
I tassi reali stanno aumentando con l’accelerazione della domanda di capitale. La dinamica delle azioni legate all’IA è in espansione, mentre le mega-cap in procinto di quotarsi potrebbero generare pressione dal lato dell’offerta. Le tradizionali coperture di portafoglio potrebbero perdere efficacia se obbligazionario e azionario dovessero diventare più correlati.
Strategie di investimento e posizionamento
Il posizionamento risultante prevede una crescente selettività, piuttosto che una pura esposizione al beta di mercato. Manteniamo un sovrappeso sull’azionario, privilegiamo il carry nell’obbligazionario, rafforziamo le strategie hedged, manteniamo l’esposizione alle materie prime e sfruttiamo la volatilità in maniera opportunistica per ribilanciare il portafoglio.
Nei mercati privati, le operazioni di secondario, le soluzioni di capitale e i co-investimenti di tipo mid-life risultano le classi di asset più interessanti. Il private credit offre condizioni favorevoli, ma il posizionamento resta neutrale.
La stabilità economica e le politiche fiscali
La stabilità politica e la gestione prudente dei conti pubblici hanno contribuito a cambiare la percezione dell’Italia presso gli investitori. Il rapporto deficit-Pil è passato dall’8,1% al 3,1%, e l’obiettivo è uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo.
La correzione dei conti non è avvenuta attraverso una stagione di austerità. La premier rivendica l’aumento delle risorse destinate alla sanità, al welfare e ai rinnovi dei contratti pubblici, e il ritorno dell’Italia all’avanzo primario già nel 2026.
Sul fronte fiscale, il governo rivendica il taglio del cuneo contributivo, diventato strutturale e ampliato ai redditi fino a 40 mila euro, insieme agli interventi sull’Irpef. Il prossimo obiettivo dichiarato rimane il ceto medio, sul quale il governo intende concentrare una nuova riduzione della pressione fiscale.
Investimenti in settori chiave
Gli investitori nel 2026 hanno dimostrato ancora interesse per il rischio, nonostante le turbolenze macroeconomiche. Gli Etf quotati negli Stati Uniti hanno raccolto 189 miliardi di dollari a luglio, portando il totale da inizio anno a 1.200 miliardi di dollari e i flussi in entrata degli ultimi 12 mesi a 2.000 miliardi di dollari.
Il settore tecnologico ha raccolto 19 miliardi di dollari di flussi in entrata, nonostante una perdita media del 10% a luglio. Il settore finanziario ha raccolto 3 miliardi di dollari di flussi in entrata dopo una solida stagione degli utili, durante la quale il 90% delle società ha superato le attese.
Gli Etf obbligazionari indicizzati all’inflazione hanno raccolto 1,4 miliardi di dollari a luglio, portando i flussi da inizio anno a 10 miliardi di dollari. Le tendenze strutturali degli investimenti potrebbero sostenere l’inflazione, con l’espansione degli investimenti in conto capitale legati all’IA che aumenta la domanda di infrastrutture, energia e risorse.



