Il Giappone ha registrato una crescita del Pil dello 0,3% nel periodo aprile-giugno 2026, con un tasso annualizzato dell’1,1%. Questo risultato è stato sostenuto principalmente dall’export che ha contribuito per 0,5 punti percentuali grazie alla domanda statunitense di auto ibride e agli investimenti globali nell’intelligenza artificiale che hanno spinto le vendite di apparecchiature per semiconduttori.
A giugno, le esportazioni sono aumentate del 19,3% su base annua, il ritmo più sostenuto da novembre 2026, favorito anche da uno yen ai minimi da 40 anni sul dollaro. Tuttavia, i consumi privati, che rappresentano oltre la metà del Pil, sono rimasti invariati, contro le attese di un aumento dello 0,5% mentre gli investimenti delle imprese sono calati dell’1,2% rispetto alle previsioni.
Le tensioni internazionali e il rallentamento previsto
Il contesto in cui si inserisce questo dato è segnato dalle tensioni internazionali, che hanno influenzato i prezzi energetici sui mercati internazionali. Il Giappone, fortemente dipendente dalle importazioni di idrocarburi, ha visto il governo di Tokyo rivedere al ribasso le proiezioni di crescita reale per l’anno fiscale 2026, portandola allo 0,9% dal precedente 1,3% indicato a gennaio. Questo aggiustamento è dovuto all’impatto dei prezzi del greggio più elevati, solo in parte compensato dalla crescita salariale e dal sostegno delle politiche pubbliche.
Gli analisti prevedono un ulteriore rallentamento nella parte centrale dell’anno, con una crescita del Pil giapponese che dovrebbe mantenersi sotto l’1% fino alla fine del 2026. Questo scenario è influenzato dagli effetti del conflitto Usa-Iran sui costi energetici, che pesano sulle spese delle famiglie e sulla produzione industriale.
Le politiche del governo e le sfide future
Il governo della premier Sanae Takaichi ha già varato nuovi sussidi in primavera per sostenere i consumi e ha annunciato per aprile 2027 il taglio della tassa sui consumi alimentari dall’8% all’1%. Tuttavia, resta il nodo dell’inflazione salita a giugno all’1,6% annuo, e dei salari nominali, aumentati del 3,4% che secondo la Bank of Japan (Boj) dovrebbero progressivamente alimentare un circolo virtuoso tra redditi e spesa.
Gli analisti si attendono che la Boj, dopo lo status quo di luglio, possa anticipare già da settembre un nuovo rialzo. Preoccupano infine i timori per la politica di bilancio espansiva di Tokyo, con un debito pubblico oltre il doppio del Pil.
Le riforme della governance aziendale
Parallelamente, il Giappone sta affrontando inefficienze strutturali che storicamente hanno limitato i rendimenti e le valutazioni del mercato azionario. Le riforme della governance, avviate durante il governo Abe e successivamente rafforzate dalla Borsa di Tokyo, mirano a migliorare l’efficienza nell’allocazione del capitale e la creazione di valore per gli azionisti.
Le riforme hanno prodotto progressi significativi, con payout ratio in aumento, margini in miglioramento e un shareholder yield che oggi appare comparabile a quello europeo e più interessante di quello statunitense. Tuttavia, resta la necessità di trovare un equilibrio tra la restituzione del capitale agli azionisti e gli investimenti in capex, ricerca e sviluppo e capitale umano, in particolare attraverso la crescita salariale.
Il governo sta inoltre promuovendo investimenti in settori strategici come la sicurezza energetica, l’intelligenza artificiale e i semiconduttori, con l’obiettivo di rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento e ridurre la dipendenza dagli ecosistemi tecnologici incentrati sulla Cina.



