Nel mondo frenetico della tecnologia, due giganti stanno facendo una scommessa audace sul futuro dei data center per l’intelligenza artificiale. OpenAI e SoftBank, attraverso la controllata SB Energy, stanno costruendo un impero basato su promesse di consumo energetico futuro, contratti a lungo termine e investimenti miliardari. Ma questa strategia, seppur audace, nasconde rischi significativi.
SB Energy, la società creata da SoftBank per costruire data center per l’AI, ha recentemente rivelato numeri che potrebbero sembrare paradossali. Nel primo semestre del 2026, la società ha registrato perdite per 3,21 miliardi di dollari su ricavi di appena 138,7 milioni. Nonostante ciò, SB Energy ha un backlog contrattuale di 439 miliardi di dollari e 8,8 gigawatt di capacità già in costruzione. Una situazione che sembra contraddittoria, ma che si spiega con la natura stessa degli investimenti in questione.
Un modello finanziario basato sul futuro
Il modello di business di SB Energy si basa su warrant strumenti finanziari che vengono contabilizzati come passività e che si aggiungono alle perdite effettive. Questi warrant danno a OpenAI il diritto di acquistare azioni di SB Energy a condizioni prefissate, un’opzione sul futuro della controllata SoftBank. Se i data center promessi verranno consegnati e il valore della società salirà, OpenAI incasserà la differenza. Se invece il piano slitterà, il valore dei warrant diminuirà, e il rischio finanziario ricadrà su SB Energy e sui suoi finanziatori.
Un altro attore importante in questa partita è Nvidia, che ha investito 1,5 miliardi di dollari nel collocamento privato che ha preceduto il deposito per l’IPO di SB Energy. NVIDIA, produttore di chip, sta mettendo capitale in un fornitore di energia e spazio per i data center dove poi i suoi chip finiranno installati. Un esempio di come clienti e investitori possano essere parte della stessa filiera.
Il rischio di un castello di carte
Il numero che dovrebbe rassicurare gli investitori è il backlog di 439 miliardi di dollari di contratti già firmati. Tuttavia, al momento del deposito, SB Energy non ha un solo data center operativo. Ogni euro di quel backlog dipende da campus che oggi esistono come cantieri, permessi e contratti di fornitura elettrica. È la stessa architettura finanziaria che regge buona parte della corsa attuale all’infrastruttura AI: promesse di consumo energetico futuro usate come garanzia per raccogliere capitale nel presente.
Questo modello funziona finché la domanda di calcolo continua a crescere al ritmo previsto nei contratti. Se rallenta, o se un cliente concentrato come OpenAI rinegozia i termini, il backlog si rivela per quello che è: una lista di intenzioni. Un punto debole in un castello di carte che potrebbe crollare da un momento all’altro.
Chi si assume il rischio?
Alla fine della catena, il rischio di un impianto che non produce ricade su chi ha pagato per primo: gli investitori dell’IPO, i creditori che finanziano la costruzione, e in parte NVIDIA con i suoi 1,5 miliardi già versati. OpenAI, nel frattempo, ha comprato tempo e opzionalità con un warrant che non le costa capitale immediato, e SoftBank ha spostato altrove l’onere di dimostrare che gli 8,8 gigawatt promessi diventano 8,8 gigawatt costruiti.
A decidere se questa architettura regge sarà il mercato. Nelle prossime settimane, il mercato dovrà mettere un prezzo su una società con 3,2 miliardi di perdita, zero impianti accesi e un cliente da cui dipende “sostanzialmente”. È lo stesso mercato che ha già dovuto misurarsi con quanto vale un’azienda che brucia capitale più veloce di quanto ne incassi. Ma è anche un mercato con un disperato bisogno che le cose funzionino. Per quanto sembrino folli, per quanto appaiano infondate, queste operazioni devono funzionare: c’è troppa gente che rischia di perdere tutto se non funzionano.



