Negli ultimi anni il rapporto degli italiani con le criptovalute è stato al centro di studi e dibattiti pubblici: una recente indagine promossa dall’Organismo Agenti e Mediatori mette però in luce una tendenza preoccupante.
L’analisi, contenuta nel volume intitolato “Criptovalute: domanda, offerta e regolamentazione”, segnala che tra il 2026 e il 2026 non si è verificato un avanzamento della cultura finanziaria, ma piuttosto un arretramento nella capacità degli italiani di comprendere questi strumenti.
Il dato più evidente è la crescita del gruppo delle persone che dichiarano di non avere alcuna conoscenza delle valute virtuali: il cluster definito “nessuna conoscenza” è passato dal 26% al 31%. Al contempo, le categorie di conoscenza “alta”, “media” e “bassa” si sono ridotte sulla base delle risposte raccolte, suggerendo non solo una perdita relativa di competenze ma anche un cambiamento nella distribuzione del sapere finanziario nel paese.
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Risultati principali della survey
La survey dell’Oam, condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana, offre un quadro dettagliato delle percezioni e del livello di informazione sui temi legati alle criptovalute. I risultati non fotografano soltanto lacune di conoscenza: mostrano anche una frammentazione delle competenze che può rendere più difficile l’adozione consapevole di prodotti e servizi legati alla tecnologia blockchain. Questo fenomeno emerge chiaramente quando si confrontano le percentuali di conoscenza tra le diverse fasce demografiche e geografiche, mettendo in evidenza la necessità di interventi mirati per colmare il divario informativo.
Evoluzione della conoscenza e implicazioni
L’incremento del gruppo che dichiara nessuna conoscenza ha implicazioni pratiche: riduce la capacità dei consumatori di riconoscere rischi e opportunità, e influisce sulla qualità delle scelte finanziarie individuali. Inoltre, la contrazione dei livelli di conoscenza “alta” e “media” suggerisce che chi era già informato potrebbe aver perso parte dell’approfondimento precedente o che nuovi ingressi nel settore non sono stati accompagnati da adeguati percorsi formativi. In questo scenario, diventa cruciale promuovere iniziative di educazione finanziaria calibrate su pubblico e strumenti specifici.
Contesto normativo e il ruolo del registro Vasp
Il volume curato dall’ufficio Studi dell’Organismo Agenti e Mediatori è stato pubblicato in concomitanza con un momento di transizione regolamentare: la fine dell’attività di gestione del registro degli operatori in valuta virtuale, conosciuti come Vasp, nell’ambito delle modifiche introdotte dal Regolamento MiCAR. Questo passaggio ha comportato l’abolizione dell’obbligo di trasmissione trimestrale dei dati relativi alla clientela italiana, una variazione che influisce direttamente sulla disponibilità di informazioni aggregate utili per analisi statistiche e politiche pubbliche.
La chiusura del registro e la perdita di conoscenza
Secondo quanto sottolinea il presidente dell’Oam, Francesco Alfonso, la cessazione di questa rilevazione rappresenta “un’occasione persa” e la possibile dispersione di un patrimonio di conoscenza che sarebbe stato prezioso per il Paese. Senza la raccolta sistematica dei dati, autorità, addetti ai lavori e ricercatori rischiano di trovarsi con meno strumenti per comprendere l’evoluzione del mercato e per tarare interventi formativi e normativi efficaci.
Perché questi risultati contano per il futuro
Il quadro delineato dalla survey induce a riflettere su come progettare strategie di informazione e regolazione che non si limitino alla mera compliance, ma puntino a costruire competenza finanziaria diffusa. Senza dati aggiornati e senza percorsi di formazione strutturati, aumenta il rischio che l’adozione delle criptovalute avvenga in modo frammentato, esponendo consumatori e operatori a errori e frodi. L’invito implicito dell’analisi è quindi a valorizzare sia la raccolta di dati pubblici sia investimenti mirati in alfabetizzazione digitale e finanziaria, in grado di restituire sicurezza e trasparenza al mercato.
