Negli ultimi dieci anni il mercato obbligazionario è stato dominato da tassi di interesse estremamente bassi, limitando la capacità dei titoli di Stato di generare rendimenti reali positivi. Oggi, grazie a una ripresa dell’inflazione e a un aumento della politica monetare restrittiva, i rendimenti dei US Treasury hanno raggiunto il 5%, livello non visto dalla crisi finanziaria del 2008. Questo cambiamento apre nuove prospettive per gli investitori, ma al contempo solleva interrogativi sulla sostenibilità del debito pubblico e sulla competitività delle obbligazioni corporate.
Il ritorno dei rendimenti reali positivi nei Treasury USA
Un investitore che nel ottobre 2023 ha acquistato titoli di Stato a 10 anni al picco del 4,98% ha potuto registrare un rendimento totale superiore al 15% entro la fine del 2026. Secondo le stime della Deutsche Bank, un rendimento totale positivo è ancora possibile nei prossimi 12 mesi, a patto che i rendimenti rimangano sotto il 5,5%, e anche entro due anni se non superano il 6,4%. Queste cedole più elevate fungono da cuscinetto contro eventuali ulteriori aumenti dei tassi, rendendo i Treasury più attraenti rispetto a periodi precedenti.
Chi compra i Treasury ora?
Con la fine del quantitative easing e l’avvio del quantitative tightening, la Federal Reserve e le altre banche centrali hanno ridotto la loro presenza sul mercato dei Treasury. Questa maggiore dipendenza da acquirenti sensibili al prezzo rende il mercato più reattivo a variazioni di rendimento, alimentando una domanda guidata dal desiderio di ottenere un rendimento reale superiore all’inflazione.
Come il rialzo dei Treasury influisce sulle obbligazioni corporate
Il raggiungimento del 5% da parte del Treasury decennale sposta la soglia che le obbligazioni corporate devono superare per compensare il rischio aggiuntivo. In questo contesto, le emissioni high-yield con rendimenti superiori al 6% sono state prontamente collocate, dimostrando che l’appetito per il credito a rischio rimane vivo. Tuttavia, l’espansione dei debiti degli hyperscaler – aziende tecnologiche che hanno emesso quasi il 40% dei titoli a 30 anni nel 2026 – potrebbe ridurre la domanda di Treasury, contribuendo a spingere ancora più in alto i loro rendimenti.
La teoria del crowding-out è ancora valida?
Il concetto di crowding-out presuppone un pool di capitale limitato; tuttavia, nei cinque anni più recenti i saldi di liquidità delle famiglie statunitensi sono raddoppiati, passando da 10 a 20 trilioni di dollari. Questo afflusso di liquidità ha alimentato gli investimenti in obbligazioni investment grade, attualmente a un rendimento medio del 5,8%. Nonostante l’offerta netta di IG sia destinata a diventare la più alta di sempre, la domanda è prevista al livello più elevato della storia, suggerendo che il mercato ha capacità di assorbire volumi consistenti finché i rendimenti offerti compensano adeguatamente il rischio.
Il futuro dei mercati obbligazionari: rischio, offerta e fondamenti
L’esperienza del periodo energetico 2014-mostra come un eccesso di capacità finanziata dal debito possa rivelare debolezze operative quando i prezzi delle materie prime crollano. Oggi, la domanda centrale è se gli investimenti nell’AI genereranno utili e flussi di cassa sufficienti a sostenere l’indebitamento o se porteranno a una sovracapacità di debito con fondamentali più deboli. Un’Analisi approfondita del credito deve valutare l’interazione tra offerta solidità dei bilanci e valutazioni, per capire se il rendimento atteso è sufficiente a compensare il rischio.
La capacità di assorbimento dipende non solo dal volume delle emissioni, ma anche dalla robustezza dei fondamentali degli emittenti e dalla capacità dei rendimenti di offrire una giusta remunerazione per il rischio assunto.



