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29 Luglio 2026

Criptovalute: il caso della maxi truffa e il recupero dei fondi

Un 59enne italiano è stato condannato per una truffa in criptovalute che ha coinvolto 15 milioni di dollari. Le autorità sono riuscite a recuperare gran parte del denaro.

Criptovalute: il caso della maxi truffa e il recupero dei fondi

Nel mondo delle criptovalute le truffe possono assumere dimensioni globali, rendendo difficile il recupero dei fondi sottratti. Tuttavia, un recente caso ha visto un esito insolito: il recupero di oltre una decina di milioni di dollari su un totale di 15 milioni rubati. La vicenda, che ha coinvolto un 59enne italiano, è stata portata davanti alle Assise criminali di Lugano, presiedute dal giudice Paolo Bordoli.

La truffa e il recupero dei fondi

Il 59enne, un consulente italiano residente in Italia, è stato condannato a tre anni di carcere (uno da scontare), all’espulsione dalla Svizzera per otto anni e alla restituzione dell’intero maltolto. La sua condanna è arrivata con la formula del rito abbreviato, grazie alla sua confessione. Il processo ha rivelato che l’uomo aveva orchestrato due truffe, entrambe basate sulla promessa di operazioni vantaggiose in criptovalute che in realtà non esistevano.

La prima truffa ha coinvolto una società internazionale di consulenza in criptovalute con sede nel Canton Svitto. A fine 2026, il 59enne è riuscito a ottenere 15 milioni di dollari millantando la possibilità di acquistare Bitcoin a un prezzo sottocosto. L’operazione, che coinvolgeva diverse società ed è stata perfezionata in Indonesia, si è rivelata una truffa. I fondi sono stati trasferiti su diversi portafogli digitali, in gran parte identificati. Parte della cifra è ancora bloccata su alcuni di essi, di cui non si conosce il beneficiario.

Il ruolo del complice

Ad aiutare il 59enne nel riciclaggio del denaro è stato un 62enne residente a Lugano, che ha messo a disposizione i suoi conti. Insieme, i due hanno orchestrato una seconda truffa nell’estate del 2026, sottraendo due milioni di dollari a un gestore patrimoniale svedese. La promessa era quella di profitti giornalieri del 15% e settimanali del 75% grazie a operazioni di arbitraggio sui prezzi delle criptovalute.

Un aspetto insolito di questa truffa è che i malviventi hanno restituito parte del denaro alle vittime. Questo comportamento, apparentemente strano, faceva parte della loro strategia per prendere tempo. Nel caso dei 15 milioni, il 59enne ha addirittura denunciato i correi presso la Guardia di finanza di Milano. Nell’altro caso, ha restituito una parte del denaro, facendo credere alla vittima che la restituzione dell’intero capitale fosse in corso.

L’errore fatale

La svolta nelle indagini è arrivata quando il 59enne ha commesso un errore fatale. Vedendo sul Foglio ufficiale una decisione concernente il 62enne, ha pensato erroneamente che fosse stato arrestato e si è presentato spontaneamente in Procura. Invece di trovare il denaro che aveva sottratto, si è trovato di fronte alle manette. Questo ha permesso alle autorità di recuperare gran parte dei fondi rubati.

La vicenda sottolinea l’importanza di essere prudenti quando si investe in criptovalute e di verificare sempre la legittimità delle offerte finanziarie. Le truffe in questo settore possono assumere dimensioni globali, ma con l’aiuto di collaborazioni internazionali e tecnologie avanzate, è possibile recuperare parte del denaro sottratto.

Autore

Francesca Galli

Francesca Galli, fiorentina con formazione bancaria, prese la decisione di cambiare carriera dopo un convegno a Palazzo Vecchio: oggi cura analisi di mercati e colonne su risparmio e investimenti. In redazione propone linee editoriali attente alla trasparenza e conserva l'agenda del primo impiego in banca.