Una tragedia ha colpito la collina di Pieve di Camaiore: un uomo di 63 anni, operaio edile, ha ucciso con un fucile da caccia la moglie di 52 anni e il figlio di 24. L’episodio è avvenuto nell’abitazione di famiglia in via della Costa; dopo gli spari l’uomo è rimasto fuori casa fino all’arrivo delle forze dell’ordine e non ha opposto resistenza al momento dell’arresto.
Svolgimento dei fatti e intervento dei soccorsi
Secondo la ricostruzione della scena, il figlio è rientrato in casa dopo essere stato a pranzo dalla zia, che abita accanto. Intorno alle 14:30 sono stati uditi i colpi di arma da fuoco che hanno spezzato il silenzio della via. I vicini, tra cui diversi parenti, hanno trovato la donna e il giovane in giardino colpiti all’altezza dello stomaco e ormai privi di vita; il 63enne era seduto su un muretto vicino e aveva riposto l’arma all’interno dell’abitazione.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri il servizio sanitario del 118 con l’elisoccorso allertato e i vigili del fuoco. Il personale medico, autorizzato a raggiungere la scena dopo che le forze dell’ordine l’hanno messa in sicurezza, ha potuto solo constatare i decessi. L’arma, regolarmente denunciata, è stata sequestrata e posta sotto analisi dagli investigatori.
Arresto e prime dichiarazioni
L’uomo è stato accompagnato in caserma e nel corso dei primi momenti dopo la strage avrebbe pronunciato frasi che i vicini hanno riferito ai carabinieri, tra cui «mi sono liberato di loro». Le esatte circostanze e il contesto di tali affermazioni sono ora al vaglio degli inquirenti, che coordinano l’indagine per accertare la dinamica e il movente del duplice omicidio.
Indagini, accertamenti medico-legali e quadro probatorio
La procura ha disposto il sequestro dell’abitazione e l’invio del medico legale per i primi rilievi. Il dottor Stefano Pierotti è intervenuto per il sopralluogo e per l’esame esterno dei corpi, mentre le salme sono state trasferite all’obitorio in vista dell’autopsia. I comandanti locali dell’Arma hanno predisposto ulteriori accertamenti tecnici e la raccolta di testimonianze utili alla ricostruzione.
Tra gli accertamenti in corso vi sono analisi balistiche sull’arma e verifiche sulle tempistiche degli spostamenti all’interno dell’abitazione. L’uomo è indagato per duplice omicidio volontario e gli inquirenti stanno ricostruendo le ultime settimane di vita familiare per individuare elementi che possano chiarire il movente.
Tensioni familiari e post sui social
Le testimonianze raccolte tra i residenti descrivono una famiglia che da tempo mostrava segni di conflitto: liti ricorrenti, nervosismo e preoccupazione da parte dei parenti. Il figlio, che lavorava come cameriere e coltivava la passione per il canto, aveva espresso in passato sui propri profili social il disagio nei rapporti con il padre. In un post del 2026 aveva scritto che «è brutto pensare che un padre ti preferisca morto piuttosto che gay», una frase che ora è valutata dagli investigatori come possibile elemento di contesto.
Il giovane, noto anche con il nome d’arte e usando il cognome della madre per le sue pubblicazioni online, aveva dedicato alla madre parole affettuose pubblicamente; questa parte del rapporto familiare viene citata dalle testimonianze raccolte e potrebbe essere rilevante ai fini dell’indagine.
Reazioni della comunità e provvedimenti locali
La notizia ha lasciato attonita la comunità locale. Il sindaco del comune ha espresso cordoglio e ha proclamato lutto cittadino, annunciando che il consiglio comunale osserverà un minuto di silenzio in memoria delle vittime. I vicini e i parenti hanno raccontato di aver percepito segnali di disagio nell’uomo, pur senza immaginare che potesse arrivare a un gesto così estremo.
Le indagini proseguono sotto la direzione della procura competente, con acquisizione di testimonianze, verifica dei contenuti digitali e approfondimenti sulla dinamica degli spari. Ogni elemento raccolto sarà valutato per comprendere pienamente le motivazioni e le responsabilità che hanno portato a questa tragica vicenda.



