Salta al contenuto
17 Settembre 2026

ETF attivi battuti i passivi: boom di gestori e flussi record

Gli ETF attivi hanno superato i passivi in numero e capitale, spingendo gestori tradizionali e aprendo la strada a prodotti crypto.

ETF attivi battuti i passivi: boom di gestori e flussi record

Nel 2026 gli ETF a gestione attiva non sono più una curiosità di nicchia: la maggior parte dei consulenti finanziari li include già nelle strategie di asset allocation. Una ricerca globale su 450 consulenti in USA ed Europa rivela che l’87 % li usa oggi e che il 71 % prevede di aumentarne l’incidenza nei prossimi due anni. Parallelamente, i prodotti passivi rimangono la spina dorsale dei portafogli, con il 62 % dei professionisti intenzionato a rafforzarne la presenza.

Record di lanci e concentrazione dei gestori negli Stati Uniti

Secondo i dati di Morningstar, al 31 dicembre 2025 gli emittenti di ETF attivi negli USA contavano 344 su 384 operatori del mercato, quasi tutti i gestori con almeno un prodotto attivo. L’anno si è chiuso con 962 nuovi ETF attivi, superando per la prima volta il numero totale di ETF passivi. JP Morgan Asset Management evidenzia che questi lanci sono stati più di otto volte superiori rispetto al 2020. Le stime di Cerulli Associates indicano che l’83 % degli emittenti intende introdurre almeno un nuovo ETF attivo nel 2026, con il 39 % che prevede sei o più novità.

Dimensione degli asset e flussi netti

Gli asset globali degli ETF attivi hanno raggiunto 1,92 trilioni di dollari a fine 2025, in crescita del 64,5 % rispetto all’anno precedente, supportati da una raccolta netta record di 637 miliardi. Nei primi mesi del 2026, quasi 600 nuovi ETF attivi erano già quotati, mantenendo alta la spinta verso una maggiore diversificazione e trasparenza.

L’ascesa degli ETF attivi in Europa e la risposta italiana

Il modello americano ha ispirato l’Europa, dove a metà 2026 più di 80 asset manager hanno presentato domande per lanciare ETF attivi UCITS. Gli asset di questi prodotti sono passati da 27,2 miliardi di euro nel 2023 a 49 miliardi nel 2024, con una quota del 6,1 % sui flussi totali di ETF UCITS nel 2024, rispetto al 2,1 % del 2020. La soglia dei 100 miliardi di euro è stata superata a metà 2026, con una crescita quasi doppia rispetto all’anno precedente. Nuovi ingressi come Pictet, AllianceBernstein e Carne Global Fund Managers testimoniano la velocità di sviluppo del segmento.

Conversioni e strategie ibride

Le conversioni di fondi comuni in ETF attivi rappresentano un ulteriore acceleratore: JP Morgan ha trasformato un fondo da 1,6 miliardi di dollari in un ETF attivo, riducendo costi, migliorando la liquidità e ottimizzando l’efficienza fiscale. Il 58 % dei consulenti prevede che una nuova allocazione in un ETF attivo sostituirà un fondo comune o un prodotto UCITS esistente.

Crypto ETF: la porta d’ingresso per gli investitori istituzionali

Parallelamente al boom tradizionale, gli ETF su asset digitali stanno guadagnando terreno tra gli investitori istituzionali. Una ricerca su oltre 200 investitori istituzionali mostra che l’84 % crede che gli ETP crypto normalizzeranno le criptovalute nelle allocation entro tre anni, con il 26 % particolarmente convinto. L’81 % degli operatori prevede un aumento dei flussi netti verso gli ETF crypto nei prossimi 12 mesi, e il 55 % è molto propenso a usarli per la prima volta entro due anni.

Vantaggi operativi e spinta verso la gestione attiva

Il principale punto di forza degli ETP è la semplicità operativa: il 28 % degli intervistati ritiene che favoriscano l’approvazione da parte dei comitati di investimento. Liquidità e trasparenza (21 %) e procedure di custodia semplificate (20 %) completano il quadro. Inoltre, l’87 % crede che l’espansione dei crypto ETF aumenterà la domanda di gestori attivi specializzati in asset digitali, con solo il 3 % che prevede una riduzione della gestione attiva.

Ostacoli regolamentari e costi

Nonostante l’entusiasmo, il 52 % degli operatori segnala l’incertezza normativa come barriera principale, seguita da rischi di mercato e custodia (44 %) e da liquidità/costi di negoziazione (40 %). Le commissioni e il TER rimangono fattori critici per il 74 % degli intervistati, evidenziando che l’accesso più semplice non elimina le sfide strutturali del mercato crypto.

La tendenza è globale, con gli Stati Uniti in testa, ma l’Europa sta rapidamente colmando il divario, mentre le questioni normative rimangono il principale ostacolo da superare.

Autore

Francesca Spadaro

Francesca Spadaro ha ricostruito una catena di investimenti veronese partendo dai bilanci depositati alla Camera di Commercio; è analista finanziaria che coordina dossier su PMI e mercati. Laureata in economia, collabora con camerali locali e cura newsletter economiche territoriali.