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24 Maggio 2026

Exchange cripto sotto amministrazione giudiziaria: sequestri e indagini a Bologna

Operazione che ha portato al sequestro di 39 cripto-ATM, 380.000 euro e alla nomina di un amministratore giudiziario

La vicenda coinvolge una S.r.l. con sede a Bologna operante nel campo dei servizi per criptovalute. Le indagini, condotte dalla Guardia di Finanza di Bologna con il contributo del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche e del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, hanno portato a un provvedimento del Tribunale di Bologna — Sezione Misure di Prevenzione. L’intervento ha mirato a bloccare strutture e procedure ritenute a rischio, dopo riscontri che hanno accreditato l’esistenza di gravi vulnerabilità operative e amministrative.

Secondo quanto segnalato da fonti giornalistiche, le autorità hanno eseguito contestualmente il sequestro di beni e strumenti ritenuti funzionali all’attività: tra questi figurano 39 cripto-ATM, la somma in contanti di 380.000 euro e il sito web attraverso cui veniva veicolato il servizio. L’azione è stata disposta dalla Procura della Repubblica di Bologna con l’obiettivo di preservare elementi utili alle indagini e limitare potenziali flussi illeciti connessi alle transazioni in criptovalute.

Contesto operativo e modalità di servizio

L’azienda agiva come piattaforma di scambio su scala nazionale, gestendo sportelli automatici per la conversione tra contante e criptovalute come Bitcoin ed Ethereum, dislocati in 27 province, da Torino a Catania. Le attività includevano operazioni che permettevano il deposito fisico di denaro e la sua trasformazione in asset digitali, oltre al processo inverso. Gli elementi raccolti dagli inquirenti hanno evidenziato procedure interne fragili e controlli conoscitivi inefficaci, fattori che aumentano il rischio di sfruttamento per finalità illecite.

Rischi emersi dalle analisi delle transazioni

Le verifiche sui movimenti hanno portato a stimare che circa il 20% delle transazioni fosse riconducibile a operazioni ad alto rischio di riciclaggio. Inoltre, tra gli utenti registrati risultavano numerosi soggetti indicati come indiziati di reati gravi, circostanza che ha rafforzato i sospetti degli investigatori. La presenza di tali anomalie ha spinto gli inquirenti a considerare l’infrastruttura aziendale non solo inefficace nella prevenzione, ma potenzialmente agevolatrice di flussi di provenienza illecita.

Profili di illiceità e misure cautelari

Le autorità hanno contestato all’impresa l’assenza delle autorizzazioni necessarie per operare nel settore, ritenendo che la società, a partire dal 1 gennaio 2026, continuasse a fornire servizi in regime di abusivismo finanziario. Per questo motivo è stato disposto il sequestro dei beni aziendali e l’avvio di procedure cautelari. Tra i capi contestati figura il reato di abusivismo finanziario, motivazione che ha portato a misure restrittive mirate a interrompere l’attività ritenuta illegittima.

Ricadute procedurali e normative

Il Tribunale di Bologna ha nominato un amministratore giudiziario incaricato di introdurre efficaci presidi di legalità e procedure per la gestione del rischio di riciclaggio all’interno dell’azienda. La nomina è stata disposta ai sensi dell’articolo 34 del decreto legislativo 159 del 2011 (Codice delle leggi antimafia), norma che consente l’applicazione di misure preventive per impedire il proseguimento di attività dannose. Secondo la Procura, si tratta di una delle prime applicazioni di questo strumento al comparto delle criptovalute in Italia, con possibili riflessi sulla regolazione futura del settore.

Implicazioni per il settore e prospettive

L’operazione solleva questioni cruciali sulla necessità di adeguati sistemi di compliance e sull’importanza di controlli robusti per chi fornisce servizi in ambito crypto. L’intervento giudiziario punta a ricondurre all’interno di standard normativi un mercato caratterizzato da rapidità di innovazione e, talvolta, da vuoti regolatori. Le autorità insistono sulla necessità che gli operatori dispongano di procedure di conoscenza del cliente e di monitoraggio delle transazioni per ridurre il rischio di sfruttamento a fini illeciti.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.