Il mercato globale della finanza sostenibile sta vivendo un periodo di transizione. Nel primo trimestre del 2026, le emissioni complessive hanno raggiunto i 387 miliardi di dollari, segnando un calo dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2026. Tuttavia, questo rallentamento non è uniforme e nasconde dinamiche interessanti.
Secondo l’ultimo Sustainable Finance Pulse di Ing Research, il settore pubblico sta assumendo un ruolo sempre più rilevante. Gli enti pubblici e gli organismi collegati ai governi hanno quasi raddoppiato le emissioni rispetto al primo trimestre del 2026, raggiungendo i 99 miliardi di dollari, il livello trimestrale più elevato degli ultimi sei anni.
I green bond trainano il mercato
Tra gli strumenti finanziari, i green bond si confermano il motore della finanza sostenibile. Nel primo trimestre del 2026, hanno raggiunto i 175 miliardi di dollari, con una crescita dell’11% su base annua, rappresentando circa il 45% dell’intero mercato. Anche i sustainability bond e i social bond sono in aumento, mentre il comparto dei prestiti ha registrato una flessione.
Le emissioni di green loan sono scese a 30 miliardi di dollari, mentre i sustainability-linked loan sono diminuiti da 58 a 20 miliardi. Nonostante questi cali, il mercato continua a mostrare resilienza, con dinamiche differenti tra aree geografiche, categorie di emittenti e tipologie di strumenti.
Le nuove frontiere della finanza sostenibile
Tra i temi destinati a orientare l’evoluzione della finanza sostenibile c’è l’idrogeno. Secondo Ing Research, il principale ostacolo non è più la tecnologia, ma la creazione di un mercato in grado di attrarre investimenti. Domanda ancora limitata, pochi contratti di lungo periodo e ricavi poco prevedibili continuano infatti a frenare la bancabilità dei progetti.
Per sbloccare gli investimenti serviranno maggiore certezza della domanda, flussi di cassa più stabili ed ecosistemi in cui produzione, consumo e finanza possano svilupparsi insieme. La banca continua, inoltre, a sostenere le nuove filiere dell’energia pulita attraverso operazioni dedicate a bio-Gnl, carburante sostenibile per l’aviazione (Saf) e biocarburanti avanzati.
Il ruolo delle aziende canadesi
Un nuovo rapporto preparato per l’Institute for Sustainable Finance della Queen’s University suggerisce che le aziende canadesi dotate di una chiara informativa climatica riescano ad attirare più capitale istituzionale europeo rispetto alle imprese che non pubblicano dati analoghi. Questo risultato interessa soprattutto i settori canadesi ad alta intensità di capitale, come energia, materiali, industria e servizi di pubblica utilità.
La trasparenza climatica non elimina il rischio finanziario, ma offre agli investitori europei i dati necessari per confrontare aziende soggette a regole diverse. Il Canada mantiene un regime prevalentemente volontario per questo tipo di comunicazioni, ma le autorità potrebbero rendere obbligatoria la rendicontazione almeno per le maggiori società quotate.
I dati mostrano quindi come la misurazione del cambiamento climatico possa entrare concretamente nelle decisioni di portafoglio, senza stabilire ancora una relazione causale definitiva. Per consolidare il risultato serviranno analisi su periodi più lunghi, campioni più ampi e altri shock di mercato.



