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9 Giugno 2026

Fondi comuni in Italia: crescita, demografia e prospettive future

Scopri come gli italiani stanno investendo in fondi comuni nel 2026, con un'analisi dettagliata delle tendenze demografiche e delle preferenze di investimento.

Fondi comuni in Italia: crescita, demografia e prospettive future

Nel 2026, il panorama degli investitori in fondi comuni in Italia ha mostrato una crescita significativa, con nuove dinamiche demografiche e comportamentali. L’Osservatorio annuale sui sottoscrittori di fondi comunipresentato da Assogestioni, ha rivelato dati interessanti che riflettono le tendenze attuali e future del mercato.

L’evento di presentazione, tenutosi a Milano, ha visto la partecipazione di esperti del settore, tra cui Fabio Melisso, vicepresidente del Comitato Comunicazione di Assogestioni, che ha evidenziato tre aspetti chiave: l’aumento del numero di nuovi investitori, la riduzione del divario di genere e l’utilizzo crescente dei Piani di Accumulo (PAC).

Crescita e democratizzazione degli investimenti

Nel 2026, sono stati registrati un milione e mezzo di nuovi investitori, portando il totale a 12,4 milioni di italiani che investono in fondi, pari al 21% della popolazione. Questo rappresenta un aumento del 7% rispetto all’anno precedente. Il divario di genere continua a ridursi, con il 47% delle investitrici donne rispetto al 34% del 1996. L’investimento medio delle donne è ora allineato a quello degli uomini, intorno ai 50mila euro.

Il patrimonio complessivo ha raggiunto i 679 miliardi di euro, con un investimento medio di 55mila euro. Riccardo Morassut, senior research analyst, ha precisato che l’investimento mediano si posiziona tra i 16.000 e i 20.000 euro, confermando l’accessibilità dei fondi comuni anche per chi ha disponibilità più ridotte.

Demografia e ricambio generazionale

L’età media degli investitori è salita a 61 anni, con gli over 65 che rappresentano il 40% del totale. Tuttavia, c’è una spinta positiva dai più giovani: Millennials e Gen Z valgono il 18% del mercato, con un incremento del 3%. Tra i nuovi ingressi del 2026, un terzo ha meno di 45 anni.

Morassut ha sottolineato che la ricchezza finanziaria è invecchiata insieme alla popolazione. Circa la metà del patrimonio dei fondi è in mano ai Boomers, mentre un altro 18% è detenuto dagli ultra-ottantenni. L’investimento medio varia molto a seconda delle generazioni, spaziando dai 67.000 euro dei Boomers ai 15.000 euro della Gen Z.

L’impatto delle piattaforme digitali

Il balzo degli under 45 tra i nuovi investitori riflette anche il crescente accesso e utilizzo delle nuove piattaforme digitali di investimento. Questi strumenti stanno facilitando l’ingresso dei più giovani nel mondo degli investimenti, rendendo i fondi comuni più accessibili e convenienti.

Confronto europeo e preferenze di investimento

L’Italia si conferma il secondo mercato retail dell’Area Euro per patrimonio in fondi, dietro la Germania. Dei 4.199 miliardi di euro investiti dalle famiglie della zona euro, ben 902 miliardi sono localizzati in Italia, rappresentando il 21% del mercato europeo retail dei fondi.

Dal punto di vista geografico, il Nord Italia drena la quota maggiore delle masse, con la Lombardia in testa per investimento medio e masse totali. Gli stock sono in media più elevati rispetto al 2026, grazie anche al buon andamento dei mercati. L’Osservatorio conferma il grande potenziale di sviluppo al Sud e nelle isole, dove la quota di liquidità nei portafogli resta ancora elevata.

Sul fronte operativo, gli sportelli bancari mantengono la leadership nella distribuzione dei fondi di diritto italiano, mentre per i prodotti esteri cresce l’importanza dei consulenti finanziari. Le sottoscrizioni uniche restano la prima scelta, ma i PAC superano il 50% delle preferenze tra gli under 45.

Asset allocation e preferenze generazionali

L’asset allocation premia i comparti obbligazionari rispetto all’azionario, che trova maggior spazio nei portafogli delle nuove generazioni e nei prodotti esteri. Gen Z e Millennials sono più propensi a investire in azioni, detengono rispettivamente il 29% e il 31% di equity in portafoglio, contro il 25% dei Boomers.

In chiusura, Alessandro Rota, direttore dell’Ufficio Studi, ha ricordato la capillarità che la ricerca ha raggiunto negli anni, diventando un unicum a livello mondiale per ampiezza, profondità e continuità storica. L’Osservatorio conferma la funzione dei fondi comuni come strumenti di educazione finanziaria, aiutando i risparmiatori a familiarizzare con pianificazione, diversificazione e prospettiva di lungo periodo.

Autore

Francesca Spadaro

Francesca Spadaro ha ricostruito una catena di investimenti veronese partendo dai bilanci depositati alla Camera di Commercio; è analista finanziaria che coordina dossier su PMI e mercati. Laureata in economia, collabora con camerali locali e cura newsletter economiche territoriali.