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26 Luglio 2026

Tariffe Usa 2026: le conseguenze per il commercio internazionale

Le nuove tariffe imposte dagli Stati Uniti stanno creando incertezza nelle catene globali del valore, con effetti significativi su costi e flussi commerciali

Tariffe Usa 2026: le conseguenze per il commercio internazionale

Le recenti decisioni dell’amministrazione Trump in materia di politica commerciale stanno generando onde d’urto nel panorama economico globale. Le nuove tariffe, introdotte con diverse sezioni del Trade Act del 1974 stanno modificando le dinamiche del commercio internazionale, creando incertezza per le imprese e ripercussioni sui costi di importazione.

La situazione è resa ancora più complessa dall’uso di diverse sezioni legislative, ognuna con le proprie specificità e tempistiche. La Section 122 utilizzata per imporre un dazio del 10% sulle importazioni, è in scadenza il 24 luglio 2026, mentre la Section 301 è stata impiegata per introdurre tariffe tra il 10% e il 12,5% su oltre 60 economie, con l’obiettivo di contrastare il lavoro forzato nelle catene di approvvigionamento.

Le nuove tariffe e le loro basi legislative

La Section 122 del Trade Act del 1974 ha permesso di applicare un dazio addizionale del 10% sulle importazioni, ma questa misura è destinata a decadere il 24 luglio 2026 in assenza di un provvedimento legislativo del Congresso. Tuttavia, l’amministrazione Trump ha già annunciato l’intenzione di utilizzare altre sezioni legislative per mantenere una politica protezionistica.

La Section 301 è stata impiegata per introdurre tariffe che variano dal 10% al 12,5% su importazioni da oltre 60 paesi, tra cui quelli dell’Unione Europea trattata come un’entità unica. Le tariffe sono state giustificate con un’indagine sulle pratiche commerciali ritenute scorrette, in particolare riguardo al lavoro forzato nelle catene di approvvigionamento. Paesi come MessicoRegno UnitoCanada e India beneficiano di un tasso del 10%, mentre GiapponeSvizzera e Corea del Sud sono soggetti a un tasso del 12,5%.

L’impatto sulle catene di approvvigionamento

Le nuove tariffe stanno avendo un impatto immediato sulle catene di approvvigionamento, in particolare sulle rotte Asia-Usa e Asia-Europa. Le aziende stanno affrontando costi di importazione più elevati, margini aziendali ridotti e una maggiore complessità nelle operazioni doganali. Inoltre, l’incertezza sulle future misure tariffarie sta spingendo le imprese a rivedere le loro strategie di approvvigionamento e logistica.

Le tariffe introdotte il 24 luglio 2026 sostituiscono quelle del 10% precedentemente dichiarate illegali dalla Corte Suprema degli Stati Uniti evitando un vuoto tra i due regimi tariffari. Le nuove misure sono state pianificate indipendentemente dalla sentenza della Corte Suprema e sono state introdotte per limitare l’impatto sulle imprese statunitensi. Tuttavia, l’incertezza rimane alta, con ulteriori misure tariffarie attese nel corso dell’anno.

Le reazioni internazionali

Le nuove tariffe hanno suscitato reazioni contrastanti a livello internazionale. Diversi paesi asiatici hanno descritto la misura come ingiustificata, senza tuttavia annunciare azioni retaliative. La Nuova Zelanda attraverso il suo ministro del Commercio Todd McClay ha definito la decisione deludente ma prevedibile, in linea con le promesse elettorali di Trump. L’Australia rappresentata dal ministro del Commercio Don Farrell ha giudicato l’iniziativa incompatibile con l’accordo di libero scambio bilaterale e ha chiesto il suo ritiro.

La Singapore attraverso il ministro degli Esteri Vivian Balakrishnan ha respinto la giustificazione economica della misura, mentre il Giappone ha cercato rassicurazioni sulla compatibilità con l’accordo raggiunto con Washington l’anno scorso. L’Unione Europea ha sottolineato che il suo tasso, fissato al 10%, è in linea con l’accordo bilaterale concluso con gli Stati Uniti.

Le nuove tariffe si inseriscono in un contesto più ampio di iniziative commerciali da parte dell’amministrazione Trump. Il 15 luglio è stata applicata una tariffa del 25% sulle importazioni dal Brasile sempre sotto la Section 301 per presunte pratiche commerciali sleali. Inoltre, è in corso un’indagine sull’eccesso di capacità produttiva in alcuni paesi, senza una data prevista per la conclusione. Trump ha anche proposto tariffe su beni canadesi, utilizzando per la prima volta la Section 338 che entreranno in vigore il 19 agosto, a seconda dell’esito delle negoziazioni.

L’impatto sul settore logistico

L’introduzione delle nuove tariffe aggiunge instabilità a un settore logistico già segnato da due anni di shock tariffari e crisi geopolitiche lungo le rotte di Suez e Hormuz. Le aziende stanno affrontando costi di gestione più elevati e tempi di sgombero più lunghi, con conseguenze dirette sulla pianificazione dei trasporti. Inoltre, i livelli di inventario stanno aumentando nei paesi di destinazione, con effetti negativi sulla liquidità e sull’agilità operativa.

Nel settore del trasporto container, il rallentamento dei flussi ha portato al ritorno di un gran numero di unità e alla congestione nei depositi, creando uno squilibrio tra domanda e offerta che sta pesando sui prezzi. Le aziende stanno cercando di consolidare i carichi in spedizioni meno frequenti ma più grandi per assorbire l’impatto delle tariffe, con conseguenze significative sulla pianificazione dei trasporti.

Autore

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.