Il mercato del lavoro sta vivendo una trasformazione significativa, con un impatto particolare sulle donne. Secondo recenti indagini, sempre più lavoratrici accettano compensi inferiori rispetto al passato pur di tornare a lavorare. Questo fenomeno è legato a una serie di fattori, tra cui la difficoltà di trovare nuove posizioni e la pressione economica.
Un recente studio ha rivelato che il 63% delle donne ha sentito la pressione di accettare stipendi ridotti dopo un licenziamento, rispetto al 52% degli uomini. Inoltre, la quota di disoccupati che cercano una nuova posizione da almeno sei mesi è aumentata, raggiungendo il 27,3% a giugno. Questo indica un mercato del lavoro in fase di indebolimento, con conseguenze pesanti per i lavoratori più esposti, tra cui le donne.
Il gender pay gap negli Stati Uniti
Il divario retributivo di genere, noto come gender pay gap si sta ampliando. Nel 2026, le lavoratrici ricevevano 84 centesimi per ogni dollaro guadagnato dagli uomini, ma oggi la cifra è scesa a 81 centesimi. Questo è un dato preoccupante, poiché segna la prima volta in cui la differenza negli stipendi è aumentata per due anni di fila.
Se si includono tutte le lavoratrici, compresi coloro che lavorano part-time o per una parte dell’anno, il gap si amplia ulteriormente a 76 centesimi per dollaro. Questo divario ha implicazioni significative per l’economia e la società, poiché una maggiore equità retributiva potrebbe ridurre la povertà e aumentare il PIL.
Le differenze tra Stati Uniti ed Europa
Negli Stati Uniti, la situazione occupazionale per le lavoratrici è migliorata negli ultimi decenni, ma il progresso è lento. Solo le occupate più giovani sembrano poter contare su compensi vicini a quelli dei loro coetanei maschi. Nel 2026, le americane tra i 25 e i 34 anni con un lavoro venivano pagate 95 centesimi per ogni dollaro di stipendio degli occupati nella stessa fascia di età.
In Europa, l’attenzione è rivolta alla nuova direttiva per la trasparenza salariale, che impone una serie di obblighi per le grandi aziende degli Stati membri. Questa norma comunitaria mira a ridurre il divario retributivo di genere, ma è ancora troppo presto per valutarne gli effetti.
Le negoziazioni salariali in Europa
Uno studio recente della Rockwool Foundation Berlin ha rivelato che gli occupati europei riescono ad assicurarsi retribuzioni più alte rispetto alle occupate, sfruttando le proposte di lavoro esterne. Questo fenomeno, noto come renegotiation gap giustifica metà del gender pay gap. Nonostante la nuova direttiva europea, potrebbe non essere sufficiente per chiudere completamente la forbice esistente nelle retribuzioni di uomini e donne.
A parità di posizione e nella stessa impresa, gli uomini guadagnano l’8% in più rispetto alle donne. Questo sbilanciamento è legato alle opportunità di lavoro esterne, che portano a un aumento dei compensi percepiti dagli uomini, ma non dalle donne. Le lavoratrici tendono a cambiare azienda invece di usare offerte esterne per negoziare la loro posizione in meglio.
La situazione globale
Nel mondo, il divario retributivo di genere persiste. Le lavoratrici ricevono 77 centesimi per ogni dollaro guadagnato dagli uomini. Nonostante i progressi degli ultimi decenni, il percorso verso l’equilibrio retributivo di genere ha conosciuto una battuta d’arresto. In alcune regioni, il global gender gap è stato chiuso all’80%, ma la media mondiale cresce lentissima, restando oggi al 68,5%. Di questo passo, ci vorranno 134 anni per raggiungere la parità.
Per rendere concreta la disparità persistente, negli Stati Uniti ogni anno viene ricordato un Equal Pay Day che cade in una data diversa in base a quanti giorni in più, mediamente, le donne devono lavorare per guadagnare le stesse cifre degli uomini. Nel 2026, questo giorno è caduto il 26 marzo, rispetto al 12 marzo del 2026.



