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23 Settembre 2026

Indagine Moneyfarm: il 45% degli italiani si perde nella scelta degli ETF

Scopri perché il 45 % degli italiani è spaesato nella scelta degli ETF e come Moneyfarm intende semplificare la decisione.

Indagine Moneyfarm: il 45% degli italiani si perde nella scelta degli ETF

Milano ha ospitato questa mattina un incontro organizzato da Moneyfarm, durante il quale sono stati svelati i risultati di una ricerca sul rapporto tra i risparmiatori italiani e gli Exchange Traded Fund. L’obiettivo è stato analizzare come la crescita esponenziale dell’offerta – più di 1.500 ETF quotati in Europa, fino a 2.500 includendo versioni a leva e short – stia influenzando le scelte di investitori retail.

Il dibattito si è ispirato al celebre “Jam Experiment” di Iyengar e Lepper, il cui insegnamento è che una gamma troppo ampia di opzioni può inibire la decisione. Analogamente, il sondaggio mostra che quasi la metà degli italiani fatica a distinguere prodotti quasi identici, generando insicurezza e timore di errori nella selezione.

Risultati chiave dell’indagine Moneyfarm sul risparmiatore italiano

Tra le risposte raccolte, il 45 % degli intervistati sostiene di incontrare difficoltà nel reperire informazioni affidabili per confrontare ETF simili; il 51 % si sente a disagio al momento della scelta, mentre il 19 % teme apertamente di optare per lo strumento sbagliato. Nonostante ciò, il 56 % dichiara di essere “abbastanza sicuro” delle proprie decisioni, il che evidenzia una discrepanza tra percezione di sicurezza e reale conoscenza dei rischi.

Profilo demografico del cliente Moneyfarm

L’analisi interna di Moneyfarm evidenzia una clientela giovane e istruita: il 60,3 % dei clienti ha tra 25 e 44 anni, con una leggera prevalenza del segmento 35-44 (30,8 %). Negli ultimi dodici mesi la base è cresciuta del 42,4 % trainata da un aumento del 70,7 % di nuove clienti donne, anche se la composizione di genere resta sbilanciata (87,5 % maschi, 12,5 % femmine). Il 60,9 % possiede una laurea; la maggior parte utilizza il Piano di Accumulo del Capitale con una rata mediana di 200 €, e il 55 % effettua più di una operazione al mese.

L’esempio della sovrapposizione: 12 ETF sull’MSCI World

Un caso emblematico è l’MSCI World indice di riferimento che viene offerto oggi da dodici emittenti diversi (iShares, Vanguard, Xtrackers, Amundi, SPDR, ecc.). Gli investitori devono valutare almeno tre variabili – modalità di replica, copertura valutaria e politica di distribuzione dei dividendi – e confrontare una gamma di TER che va dallo 0,05 % allo 0,38 % con una differenza di costo che può arrivare a otto volte. Non sorprende che il 32 % degli intervistati consideri principalmente il costo, mentre solo il 15 % guarda alla liquidità e il 2 % al brand dell’emittente.

Oltre il TER: otto dimensioni per valutare un ETF

Moneyfarm evidenzia che il semplice TER è una misura incompleta. Per una valutazione più accurata occorre considerare: volume di scambiodimensione dell’AUM (fondi sotto i 50 Mio € sono più a rischio di chiusura), spread bid-askdiscount/premium rispetto al NAVanzianità del fondotipo di replica (fisica vs. sintetica), prestito titoli e, naturalmente, costi. Questi fattori incidono sulla qualità dell’esecuzione e sul rischio complessivo dell’investimento.

Moneyfarm Index: una nuova metrica per semplificare la scelta

Per rispondere alle richieste emerse – il 21 % degli intervistati cerca una valutazione sintetica, un altro 21 % desidera più formazione, e il 17 % vuole strumenti di back-test – Moneyfarm ha lanciato il Moneyfarm Index. Si tratta di un punteggio da 0 a 10 che aggrega le otto dimensioni sopra citate, offrendo una panoramica oggettiva della qualità strutturale e della liquidità di ciascun ETF rispetto ai concorrenti diretti. L’indice non pretende di valutare la convenienza dell’asset class, ma di ridurre il rischio di incappare in fondi destinati al delisting e di garantire una migliore esecuzione per gli investitori retail.

Nel contesto attuale, dove la complessità degli strumenti finanziari cresce – ETF a leva, tematici, attivi – la capacità degli intermediari di fornire metriche trasparenti e analisi di sostenibilità diventa cruciale per proteggere il valore dei portafogli dei risparmiatori.

Autore

Francesca Spadaro

Francesca Spadaro ha ricostruito una catena di investimenti veronese partendo dai bilanci depositati alla Camera di Commercio; è analista finanziaria che coordina dossier su PMI e mercati. Laureata in economia, collabora con camerali locali e cura newsletter economiche territoriali.