Milano ha ospitato questa mattina un incontro organizzato da Moneyfarm, durante il quale sono stati svelati i risultati di una ricerca sul rapporto tra i risparmiatori italiani e gli Exchange Traded Fund. L’obiettivo è stato analizzare come la crescita esponenziale dell’offerta – più di 1.500 ETF quotati in Europa, fino a 2.500 includendo versioni a leva e short – stia influenzando le scelte di investitori retail.
Il dibattito si è ispirato al celebre “Jam Experiment” di Iyengar e Lepper, il cui insegnamento è che una gamma troppo ampia di opzioni può inibire la decisione. Analogamente, il sondaggio mostra che quasi la metà degli italiani fatica a distinguere prodotti quasi identici, generando insicurezza e timore di errori nella selezione.
Risultati chiave dell’indagine Moneyfarm sul risparmiatore italiano
Tra le risposte raccolte, il 45 % degli intervistati sostiene di incontrare difficoltà nel reperire informazioni affidabili per confrontare ETF simili; il 51 % si sente a disagio al momento della scelta, mentre il 19 % teme apertamente di optare per lo strumento sbagliato. Nonostante ciò, il 56 % dichiara di essere “abbastanza sicuro” delle proprie decisioni, il che evidenzia una discrepanza tra percezione di sicurezza e reale conoscenza dei rischi.
Profilo demografico del cliente Moneyfarm
L’analisi interna di Moneyfarm evidenzia una clientela giovane e istruita: il 60,3 % dei clienti ha tra 25 e 44 anni, con una leggera prevalenza del segmento 35-44 (30,8 %). Negli ultimi dodici mesi la base è cresciuta del 42,4 % trainata da un aumento del 70,7 % di nuove clienti donne, anche se la composizione di genere resta sbilanciata (87,5 % maschi, 12,5 % femmine). Il 60,9 % possiede una laurea; la maggior parte utilizza il Piano di Accumulo del Capitale con una rata mediana di 200 €, e il 55 % effettua più di una operazione al mese.
L’esempio della sovrapposizione: 12 ETF sull’MSCI World
Un caso emblematico è l’MSCI World indice di riferimento che viene offerto oggi da dodici emittenti diversi (iShares, Vanguard, Xtrackers, Amundi, SPDR, ecc.). Gli investitori devono valutare almeno tre variabili – modalità di replica, copertura valutaria e politica di distribuzione dei dividendi – e confrontare una gamma di TER che va dallo 0,05 % allo 0,38 % con una differenza di costo che può arrivare a otto volte. Non sorprende che il 32 % degli intervistati consideri principalmente il costo, mentre solo il 15 % guarda alla liquidità e il 2 % al brand dell’emittente.
Oltre il TER: otto dimensioni per valutare un ETF
Moneyfarm evidenzia che il semplice TER è una misura incompleta. Per una valutazione più accurata occorre considerare: volume di scambiodimensione dell’AUM (fondi sotto i 50 Mio € sono più a rischio di chiusura), spread bid-askdiscount/premium rispetto al NAVanzianità del fondotipo di replica (fisica vs. sintetica), prestito titoli e, naturalmente, costi. Questi fattori incidono sulla qualità dell’esecuzione e sul rischio complessivo dell’investimento.
Moneyfarm Index: una nuova metrica per semplificare la scelta
Per rispondere alle richieste emerse – il 21 % degli intervistati cerca una valutazione sintetica, un altro 21 % desidera più formazione, e il 17 % vuole strumenti di back-test – Moneyfarm ha lanciato il Moneyfarm Index. Si tratta di un punteggio da 0 a 10 che aggrega le otto dimensioni sopra citate, offrendo una panoramica oggettiva della qualità strutturale e della liquidità di ciascun ETF rispetto ai concorrenti diretti. L’indice non pretende di valutare la convenienza dell’asset class, ma di ridurre il rischio di incappare in fondi destinati al delisting e di garantire una migliore esecuzione per gli investitori retail.
Nel contesto attuale, dove la complessità degli strumenti finanziari cresce – ETF a leva, tematici, attivi – la capacità degli intermediari di fornire metriche trasparenti e analisi di sostenibilità diventa cruciale per proteggere il valore dei portafogli dei risparmiatori.



