L’ultima mossa di Intesa Sanpaolo sulla scena assicurativa italiana consiste nell’acquisire una quota consistente di Assicurazioni Generali. L’operazione, avviata tramite la controllata Rocca Salimbeni rende Intesa il principale azionista della compagnia, superando UniCredit di Andrea Orcel.
Intesa Sanpaolo rafforza la presenza in Generali
Grazie alla recente acquisizione di 13,2 % di Generali dalla controllata Mediobanca e a un ulteriore 3 % di derivati il gruppo guidato da Carlo Messina detiene ora 16,2 % del capitale assicurativo, diventando il primo azionista di Trieste. UniCredit, invece, mantiene 9 %. L’intervento di Intesa, supportato da fondazioni come la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino è stato presentato come un passo verso una governance più stabile per il “Leone” del risparmio italiano.
Resistenza di azionisti istituzionali: Caltagirone, Benetton, Delfin e Crédit Agricole
Il percorso verso la chiusura dell’operazione non è privo di ostacoli. Il gruppo Caltagirone azionista con 13 % di Monte dei Paschi, ha deliberato di votare contro tutti i cinque punti dell’assemblea del 29 ottobre, con il sostegno del professor Giovanni Fiori. Benetton (via Edizione) e Delfin (famiglia Del Vecchio) hanno anch’essi manifestato una posizione contraria, formando un fronte che supera il 34 % del capitale. Parallelamente, il Crédit Agricole detentore di quasi 30 % di Banco BPM, ha escluso la partecipazione alla proposta di OPAS su quella banca, indebolendo ulteriormente le prospettive di una fusione tra MPS e Intesa.
Il voto contrario di Caltagirone
La decisione di Caltagirone è stata definita “un voto unico e unanime contro ogni proposta di riorganizzazione”, includendo la doppia offerta su Banca Generali e Banco BPM, la riduzione del capitale, la fusione con Mediobanca, l’acquisto del 13,5 % di Generali da Piazzetta Cuccia e la maxi cedola ai soci. Tale blocco, se confermato dall’assemblea, rende quasi impossibile raggiungere la soglia dei due terzi necessaria per approvare le modifiche proposte.
Implicazioni per la governance di Generali e le prospettive di integrazione
Il board di Generali ha già dato il via libera all’integrazione con Alleanza e, ad agosto, aveva espresso disponibilità a valutare un’offerta proveniente da Siena. Tuttavia, la presenza di nuovi azionisti come CaltagironeBenetton (4,9 %) e Delfin (10,1 %) accresce la complessità della governance, creando una “situazione di arrocco” che richiederà ulteriori negoziati. Intesa ha dichiarato che il suo interesse è legato al utile netto di Generali e che alleanze con UniCredit sarebbero benvenute, aprendo la porta a future collaborazioni di bancassurance.
Nel frattempo, le autorità di vigilanza, tra cui la Consob e l’Ivass hanno convalidato l’acquisto di una quota superiore al 10 % di Generali da parte di Mediobanca Premier, operazione preliminare al progetto più ampio di fusione di Piazzetta Cuccia nella banca senese. Con l’assemblea di MPS fissata per il 29 ottobre, la scena è pronta a definire se la strategia di Intesa prevarrà o se la coalizione di azionisti contrari riuscirà a preservare lo status quo.



