L’Assegno Unico è uno strumento centrale per il sostegno alle famiglie con figli, ma tra gli aspetti meno noti c’è la possibilità di una maggiorazione quando entrambi i genitori sono lavoratori.
Non si tratta però di un aumento automatico: la sua riconoscibilità dipende da una serie di condizioni amministrative e reddituali, oltre che dall’aggiornamento corretto delle banche dati. Capire quali passaggi sono necessari evita ritardi nei pagamenti e la perdita di somme cui il nucleo familiare avrebbe diritto.
In questa guida spieghiamo in modo pratico cosa considera l’INPS, come incide la NASpI e perché l’ISEE aggiornato è spesso il fattore decisivo. L’approccio mira a fornire controlli concreti da effettuare e i canali utili per correggere eventuali incongruenze, come il ricorso a un CAF o a un patronato.
Indice dei contenuti:
Perché la maggiorazione non è sempre riconosciuta
La maggiorazione nota come bonus secondo percettore richiede che entrambi i genitori producano un reddito derivante da un’attività lavorativa effettiva. È importante sottolineare che alcune indennità, pur essendo erogate, non vengono considerate come reddito da lavoro: un esempio tipico è la NASpI, che è una prestazione di disoccupazione e non è equiparata a un reddito da lavoro ai fini della maggiorazione. Perciò, una famiglia in cui un genitore percepisce la NASpI può continuare a ricevere l’Assegno Unico ma senza l’incremento previsto per il secondo percettore.
Quando il diritto si attiva
Il diritto alla maggiorazione diventa effettivo non appena il genitore che era disoccupato termina la NASpI e inizia a svolgere un’attività lavorativa, sia essa dipendente o autonoma. Non conta la durata dell’orario di lavoro o una soglia minima di reddito: il criterio è la natura del reddito, che deve derivare da lavoro effettivo. Tuttavia, il riconoscimento concreto dipende dalla registrazione corretta del nuovo rapporto di lavoro nella banca dati dell’INPS.
Il ruolo dell’ISEE e come evitare errori
L’importo della maggiorazione varia in base all’ISEE del nucleo familiare: alle fasce più basse corrisponde un incremento maggiore. Per ottenere la cifra piena è necessario avere una DSU valida e un ISEE aggiornato. Se l’ISEE non rispecchia la situazione attuale, l’INPS può erogare la sola quota minima dell’assegno, escludendo le maggiorazioni spettanti. Aggiornare tempestivamente la documentazione è quindi fondamentale per non perdere risorse economiche.
Pratiche consigliate
Controllare periodicamente i dati nel cassetto previdenziale e verificare la presenza del nuovo contratto di lavoro nell’anagrafe INPS riduce il rischio di esclusioni o ritardi. In caso di dubbi, rivolgersi a un CAF o a un patronato permette di accertare la correttezza dei flussi informativi e, se necessario, inviare richieste di aggiornamento. Conservare copia dei contratti e delle comunicazioni ricevute dal datore di lavoro aiuta a dimostrare tempestività e diritto alla maggiorazione.
Importi, scaglioni e altre maggiorazioni
L’importo dell’Assegno Unico viene calcolato in funzione dell’ISEE e prevede diverse maggiorazioni: per i figli successivi al secondo, per famiglie numerose, per madri giovani o per figli con disabilità. Il bonus secondo percettore è uno di questi incrementi e può arrivare, nelle fasce ISEE più basse, a un importo significativo per ciascun figlio. È però importante ricordare che le soglie e le aliquote possono essere aggiornate dalle tabelle INPS, perciò conviene consultare le istruzioni ufficiali al momento della domanda.
Oltre a quelle già citate, vi sono maggiorazioni specifiche come l’incremento per madri under 21, per i figli fino a un anno e per nuclei con almeno quattro figli. Tutti questi elementi si sommano e determinano l’importo finale che l’INPS trasferisce mensilmente al singolo nucleo.
Controlli pratici e comportamento in caso di discrepanze
Se l’assegno arriva senza la maggiorazione a cui si ritiene di avere diritto, il primo passo è verificare l’ISEE e la presenza del contratto di lavoro nella banca dati dell’INPS. Successivamente, è opportuno rivolgersi a un CAF o a un patronato per avviare eventuali rettifiche. In molti casi la problematica è dovuta a ritardi di registrazione o a dati non aggiornati; le correzioni documentali e le comunicazioni ufficiali consentono di ottenere il riconoscimento retroattivo delle maggiorazioni spettanti.
In sintesi, la chiave per non perdere la maggiorazione dell’Assegno Unico è una gestione attiva dei documenti: tenere l’ISEE aggiornato, controllare l’aggiornamento dei contratti sul portale INPS e, se necessario, affidarsi a professionisti del settore per le verifiche e le pratiche correttive.
