Maurizio Casasco, deputato e responsabile del Dipartimento Economia di Forza Italia, è un nome che risuona con forza nel dibattito economico europeo. Medico, imprenditore e presidente emerito della Confederazione europea delle piccole e medie imprese, Casasco porta con sé un’esperienza unica e una visione chiara su come rilanciare l’industria europea.
In un’epoca in cui la competitività è la parola d’ordine, Casasco sottolinea l’importanza di indirizzare risorse e regole verso chi produce, investe e crea valore. La sua ricetta per il successo si basa su tre pilastri fondamentali: competitività, innovazione e sostenibilità economica.
La sfida della competitività europea
Casasco è convinto che il principale problema economico dell’Europa sia la competitività. L’Europa si è imposta vincoli stringenti sia sul fronte della transizione ambientale sia su quello dei conti pubblici, mentre i principali concorrenti internazionali, come Cina, India e Stati Uniti, operano in condizioni diverse. Questo ha creato un’asimmetria che pesa sull’industria europea e rischia di tradursi in un problema sociale.
“La transizione ambientale è necessaria, ma deve essere sostenibile dal punto di vista economico e inserita in una dimensione globale”, afferma Casasco. “L’Europa deve correggere questa impostazione e dotarsi finalmente di un vero progetto industriale.”
Il caso dell’automotive
Uno dei settori in cui questa asimmetria si vede di più è l’automotive. Casasco critica l’accelerazione eccessiva verso l’elettrico senza valorizzare abbastanza la neutralità tecnologica e le alternative. “La Cina ha costruito un enorme vantaggio competitivo, anche grazie a costi energetici e condizioni industriali differenti”, spiega. “Nel primo semestre del 2026, le vendite all’estero di vetture made in China sono aumentate del 65%, passando da 45 mila nel 2022 a 12 milioni nel 2026.”
L’importanza della tecnologia
La competizione industriale è sempre più una competizione tecnologica. Casasco sottolinea che l’Europa e l’Italia dipendono ancora troppo da Stati Uniti e Cina nelle tecnologie critiche: semiconduttori, capacità computazionale, intelligenza artificiale, infrastrutture digitali e materie prime.
“Chi controlla questa architettura tecnologica possiede una leva economica e strategica enorme”, afferma Casasco. “Per questo dobbiamo industrializzare l’innovazione, non limitarci a utilizzarla.”
Industrializzare l’innovazione
Industrializzare l’innovazione significa creare le condizioni perché nascano startup, diventino scaleup e possano trasformarsi in grandi campioni industriali capaci di trascinare anche la filiera delle Pmi. Casasco propone di rendere sempre più tecnologica la manifattura e orientare gli investimenti verso le tecnologie di frontiera.
“Pensiamo all’intelligenza artificiale: servono data center, ma i data center richiedono energia e infrastrutture”, spiega Casasco. “Non possiamo affrontare questi dossier separatamente. Anche gli incentivi pubblici devono diventare progressivamente più mirati.”
La proposta fiscale di Forza Italia
Una delle proposte più innovative di Casasco è la flat tax incrementale strutturale. “Sulla quota di reddito prodotta in più rispetto all’anno precedente si applicherebbe un’imposta del 5%”, spiega. “E deve valere in modo semplice e uguale per tutti, per dipendenti, autonomi, professionisti, artigiani, commercianti, imprese individuali e pensionati.”
“Il principio è semplice: chi aumenta la propria attività, investe nella propria crescita e produce più reddito deve avere una convenienza fiscale”, afferma Casasco. “Non è soltanto una riduzione delle tasse, è un incentivo diretto alla crescita e anche alla trasparenza.”
Il ceto medio
Per il ceto medio, Casasco propone di portare l’aliquota Irpef al 33% fino a 60 mila euro. “È una proposta che Forza Italia porta avanti da tempo e che vogliamo riproporre”, afferma. “Negli ultimi anni sono già state destinate risorse rilevanti e strutturali al taglio del cuneo fiscale di circa 13 miliardi annui e alla riduzione delle aliquote attraverso l’accorpamento degli scaglioni di reddito di 5 miliardi annui.”
“Ridurre al 33% l’aliquota fino a 60 mila euro significa lasciare più risorse nelle tasche delle famiglie e sostenere anche la domanda interna”, conclude Casasco. “Nella stessa direzione vanno la detassazione degli aumenti contrattuali e dei premi di produzione e la proposta sulle tredicesime.”



