Negli ultimi mesi i rendimenti dei titoli di Stato hanno registrato una netta accelerazione, segnale evidente di un affanno crescente nel reperimento di liquidità da parte dei grandi debitori sovrani. La pressione non resta confinata al settore pubblico: anche gli attori privati, comprese le banche, cominciano a sentire gli effetti di una più alta avversione al rischio.
Effetti sui mercati emergenti e sugli ETF collegati al debito
Gli ETF passivi che replicano il debito dei paesi emergenti mostrano un indebolimento marcato. La loro esposizione media è inferiore al Prodotto interno lordo dei rispettivi paesi: il Fondo Monetario Internazionale indica una media del 77,2 % rispetto al 108 % delle economie avanzate. Questo divario rende gli investitori più cauti e spinge gli ETF verso una performance meno competitiva.
Obbligazioni bancarie europee: cedole alte ma senza rischio di cambio
Le obbligazioni emesse dalle banche europee offrono cedole medie intorno al 6 %, prive di rischio di cambio. In teoria, un rialzo dei tassi dovrebbe avvantaggiare gli istituti di credito; tuttavia, la presenza di ingenti quantitativi di titoli di Stato nel portafoglio delle banche aumenta la loro sensibilità a un clima di avversione al rischio crescente, riducendo la capacità di trarre beneficio da tassi più alti.
Richiamo storico di Mario Draghi
Il ricordo del 2022, quando una fiammata inflazionistica ha costretto le autorità a innalzare bruscamente i tassi, emerge ancora nell’analisi dei mercati. Durante una lezione dedicata a Karl Brunner, ex governatore della Banca nazionale svizzera, Mario Draghi ha sottolineato l’importanza di non compromettere la crescita economica con una politica monetaria focalizzata esclusivamente sul contenimento dell’inflazione. Quel monito risuona ora, mentre i responsabili di politica monetare cercano un equilibrio delicato.
Spread europeo: il caso francese e il bund tedesco a confronto
Sul mercato secondario i prezzi dei titoli di Stato continuano a scendere, facendo aumentare i rendimenti. Questo mattino, i titoli decennali francesi (OAT) si avvicinavano al 5 %, leggermente sopra i BTP italiani analoghi. L’allargamento dello spread riflette la percezione di maggiore rischio associata a Paesi europei con livelli di indebitamento più elevati, anche se le condizioni congiunturali non sono particolarmente critiche. Al contrario, il bund tedesco a dieci anni rimane intorno al 3,5 %, con prezzi quasi “stracciati” per le scadenze più lunghe, offrendo così rendimenti allettanti a chi può attendere la scadenza.



