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Maxi sequestro di criptovalute collegato alla truffa Voltaiko: cosa è successo

Un’operazione giudiziaria ha portato al blocco di una consistente massa di criptovalute ritenute provento di attività illecite.

L’inchiesta, nota come Cagliostro e coordinata dalla Procura di Bologna, ha concentrato l’attenzione sulla presunta rete che agiva dietro il marchio Voltaiko, accusata di aver attratto migliaia di risparmiatori con offerte di investimenti nel fotovoltaico che gli investigatori definiscono fittizie.

Secondo gli atti, i promotori avrebbero raccolto denaro promettendo rendimenti elevati su impianti all’estero: i fondi, invece di essere impiegati in progetti reali, sarebbero stati trasferiti su piattaforme di scambio e convertiti in criptovalute per ostacolarne la tracciabilità. L’inchiesta, avviata nell’ottobre 2026, ha già portato a sequestri preliminari e al congelamento di conti correnti, dispositivi elettronici e beni di valore.

Com’è avvenuto il sequestro e cosa è stato bloccato

Le forze dell’ordine hanno localizzato numerosi wallet digitali ritenuti contenere proventi derivanti dall’attività contestata. Tra gli esiti più rilevanti c’è il congelamento di oltre 7,5 milioni di dollari in criptovalute: un risultato che, per gli investigatori, rappresenta uno dei sequestri più importanti realizzati in Italia. Parallelamente erano già stati oscurati siti collegati all’organizzazione e bloccati 95 conti correnti, oltre al sequestro di dispositivi elettronici, beni di lusso e lingotti d’oro per quasi 2 milioni di euro complessivi.

Asset immobiliari e legami societari

Nel corso delle attività è emerso il coinvolgimento di patrimoni immobiliari riconducibili a indagati: sono state apposte misure su due ville nel comprensorio di Rimini, intestate a società estere ma collegate agli stessi soggetti. Le indagini hanno ricostruito passaggi societari e flussi finanziari che, secondo gli investigatori, avrebbero servito a dissimulare l’origine dei capitali e a reinvestire i proventi.

Il meccanismo della presunta truffa Voltaiko

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il sistema si basava su uno schema che gli esperti definiscono, nella sostanza, un schema Ponzi: i rendimenti promessi agli investitori sarebbero stati pagati con i capitali raccolti da nuovi sottoscrittori, non da utili derivanti da attività reali. La proposta commerciale faceva leva su certificati, rendicontazioni e profili social curati per trasmettere credibilità, mentre nella pratica gli impianti fotovoltaici indicati come locazione o fonte di reddito non risultavano operativi.

Operatività finanziaria e conversione in valuta virtuale

I soldi raccolti venivano instradati verso exchange e piattaforme di conversione, quindi trasformati in criptovalute per rendere più difficoltosa la tracciabilità. Questo passaggio digitalizzato ha richiesto agli investigatori l’integrazione di competenze tradizionali e tecniche di analisi informatica per seguire i flussi e individuare i portafogli da congelare.

Indagini, persone coinvolte e cooperazione internazionale

Gli indagati nel fascicolo sono una decina e comprendono figure con ruoli diversi: promotori finanziari, consulenti, e – secondo gli atti – anche persone con posizioni professionali rilevanti. Tra gli indagati figura un 44enne di Riccione ritenuto dagli investigatori uno dei promotori principali. I capi di accusa contestati spaziano dall’associazione a delinquere transnazionale alla truffa, dall’autoriciclaggio alla circonvenzione di incapaci, fino all’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Fondamentale è stata la cooperazione con l’ufficio italiano di Eurojust e le autorità della Francia, che ha permesso il tempestivo congelamento di portafogli esteri prima che i fondi potessero essere redistribuiti. Sul piano operativo hanno lavorato congiuntamente la Polizia Postale, la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza, unendo competenze di polizia giudiziaria e investigazione economico-finanziaria.

La vicenda evidenzia come, nello scenario contemporaneo, la commistione tra offerte d’investimento globali e strumenti digitali renda necessaria una risposta investigativa che sia altrettanto internazionale e tecnologica: il caso Cagliostro è stato affrontato con strumenti tradizionali di polizia economica e con avanzate tecniche informatiche per la ricostruzione dei flussi in criptovalute.

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