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21 Giugno 2026

Maxi sequestro di criptovalute nell’operazione Cagliostro contro Voltaiko

Un’azione coordinata ha bloccato criptovalute per oltre 7,5 milioni di dollari riconducibili alla truffa Voltaiko, tra sequestri di beni e iniziative internazionali

Maxi sequestro di criptovalute nell’operazione Cagliostro contro Voltaiko

Un’operazione giudiziaria ha portato al sequestro di oltre 7,5 milioni di dollari in criptovalute, collegati a una vasta frode nel settore dell’energia solare. L’attività investigativa, svolta sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Bologna, ha preso forma nell’ambito dell’operazione denominata Cagliostro e riguarda il caso noto come Voltaiko, descritto dagli inquirenti come un schema Ponzi transnazionale. Le somme trovate e congelate rappresentano una parte significativa dei proventi illeciti attribuiti all’organizzazione, che avrebbe attratto migliaia di risparmiatori promettendo rendimenti legati a presunti impianti fotovoltaici all’estero.

L’operazione Cagliostro e i numeri dell’intervento

L’intervento congiunto della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza di Bologna ha portato a uno dei più consistenti sequestri di valuta digitale registrati in Italia. Gli accertamenti hanno permesso di ricostruire flussi finanziari complessi e di individuare i portafogli digitali in cui erano confluite le risorse sottratte. L’indagine, avviata nell’ottobre 2026, ha già prodotto risultati operativi importanti: oltre al blocco delle criptovalute, in precedenza erano stati oscurati il sito web collegato all’organizzazione e congelati numerosi strumenti finanziari e disponibilità patrimoniali riconducibili agli indagati.

Dettagli sul valore e sulle risorse recuperate

Oltre al saldo in criptovalute, le attività investigative avevano già portato al sequestro di beni materiali e finanziari per quasi 2 milioni di euro, tra cui dispositivi elettronici, beni di lusso, lingotti d’oro e due ville in provincia di Rimini. In totale sono stati congelati 95 conti correnti e raccolta documentazione utile a ricostruire le operazioni economico-finanziarie svolte dagli indagati. Questi provvedimenti costituiscono passaggi fondamentali per interrompere la circolazione dei proventi e per agevolare il recupero per le vittime.

Come funzionava il meccanismo della truffa Voltaiko

Secondo gli investigatori, l’organizzazione proponeva investimenti nel settore green legati a impianti fotovoltaici esteri che in molti casi non esistevano. Gli investitori venivano convinti a versare denaro con la promessa di rendimenti elevati e rapidi. L’elemento tipico del modello adottato è il schema Ponzi, che utilizza i flussi dai nuovi aderenti per pagare rendimenti apparenti ai primi sottoscrittori, creando un effetto a catena fino al collasso. Molti dei soggetti raggirati sono a loro volta vittime della frode, attirati dalla prospettiva di un rendimento sicuro e sostenibile.

La narrazione commerciale e il coinvolgimento dei risparmiatori

La comunicazione del gruppo era costruita su messaggi che richiamavano sostenibilità e innovazione, elementi usati come leva persuasiva per conquistare fiducia. In questo contesto, la promessa di partecipare a progetti “green” ha agito da espediente per mascherare l’assenza di investimenti reali. L’effetto psicologico su piccoli risparmiatori e investitori privati è stato determinante: la combinazione di testimonianze, rendiconti falsificati e garanzie apparenti ha alimentato la raccolta di capitali su scala nazionale.

Conversione in valuta digitale e strategie per ostacolare la tracciabilità

Per rendere meno agevole il tracciamento dei fondi, gli indagati avrebbero trasferito le somme su piattaforme di scambio e le avrebbero convertite in criptovalute. Questo passaggio, spiegano gli investigatori, è tipico nei tentativi di riciclaggio perché la tecnologia digitale può complicare l’individuazione della fonte originaria e la destinazione finale dei capitali. La conversione e la dispersione tra wallet diversi hanno richiesto l’uso di tecniche investigative avanzate per ricostruire la catena dei trasferimenti e collegare i movimenti alle persone coinvolte.

Strumenti investigativi e cooperazione internazionale

Le indagini hanno integrato competenze tradizionali di natura economico-finanziaria con tecniche di indagine informatica sviluppate dal Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica e dal Centro operativo per la Sicurezza cibernetica Emilia-Romagna. Determinante è stata inoltre la cooperazione giudiziaria internazionale: l’ufficio italiano di Eurojust ha coordinato le richieste di congelamento sovranazionale e ha mantenuto contatti con le autorità francesi, consentendo il blocco tempestivo dei portafogli coinvolti.

La vicenda Voltaiko evidenzia la crescente intersezione tra crimine finanziario tradizionale e strumenti digitali: la rapidità con cui risorse reali possono essere convertite in valuta virtuale impone agli organi investigativi di aggiornare continuamente metodi e collaborazioni internazionali. Per le vittime restano aperte le procedure di recupero e le indagini proseguiranno per individuare tutti i responsabili e ricostruire l’esatto ammontare delle perdite subite.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.