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22 Giugno 2026

Morte di Alan Greenspan: il banchiere centrale che guidò la Fed dal 1987 al 2006

Alan Greenspan è scomparso il 22 giugno 2026 a 100 anni per complicazioni del Parkinson. Economista di grande influenza, guidò la Federal Reserve tra il 1987 e il 2006 e il suo operato rimane al centro di dibattiti sul ruolo della politica monetaria nelle crisi finanziarie.

Morte di Alan Greenspan: il banchiere centrale che guidò la Fed dal 1987 al 2006

Il 22 giugno 2026 è stato reso noto che Alan Greenspan che negli Stati Uniti è stato a lungo alla guida della banca centrale, è morto all’età di 100 anni per complicazioni legate al morbo di Parkinson. La notizia è stata diffusa dalla moglie, la giornalista Andrea Mitchell che ha ricordato l’uomo oltre che il funzionario pubblico: un appassionato di sport e musica e un marito con cui era sposata da 29 anni.

La figura di Greenspan è rimasta centrale nella politica economica americana per decenni: nominato presidente della Federal Reserve nel 1987, rimase in carica fino al 2006, servendo sotto quattro presidenti e attraversando periodi di forte crescita ma anche di crisi finanziarie che hanno segnato la storia economica contemporanea.

Il ruolo alla Fed e le crisi affrontate durante il mandato

Appena 69 giorni dopo il suo insediamento la Borsa di New York fu travolta dal Black Monday del 19 ottobre 1987, quando il Dow Jones registrò un calo storico del 22,6% in una sola seduta. In quella fase Greenspan decise di immettere liquidità d’emergenza e di ridurre i tassi a breve termine per sostenere il sistema creditizio: una scelta che contribuì a evitare una discesa in recessione e che gli valse il soprannome di “Maestro” per la capacità di calmare i mercati.

Crisi finanziarie e interventi chiave

Nel corso dei suoi cinque mandati Greenspan gestì altri episodi critici: la crisi finanziaria asiatica del 1997, il default della Russia nel 1998 e il salvataggio dell’hedge fund Long-Term Capital Management nello stesso anno. Durante quegli anni la Fed svolse un ruolo attivo nel preservare la stabilità finanziaria con interventi mirati e disponibilità di supporto liquido, evidenziando come la banca centrale potesse essere chiamata a mitigare shock sistemici.

Frasi, politiche e il dibattito sul suo lascito

Una delle espressioni più ricordate di Greenspan rimane la definizione di “esuberanza irrazionale“, pronunciata il 5 dicembre 1996 in riferimento ai prezzi degli asset finanziari: quella locuzione fu vista come un avvertimento su possibili sopravvalutazioni del mercato azionario, anche se la borsa continuò a salire fino allo scoppio della bolla delle dot-com.

La politica monetaria di Greenspan fu spesso caratterizzata da un approccio accomodante, con una maggiore enfasi sul controllo dell’inflazione rispetto alla piena occupazione. I suoi sostenitori attribuiscono a quella linea il merito di aver presieduto uno dei periodi di espansione più lunghi nella storia economica americana; i critici, invece, sostengono che tassi bassi prolungati e una regolamentazione più leggera del settore finanziario abbiano contribuito alla formazione di bolle, condizionando gli eventi che sfociarono poi nella crisi finanziaria globale del 2007-2008.

Il cosiddetto “Greenspan put” e le conseguenze

Il concetto informale del “Greenspan put” – cioè la percezione che la Fed sarebbe intervenuta per limitare le perdite dei mercati finanziari – è stato al centro delle critiche che lo collegano indirettamente alla creazione di incentivi rischiosi nel sistema creditizio e immobiliare. Alcuni osservatori ritengono che questa dinamica abbia contribuito alla costruzione della bolla immobiliare che esplose negli anni successivi.

Il bilancio personale e il ricordo pubblico

Oltre alla vita pubblica, la figura di Greenspan è stata ricordata anche nella sfera privata: la moglie ha sottolineato la sua passione per il baseball, il tennis, il golf e il jazz e ha definito il loro rapporto come una componente fondamentale della sua esistenza. Sul piano istituzionale il suo mandato rimane il secondo più lungo nella storia della Fed, posizione occupata tra il 1987 e il 2006 e superata solo da quella di William McChesney Martin.

Lo spazio di dibattito aperto dalla sua azione politica resta vivace: da un lato la memoria di una guida capace di gestire crisi immediate, dall’altro le analisi che collegano scelte di lungo periodo a tensioni strutturali nei mercati finanziari. La morte di Alan Greenspan ha riacceso queste valutazioni, mettendo in luce la complessità del ruolo dei banchieri centrali nella governance economica moderna.

Autore

Francesca Galli

Francesca Galli, fiorentina con formazione bancaria, prese la decisione di cambiare carriera dopo un convegno a Palazzo Vecchio: oggi cura analisi di mercati e colonne su risparmio e investimenti. In redazione propone linee editoriali attente alla trasparenza e conserva l'agenda del primo impiego in banca.