L’economia degli Stati Uniti ha mostrato segni di rallentamento nel secondo trimestre del 2026, con una crescita del Pil reale che si è attestata all’1,5% su base annua. Questo dato, reso pubblico dal Bureau of Economic Analysis rappresenta meno della metà della media storica del 3,1% registrata dal 1947. La tendenza al ribasso si conferma per il terzo trimestre consecutivo, sollevando preoccupazioni tra gli economisti.
Investimenti in intelligenza artificiale e spesa dei consumatori
Tra i fattori che hanno contribuito alla crescita del Pil nel secondo trimestre, spiccano gli investimenti non residenziali in particolare quelli legati alla costruzione di infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Tuttavia, gran parte di questi investimenti ha riguardato beni importati, limitando l’impatto netto sul Pil statunitense, che misura la produzione di nuovi beni all’interno del paese. La spesa per consumi è stata robusta, con alcune vendite soddisfatte attraverso il drawdown delle scorte.
Preoccupazioni per le tensioni in Medio Oriente
Un elemento di incertezza per l’economia americana rimane la situazione nel Medio Oriente in particolare nello Stretto di Hormuz. Le fluttuazioni quotidiane dei prezzi del petrolio, spesso legate a voci di possibili accordi, hanno creato un clima di instabilità. Le tensioni in questa regione sono viste come un fattore sfavorevole per la crescita del Pil e per l’inflazione negli Stati Uniti.
L’indice di recessione basato sul Pil, elaborato da Econbrowser si attesta al 7,0% un valore simile a quello del trimestre precedente. Questo indice, che si basa esclusivamente sui dati del Pil disponibili un trimestre dopo la data indicata, non tiene conto delle date delle recessioni stabilite dal NBER.



