Nel 2026 la economia regionale della Puglia ha registrato un’espansione contenuta: il prodotto è aumentato dello 0,4% a prezzi costanti, un ritmo inferiore a quello del Mezzogiorno (0,7%) e appena sotto la media nazionale (0,5%). Questo quadro riflette andamenti settoriali differenti e provoca un’accentuazione dei divari tra province che incide sul benessere territoriale.
Dietro il dato aggregato si colgono forze opposte: da un lato la spinta delle costruzioni, sostenuta da investimenti pubblici; dall’altro la debolezza della manifattura e dei servizi e il calo dell’agricoltura, con conseguenze rilevanti per occupazione e redditi.
Performance dei settori: industria, costruzioni, servizi e agricoltura
Il comparto industriale è rimasto fiacco nel corso dell’anno, condizionato da instabilità geopolitica e tensioni commerciali internazionali che hanno frenato la domanda. Le imprese manifatturiere hanno segnalato vendite deboli nei principali comparti e criticità ancora aperte nello stabilimento dell’acciaieria di Taranto, la cui produzione è rimasta allineata ai livelli del 2026 ma inferiore rispetto ai picchi storici. Allo stesso tempo, la riduzione del costo del credito ha favorito un aumento dell’accumulazione di capitale nelle imprese industriali, sostenendo investimenti produttivi benché limitati.
Edilizia alimentata dal PNRR
Il settore delle costruzioni è stato l’elemento più dinamico, con una crescita marcata trainata anche dagli interventi pubblici del PNRR. In particolare le opere pubbliche hanno accelerato la spesa in conto capitale e favorito la domanda di lavoro e materiali nel comparto.
I servizi hanno invece mostrato un aumento del valore aggiunto molto moderato, nonostante un turismo in forte espansione negli ultimi anni. La crescita del settore alberghiero e ricettivo non si è tradotta in produttività del lavoro adeguata: la produttività rimane inferiore alla media regionale e i salari restano bassi, specialmente nelle attività a più alta intensità occupazionale.
L’agricoltura ha subito una contrazione dell’attività: prezzi di vendita e costi dei principali fattori produttivi sono aumentati, esponendo il settore a rischi legati alle tensioni internazionali e alla volatilità dei mercati.
Mercato del lavoro e condizioni delle famiglie
Nel 2026 il numero complessivo degli occupati ha registrato una lieve flessione dopo un triennio di forte crescita; tuttavia le ore lavorate totali sono aumentate, segnalando una maggior intensità lavorativa. Tra i dipendenti del settore privato si sono ampliate le posizioni stabili, mentre i contratti a termine hanno mantenuto un ritmo di crescita simile all’anno precedente.
Il tasso di occupazione regionale rimane significativamente inferiore alla media nazionale, con gap marcati per donne e giovani. Tra i giovani la quota dei NEET (non occupati né in formazione) continua a essere più elevata che altrove, sebbene abbia mostrato una diminuzione negli ultimi anni. Le retribuzioni reali sono cresciute nel 2026, ma restano al di sotto dei livelli precedenti alla crisi del 2008.
Gli incrementi salariali hanno sostenuto i redditi delle famiglie che, nel complesso, sono aumentati in termini reali nonostante la pressione inflazionistica. Tuttavia la spesa delle famiglie pugliesi continua a essere circa un terzo inferiore alla media nazionale e risulta più penalizzata per i nuclei più numerosi, con figli o con basso livello di istruzione.
Credito, banche e finanza locale
Sul fronte della intermediazione finanziaria la crescita del credito alla clientela residente si è consolidata: sono ripartiti i prestiti alle imprese dopo circa due anni di contrazione, grazie anche al calo del costo del finanziamento, mentre i mutui alle famiglie hanno sostenuto la domanda di credito. La qualità dei prestiti è rimasta stabile su livelli tipici del periodo post-pandemico e la raccolta bancaria tramite depositi, in particolare in conto corrente, ha evidenziato un’accelerazione.
Parallelamente è proseguito il ridimensionamento della rete bancaria territoriale, con la chiusura di ulteriori sportelli e la crescente centralità dei canali telematici nelle operazioni quotidiane.
La finanza pubblica decentrata ha mostrato un aumento significativo della spesa corrente degli enti locali, spinto dai maggiori costi per il personale e per l’acquisto di beni e servizi; la gestione della sanità ha contribuito all’incremento del disavanzo. Al tempo stesso la spesa in conto capitale è salita, sostenuta dai contributi per gli investimenti e dall’avanzamento dei progetti legati al PNRR.



