Il 22 settembre 2026 i mercati di New York hanno registrato una contrazione dei principali indicatori del petrolio. Il WTI è sceso dell’0,85% chiudendo a 94,97 dollari al barile, mentre il Brent ha perso l’1,28% per arrivare a 99,06 dollari. La flessione è stata immediatamente collegata alle notizie provenienti dall’Arabia Saudita sulle proprie infrastrutture energetiche.
Ripresa del gasdotto East-West e prospettiva di esportazione da Yanbu
Il governo saudita ha comunicato il riavvio delle operazioni sul gasdotto East-West una tratta cruciale per il trasporto interno di idrocarburi. La rilevanza di questo impianto risiede nella capacità di riattivare l’export dal porto di Yanbu situato sul Mar Rosso, e di garantire una più stabile fornitura sul mercato internazionale. Quando un nodo logistico di tale importanza ritorna operativo, gli operatori di mercato interpretano il messaggio come una riduzione del rischio di carenza di barili, fattore che tradizionalmente spinge al ribasso i prezzi.
Impatto immediato sui prezzi di WTI e Brent
La percezione di un’offerta più sicura ha immediatamente attenuato le aspettative di rialzo sui contratti futures. In termini pratici, la probabilità che più barili raggiungano i mercati globali diminuisce la pressione di domanda, facendo scendere il costo per unità di peso. Questo meccanismo è tipico dei mercati delle commodities, dove la dinamica domanda-offerta reagisce velocemente a variazioni infrastrutturali o geopolitiche.
Altri fattori che hanno influito sulla flessione
Il movimento al ribasso non è stato determinato solo dal riavvio saudita. Nei primi minuti di contrattazione, i dati sulle scorte statunitensi di crude hanno mostrato un incremento di 7,1 milioni di barili, contro le previsioni di un calo di circa 1,6 milioni. Questo surplus ha rafforzato la tendenza al ribasso, fornendo ai trader una ragione aggiuntiva per ridurre le aspettative di domanda.
Trasferimenti ship-to-ship al largo di Sohar, Oman
Parallelamente, l’Arabia Saudita ha iniziato a trasferire petrolio tramite operazioni ship-to-ship al largo di Sohar in Oman, fuori dallo Stretto di Hormuz. Tali trasferimenti consentono di aggirare le tensioni nello stretto, riducendo il timore che l’interruzione del gasdotto e dell’export da Yanbu potesse provocare una carenza più ampia. Gli analisti di Mind Energy osservano che, sebbene questi volumi aggiuntivi non compensino interamente le esportazioni perse, possono limitare ulteriori ribassi.
Contesto geopolitico e dichiarazioni diplomatiche
Il panorama geopolitico rimane teso. L’ex presidente Donald Trump ha definito gli attuali negoziati con l’Iran “l’ultima occasione” per un accordo, mentre Teheran ha dichiarato di trattare esclusivamente con l’Oman per la gestione dello Stretto di Hormuz, evitando un dialogo diretto con Washington. Il US Energy Secretary Chris Wright ha segnalato che i flussi attraverso lo stretto ammontano a circa 18 milioni di barili al giorno nella giornata più recente, con una media settimanale vicina agli 11 milioni. Sebbene questi numeri rappresentino un miglioramento rispetto alle settimane precedenti, rimangono ancora circa la metà dei livelli pre-guerra, evidenziando una continuità di limitazioni logistiche.



