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15 Ottobre 2026

Scoperta truffa da 5 milioni nel mining fittizio di crypto

Scoperta una truffa da milioni di euro legata a un finto mining di criptovalute, con la Gdf che ha sequestrato 877 mila euro a Trento.

Scoperta truffa da 5 milioni nel mining fittizio di crypto

Una complessa operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Trento ha portato alla luce una truffa di proporzioni notevoli nel mondo delle cryptovalute. Il pulsante meccanismo, brandizzato sotto il nome di Hashburst prometteva guadagni derivanti da un presunto mining fittizio che, secondo gli autori, sfruttava l’intelligenza artificiale per moltiplicare gli investimenti. Le indagini hanno rivelato che dietro a questa facciata si nascondeva una rete di persone, alcune autodefinite esperte di informatica, che ha raccolto denaro da risparmiatori, pensionati, liberi professionisti e piccole imprese. L’attività illegale è stata smantellata grazie a perquisizioni eseguite in diverse regioni del Nord-Italia, con un risultato immediato di 877.000 euro sequestrati.

Operazione della Guardia di Finanza a Trento: sequestro di 877.000 euro

L’azione è stata avviata dalla Gdf di Trento coadiuvata da unità specializzate quali il Servizio Centrale di Investigazione della Criminalità Organizzata e il Nucleo Speciale di Repressione delle Frodi Tecnologiche. Insieme a numerosi Reparti sparsi sul territorio nazionale e con il supporto dell’organo di cooperazione giudiziaria europea Eurojust gli agenti hanno effettuato perquisizioni e sequestri preventivi in Trentino Alto Adige, Lombardia e Veneto. Tali operazioni hanno permesso di bloccare somme ingenti, equivalenti a più di 877.000 euro, e di raccogliere documenti che hanno fornito le prove necessarie per avviare le misure cautelari contro i responsabili.

Misure cautelari e soggetti sotto inchiesta

La Procura Distrettuale ha disposto misure cautelari nei confronti di cinque soggetti coinvolti, includendo il sequestro patrimoniale di due individui per un valore complessivo pari agli 877.000 euro sopra citati. Le misure includono il divieto di gestione di attività finanziarie, il blocco di conti correnti e l’obbligo di presentare garanzie. Tale decisione è stata presa per impedire ulteriori danni e per garantire l’integrità delle indagini. Molti dei presunti esperti informatici presentavano qualifiche ingannevoli, affermando di poter coniugare intelligenza artificiale e crypto mining per generare rendite sbalorditive in tempi brevissimi.

Lo schema fraudolento di Hashburst: il finto mining di criptovalute

Il cuore della truffa ruotava attorno a un modello di finto mining che prometteva guadagni esorbitanti grazie a una sofisticata piattaforma digitale. Gli autori hanno usato termini tecnici come algoritmi di hash e intelligenza artificiale per legittimare il loro operato, creando brochure, siti web e video tutorial che illustravano un processo di estrazione lunatico e apparentemente sicuro. I potenziali investitori venivano invitati a versare capitale in criptovalute tramite portafogli digitali, convinti che il denaro sarebbe stato impiegato in pool di mining reali. In realtà, i fondi venivano semplicemente reindirizzati verso i conti privati dei truffatori, senza alcuna attività di mining concreta.

Danni stimati e diffusione territoriale

Secondo le prime stime dell’indagine, il danno economico direttamente collegato alle denunce presentate ammonta a 877.000 euro, ma gli esperti ritengono che il valore complessivo delle perdite in tutta la regione Trentino Alto Adige – detti “cluster di Trento” – possa raggiungere circa 5 milioni di euro. La truffa non si è limitata al solo Trentino: le indagini hanno evidenziato una replicazione del modello in Lombardia, Veneto e in altre parti d’Italia, coinvolgendo ulteriori risparmiatori e imprese. Il modus operandi si è rivelato così particolarmente pericoloso per chi, attratto dalla promessa di ritorni facili, decideva di investire somme anche consistenti, sperando in un futuro finanziario più stabile.

Un aspetto cruciale dell’operazione è stato il coordinamento con Eurojust che ha garantito lo scambio di informazioni e il rispetto delle normative europee in materia di lotta contro le frodi finanziarie. Grazie a questa sinergia, le autorità hanno potuto tracciare i flussi di denaro anche al di fuori dei confini nazionali, evitando che i fondi potessero essere riciclati o trasferiti all’estero. L’intervento della Gdf, unitamente alle forze di polizia locali e alle unità specializzate, ha dimostrato come una risposta tempestiva e coordinata possa smascherare schemi fraudolenti altamente tecnologici. Gli inquirenti proseguono con l’identificazione di eventuali collaboratori aggiuntivi e con il recupero di ulteriori risorse finanziarie, mentre le vittime sperano di ottenere il rimborso delle somme perse attraverso i procedimenti giudiziari in corso.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.