In un contesto di crisi energetica e aumento dei prezzi del petrolio sei Paesi dell’Unione Europea hanno avanzato una proposta audace: l’introduzione di una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere a livello comunitario. La richiesta, presentata in una lettera congiunta, è stata inviata al ministro delle Finanze dell’Irlanda, che detiene la presidenza di turno dell’UE.
L’iniziativa è stata promossa dal ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil insieme ai colleghi di Italia, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna. La proposta sarà discussa durante la prossima riunione dei ministri delle Finanze dell’area Ue, prevista a Dublino il mese prossimo.
La proposta di tassazione degli extraprofitti
Con il termine extraprofitti si intendono i guadagni eccezionali rispetto ai livelli considerati normali per un determinato settore. Nel caso delle compagnie petrolifere, questi utili aggiuntivi sono collegati all’aumento dei prezzi dell’energia causato dalla guerra in Medio Oriente.
Una tassa sugli extraprofitti è uno strumento fiscale che mira a prelevare una quota maggiore di gettito proprio da questi utili straordinari. L’obiettivo è redistribuire parte di queste risorse per sostenere famiglie e imprese colpite dal caro energia o per finanziare altre misure di politica economica.
L’importanza di un quadro europeo
Nella lettera, i governi firmatari sottolineano la necessità di un quadro europeo per questo tipo di tassazione. Un approccio comune a livello Ue servirebbe a evitare una frammentazione fiscale con regole diverse Paese per Paese, che potrebbe creare distorsioni di concorrenza tra le diverse compagnie petrolifere che operano nel mercato europeo.
L’inserimento del tema all’ordine del giorno del prossimo Ecofin informale a Dublino rappresenterebbe il primo passo formale per aprire un confronto tra tutti i ministri delle Finanze dell’Unione sulla possibilità di un intervento coordinato nel settore.
Le reazioni politiche
La proposta ha suscitato reazioni positive da parte di alcuni esponenti politici. Il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Augusta Montaruli ha dichiarato: “Bene la richiesta dei Paesi europei, tra cui l’Italia, di una tassazione comunitaria degli extraprofitti per permetterci di arginare i prezzi della benzina. Ora l’Europa ci ascolti.”
La richiesta è politica prima ancora che fiscale: costruire un meccanismo comune che permetta di recuperare una parte dei guadagni eccezionali prodotti dalla crisi e utilizzare quelle risorse per alleggerire il peso dell’energia su cittadini e aziende.
“Stiamo vivendo uno dei più grandi shock dell’offerta degli ultimi decenni”, scrivono i sei ministri. E avvertono che “il malcontento per l’aumento del costo della vita sta crescendo in tutto il mondo”.
Il punto di partenza è proprio questo. L’impennata del petrolio non si ferma ai distributori di carburante. Si trasferisce sui trasporti, sulla logistica, sui costi di produzione delle imprese e, attraverso la catena dei prezzi, sul carrello della spesa. Per i governi europei significa anche dover trovare nuove risorse per attenuare gli effetti della crisi senza aggravare ulteriormente i conti pubblici.
Secondo i sei Paesi, le misure adottate finora non sono riuscite ad abbassare o stabilizzare in maniera permanente i prezzi. E continuare a intervenire soltanto attraverso sussidi e compensazioni finanziati dallo Stato rischierebbe di trasferire ancora una volta il costo dello shock sui contribuenti. Da qui il cambio di prospettiva: andare a prendere almeno una parte delle risorse dove la crisi sta producendo profitti eccezionali.
“Abbiamo bisogno di un approccio congiunto che garantisca che coloro che traggono profitto dalla crisi facciano la loro parte nel ridurre l’onere per il pubblico in generale”, sostengono Germania, Italia, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna.



