Nel mese di settembre 2026 gli investitori internazionali hanno cancellato più di 26 miliardi di dollari dai mercati emergenti, toccando sia il segmento azionario che quello obbligazionario. Si tratta del più grande deflusso mensile registrato dalla fine dell’estate, dopo che ad agosto gli stessi asset avevano attirato oltre 11 miliardi di dollari di afflussi netti.
Fuga da 26,3 miliardi: dati chiave del mese di settembre
Il IIF Capital Flows Tracker, pubblicato il 7 ottobre 2026, suddivide il totale di 26,3 miliardi di dollari in due componenti: 19,2 miliardi hanno lasciato le azioni emergenti, mentre 7 miliardi sono stati ritirati dalle obbligazioni. La quota azionaria, che supera i tre quarti del totale, ha generato una pressione immediata sugli indici di borsa dei paesi in via di sviluppo, con effetti a catena sui prodotti finanziari che li replicano.
Perché il capitale è tornato negli USA: ruolo del dollaro e dei Treasury
Secondo l’analisi dell’Institute of International Finance, due forze macroeconomiche hanno guidato il movimento: il dollaro statunitense in forte rialzo e il rialzo dei rendimenti dei Treasury USA. Un incremento dei rendimenti rende i titoli di Stato americani più allettanti rispetto a investimenti più rischiosi nei mercati emergenti, dove la volatilità politica e valutaria è più marcata. Inoltre, molti paesi emergenti detengono debiti denominati in dollari; quando il dollaro si apprezza, il valore reale del debito cresce, indebolendo i fondamentali e spingendo verso l’uscita.
Il mese di agosto aveva mostrato l’effetto opposto: con un dollaro più debole e rendimenti compressi, gli influssi netti ammontavano a 11,4 miliardi di dollari. Il rapido ribaltamento di contesto a settembre ha quindi trasformato il sentiment in maniera drastica.
Ripercussioni sugli ETF europei e consigli per gli investitori
Il mercato europeo degli ETF ha registrato a settembre 41,8 miliardi di dollari di afflussi complessivi, segno di una buona vitalità del settore. Tuttavia, gli ETF esposti ai mercati emergenti hanno subito una pressione significativa. La loro struttura li obbliga a replicare indici che includono titoli meno liquidi rispetto a quelli dei mercati sviluppati; durante un’ondata di riscatti, i gestori sono costretti a vendere a prezzi depressi, amplificando il calo del valore delle quote.
Tracking error e volatilità
Nei periodi di deflusso intenso, il tracking error degli ETF emergenti tende a crescere, poiché la liquidità dei sottostanti si riduce proprio quando è più necessaria. Questo fenomeno si traduce in una maggiore deviazione dall’indice di riferimento, penalizzando gli investitori.
Effetto doppio per le obbligazioni in valuta locale
Gli ETF obbligazionari emergenti denominati in valuta locale subiscono due colpi: il deprezzamento dei bond e la svalutazione delle monete rispetto al dollaro, riducendo ulteriormente i rendimenti netti.
Esposizione valutaria per gli ETF in euro
Quando l’ETF è quotato in euro, si aggiunge un terzo livello di rischio cambiario: la performance dipende non solo dall’andamento dei mercati emergenti, ma anche dal tasso di Cambio euro/dollaro, che può amplificare o attenuare le perdite a seconda della direzione del cambio.
Per chi detiene quote di ETF emergenti, il dato di settembre è un avvertimento sulla rapidità con cui le condizioni macro possono cambiare. È consigliabile rivedere la quota di esposizione, verificare la tolleranza al rischio valutario e monitorare costantemente gli indicatori chiave: i rendimenti dei Treasury USA e la forza del dollaro.



