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19 Luglio 2026

Come gestire ETF, fondi comuni e altri strumenti finanziari in un’eredità

Scopri come gestire ETF, fondi comuni e altri strumenti finanziari in un'eredità, evitando errori fiscali e ottimizzando la divisione tra eredi.

Come gestire ETF, fondi comuni e altri strumenti finanziari in un'eredità

La gestione di un patrimonio ereditario che include ETFfondi comuni e altri strumenti finanziari può essere complessa. Ogni strumento ha regole fiscali diverse e richiede un’attenzione particolare per evitare errori costosi.

In questo articolo, esploreremo come gestire correttamente un portafoglio ereditato, dalla divisione tra eredi alla gestione delle plusvalenze latenti, passando per la fiscalità degli strumenti finanziari.

Cosa succede al dossier dopo il decesso

Quando una banca riceve notizia del decesso del titolare di un dossier, deve bloccare o limitare l’operatività sui rapporti intestati al defunto. Questo processo include la sospensione della normale operatività del dossier, la verifica degli ordini pendenti e la preparazione di una certificazione dei rapporti alla data del decesso.

Gli eredi devono presentare i documenti successori richiesti per sbloccare il dossier. È importante evitare di utilizzare le credenziali online del defunto o impartire ordini come se il titolare fosse ancora vivo.

Delega e cointestazione: cosa cambia

Un dossier con delega permette al delegato di operare per conto del titolare, ma non ne diventa proprietario. La delega cessa normalmente con il decesso del titolare.

In caso di dossier cointestato, è necessario individuare la quota riferibile al defunto. La cointestazione non trasforma automaticamente tutto il patrimonio in proprietà del superstite. Ad esempio, se il valore complessivo del dossier è di 400.000 € e i cointestatari sono due coniugi, la quota presunta del defunto è di 200.000 €, salvo prova di una diversa appartenenza.

Quali strumenti possono trovarsi nel dossier

Un dossier ereditario può contenere una varietà di strumenti finanziari, tra cui azioni quotateETFfondi comuniBTPobbligazioni societariecertificatesliquidità e titoli esteri.

Ogni strumento ha un tema successorio principale diverso. Ad esempio, le azioni quotate hanno un valore fiscale, dividendi e un prezzo di carico, mentre i BTP sono esenti dall’imposta di successione e hanno una tassazione agevolata dei redditi.

Quale valore va indicato in successione

Il valore da dichiarare in successione dipende dalla categoria dello strumento. Non coincide sempre con il prezzo di chiusura del giorno della morte e non coincide necessariamente con il capitale originariamente investito dal defunto.

Ad esempio, per i titoli quotati, il valore fiscale è determinato dalla media dei prezzi dell’ultimo trimestre anteriore all’apertura della successione. Per i fondi comuni ed ETF, il valore è risultante da pubblicazioni o prospetti redatti secondo legge o regolamento.

Titoli di Stato: perché sono particolari

I titoli di Stato italiani e gli altri titoli equiparati previsti dalla normativa non concorrono alla base imponibile dell’imposta di successione. Tuttavia, restano beni del defunto e devono essere attribuiti agli eredi.

Ad esempio, se un portafoglio del defunto include BTP per un valore di 300.000 €, questo valore è escluso dalla base imponibile successoria. Tuttavia, i redditi prodotti dal titolo mantengono la propria tassazione.

Aliquote e franchigie dell’imposta di successione

Le aliquote e franchigie dell’imposta di successione variano a seconda del rapporto con il defunto. Ad esempio, il coniuge e i figli hanno un’aliquota del 4% con una franchigia di 1.000.000 € per beneficiario.

È importante distinguere tra imposta di successione, tassazione delle cedole e tassazione delle plusvalenze, poiché sono tre piani diversi.

Le plusvalenze latenti del defunto

Un portafoglio ereditario può avere guadagni non ancora realizzati, chiamati plusvalenze latenti. Ad esempio, se il costo storico di acquisto di un’azione è di 50.000 € e il valore al decesso è di 140.000 €, la plusvalenza latente è di 90.000 €.

Il trasferimento agli eredi non coincide con una normale vendita sul mercato. Per capire la futura tassazione, è necessario stabilire quale valore fiscale viene attribuito allo strumento in capo agli eredi.

ETF e fondi comuni: il punto fiscale più delicato

ETF e fondi comuni producono redditi che, nella normativa italiana, sono normalmente classificati come redditi di capitale quando positivi. Le perdite possono seguire una disciplina diversa.

Nel passaggio successorio, è necessario distinguere il valore della quota alla data rilevante, il costo fiscalmente riconosciuto, i proventi maturati nel contratto e la differenza positiva liquidata o realizzata.

Perché ETF e azioni non sono uguali fiscalmente

ETF e azioni hanno trattamenti fiscali diversi. Ad esempio, i guadagni positivi su azioni sono considerati redditi diversi finanziari, mentre i guadagni su ETF sono normalmente redditi di capitale.

Le perdite su ETF non compensano direttamente i proventi positivi dello stesso ETF, a differenza delle azioni. È importante considerare queste differenze quando si gestisce un portafoglio ereditario.

Dividendi e cedole maturati prima e dopo il decesso

Nel dossier ereditario possono esserci redditi maturati prima del decesso ma pagati successivamente. Ad esempio, un dividendo deliberato ma non ancora pagato o una cedola maturata su un’obbligazione.

Queste somme possono essere qualificate come redditi maturati dal defunto oppure come proventi degli eredi, a seconda della data e della struttura. La banca deve fornire una ricostruzione analitica.

Portafoglio in perdita al momento del decesso

Un portafoglio ereditario può valere meno del capitale investito dal defunto. In questo caso, la famiglia può essere tentata di aspettare il recupero senza valutare il rischio e la concentrazione.

Ad esempio, se il costo originario del portafoglio è di 500.000 € e il valore alla data del decesso è di 380.000 €, mantenere il portafoglio può significare assumere un rischio eccessivo che gli eredi non avrebbero scelto autonomamente.

Conviene vendere tutto subito?

Non esiste una risposta unica alla domanda se conviene vendere tutto subito. La vendita immediata semplifica la divisione e riduce il rischio di mercato, ma può generare imposte e vendite in momenti sfavorevoli.

Il trasferimento dei titoli mantiene gli investimenti e rinvia la vendita, ma richiede una divisione coerente e dossier idonei intestati agli eredi. La scelta dipende dalla situazione specifica e dagli obiettivi degli eredi.

Come dividere il dossier tra più eredi

Dividere un dossier ereditario in parti uguali non significa necessariamente assegnare metà di ogni singolo titolo. Ad esempio, se un dossier contiene BTP, ETF azionario globale, azioni singole e liquidità, una divisione possibile è assegnare a entrambi gli eredi il 50% di ogni strumento.

Un’altra opzione è attribuire più BTP all’erede prudente e più ETF all’erede con orizzonte lungo, compensando il valore con liquidità. È importante considerare il rischio, il rendimento atteso, la tassazione e la liquidità di ogni quota.

Il valore cambia mentre la successione è aperta

Tra il decesso e lo sblocco del dossier possono passare mesi, durante i quali il mercato si muove. Ad esempio, se il valore del dossier al decesso è di 600.000 € e il valore al momento della divisione, otto mesi dopo, è di 520.000 €, gli eredi dividono beni che valgono 520.000 €.

È importante non promettere agli eredi somme fisse basandosi sul valore del portafoglio nel giorno del decesso.

Eredi con profili di rischio diversi

Gli eredi possono avere profili di rischio diversi. Ad esempio, un erede pensionato può avere bisogno di liquidità, mentre un erede più giovane può preferire investimenti a lungo termine.

In questo caso, è importante trovare un equilibrio tra le esigenze di liquidità e gli obiettivi di investimento a lungo termine. Una soluzione possibile è dividere il portafoglio in modo che ogni erede riceva una quota che rispecchia il proprio profilo di rischio.

Autore

Francesca Spadaro

Francesca Spadaro ha ricostruito una catena di investimenti veronese partendo dai bilanci depositati alla Camera di Commercio; è analista finanziaria che coordina dossier su PMI e mercati. Laureata in economia, collabora con camerali locali e cura newsletter economiche territoriali.