In un’epoca in cui l’Europa cerca di trasformare il risparmio in investimenti produttivi, due strumenti finanziari stanno emergendo come pilastri fondamentali: i Pir e i Sia. Questi contenitori fiscali non solo incentivano gli investimenti di lungo periodo, ma indirizzano anche il capitale verso il tessuto produttivo nazionale e europeo.
Con oltre 12.500 miliardi di euro parcheggiati in depositi e conti correnti, l’Europa ha un’enorme riserva di risparmio che spesso non viene sfruttata al meglio. La Savings and Investments Union un’iniziativa della Commissione europea, mira a mobilitare queste risorse per sostenere crescita, innovazione e competitività. In questo contesto, i Pir e i Sia giocano un ruolo cruciale.
I Pir: un successo italiano
, i Pir hanno conquistato 820.000 risparmiatori, con masse per 27 miliardi di euro. Questi strumenti offrono un’agevolazione fiscale significativa, esentando i redditi finanziari a fronte di un investimento mantenuto per almeno 5 anni. I Pir rappresentano tra il 9 e il 13% del flottante dei mercati Ftse Italia MidCap, Small Cap e Egm, dimostrando il loro impatto concreto sul mercato azionario italiano.
Esiste anche una versione alternativa dei Pir, destinata a finanziare le imprese di minori dimensioni, che offre benefici fiscali ancora più generosi. Questi strumenti sono essenziali sia per i risparmiatori che per il mercato, e la raccomandazione europea del 30 offre l’opportunità di compiere un ulteriore passo avanti.
I Sia: una nuova frontiera europea
La Commissione europea ha invitato gli Stati membri a sviluppare i Sia o Savings and Investment Account, lasciando ampia libertà nella loro configurazione. Assogestioni propone un nuovo contenitore fiscale accanto ai Pir, con un maggiore orientamento agli investimenti europei e azionari. Questo strumento, che prevede almeno il 70% di investimenti in emittenti dell’Unione Europea, potrebbe diventare un punto di riferimento per i risparmiatori.
Nel dibattito nazionale, diverse ipotesi di strutturazione dei Sia sono state formulate, la maggior parte delle quali ricalca la proposta di Assogestioni. Tuttavia, un’idea che si distingue è quella di emulare gli Isk svedesi che offrono un regime fiscale agevolato basato su un prelievo annuale sul patrimonio medio. Questo approccio, tuttavia, è difficilmente conciliabile con il principio della tassazione sul realizzato che caratterizza la fiscalità italiana.
Isk svedesi: un modello da valutare
Gli Isk svedesi si caratterizzano per l’ampiezza dell’oggetto dell’investimento e l’assenza di un holding period minimo per accedere al regime fiscale agevolato. Tuttavia, il loro regime fiscale, che prevede un prelievo annuale sul patrimonio medio, assomiglia a un’imposta patrimoniale, poco gradita ai cittadini italiani. Inoltre, questo approccio incentiva un comportamento di investimento a breve termine, lontano dalle logiche di medio-lungo periodo che sono fondamentali per i mercati finanziari.
Il futuro dei Pir e dei Sia
Un contenitore fiscale diversificato per asset e geograficamente, detassato se mantenuto per almeno 5 anni, rappresenta un’opportunità unica per i risparmiatori. Questi strumenti non solo creano valore, ma immettono nuove risorse nell’economia e promuovono una corretta educazione finanziaria. In un contesto in cui i cambiamenti demografici richiedono una pianificazione rigorosa delle risorse finanziarie, i Pir e i Sia si rivelano essenziali per affrontare con dignità una vita sempre più lunga.



