Salta al contenuto
24 Luglio 2026

Crescita imprenditoriale in Italia: 33mila nuove attività nel secondo trimestre 2026

Nel secondo trimestre del 2026, l'Italia ha registrato un saldo positivo di 33mila nuove imprese, con una crescita significativa nei settori dei servizi e delle costruzioni.

Crescita imprenditoriale in Italia: 33mila nuove attività nel secondo trimestre 2026

Nel secondo trimestre del 2026, il panorama imprenditoriale italiano ha mostrato segni di vitalità, con un saldo positivo di 32.709 nuove attività. Questo risultato è il frutto di 83.169 nuove iscrizioni e 50.460 cessazioni, portando il numero complessivo delle imprese registrate a oltre 5,8 milioni. La crescita, pari allo 0,56%, è in linea con il dato registrato nello stesso periodo del 2026.

Questi dati, emersi dall’analisi Movimprese condotta da Unioncamere e InfoCamere rivelano un sistema produttivo in evoluzione, con settori che avanzano a ritmi diversi. La ripresa è trainata principalmente dai servizi e dalle costruzioni mentre settori tradizionali come l’agricoltura e la manifattura mostrano un avanzamento più lento.

I settori in crescita: servizi e costruzioni in prima linea

Tra i settori più dinamici, spiccano le attività finanziarie e assicurative che hanno registrato un incremento dell’1,91% con 2.868 nuove imprese. Seguono le attività professionali, scientifiche e tecniche con un aumento dell’1,59% e 4.059 nuove unità. Anche i servizi amministrativi e di supporto hanno visto un incremento di 2.577 imprese.

In termini assoluti, il settore delle costruzioni ha contribuito maggiormente alla crescita, con un saldo positivo di 5.369 attività. Subito dopo si collocano alloggio e ristorazione con 4.851 nuove imprese, e il settore immobiliare che ne aggiunge 3.191. La manifattura invece, rimane quasi immobile con un saldo positivo di sole 483 aziende, mentre l’agricoltura e la pesca crescono dello 0,23% con 1.549 nuove imprese.

L’artigianato in ripresa, ma con una trasformazione in corso

Un segnale positivo arriva dall’artigianato che nel trimestre ha registrato 21.542 nuove imprese e 16.341 chiusure, con un saldo netto di 5.201 unità. Tuttavia, questa ripresa è sostenuta quasi interamente dall’edilizia che ha visto un aumento di 2.660 unità. Al contrario, l’artigianato manifatturiero continua a perdere terreno, chiudendo il trimestre con 289 imprese in meno.

Questa trasformazione riflette un cambiamento nella composizione del settore, con una diminuzione del peso delle attività produttive tradizionali. La crescita dell’artigianato, quindi, nasconde una riorganizzazione interna che merita attenzione.

La geografia della crescita: Sud e Isole in testa, ma il Centro è il più dinamico

La crescita imprenditoriale riguarda tutte le aree del Paese, ma con intensità diverse. In termini assoluti, il Sud e le Isole guidano la classifica con 11.129 nuove imprese, circa un terzo dell’incremento nazionale. Seguono il Nord-Ovest con 8.121 nuove attività e il Centro con 7.730.

Se si considera il tasso di crescita, il primato passa al Centro che avanza dello 0,64% trainato dal Lazio (+0,73%) e dalla Toscana (+0,60%). A seguire si posizionano il Mezzogiorno (+0,56%), il Nord-Est e il Nord-Ovest entrambi con un tasso di crescita dello 0,53%. Tra le singole regioni, i tassi di crescita più elevati spettano alla Valle d’Aosta (+0,86%), al Lazio (+0,73%), all’Abruzzo e alla Campania entrambe con un +0,71%.

Questi dati confermano un sistema imprenditoriale italiano in espansione, ma con dinamiche diverse a seconda del settore e della regione. La crescita, sebbene positiva, richiede un’attenzione particolare alle trasformazioni in corso, soprattutto nei settori tradizionali.

Autore

Francesca Galli

Francesca Galli, fiorentina con formazione bancaria, prese la decisione di cambiare carriera dopo un convegno a Palazzo Vecchio: oggi cura analisi di mercati e colonne su risparmio e investimenti. In redazione propone linee editoriali attente alla trasparenza e conserva l'agenda del primo impiego in banca.