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20 Settembre 2026

Criptovalute e bilancio: novità contabili, volatilità e USA-UE

Le criptovalute cambiano il modo di fare contabilità, aumentano il rischio di mercato e spingono verso una nuova regolamentazione globale

Criptovalute e bilancio: novità contabili, volatilità e USA-UE

Negli ultimi anni l’adozione delle criptovalute da parte delle imprese è cresciuta in modo significativo, sia come strumento di investimento sia come alternativa di liquidità. Questa evoluzione ha costretto autorità fiscali e organismi di standard contabili a fornire indicazioni operative per inserire i token digitali nei bilanci civilistici.

Classificazione contabile delle criptovalute in Italia

Il provvedimento n. 200904/2026, frutto della collaborazione tra l’ Agenzia delle Entrate e l’ Organismo Italiano di Contabilità (OIC) definisce le criptovalute come beni immateriali non monetari. Tale qualificazione le separa dalle valute tradizionali e dai titoli di debito, evidenziando la loro natura digitale priva di supporto fisico. La norma distingue poi due destinazioni contabili: le crypto destinate a generare reddito a medio-lungo termine sono trattate come immobilizzazioni immateriali soggette a eventuale ammortamento; quelle acquistate per rivendere rapidamente o per gestire la liquidità operativa rientrano nella voce di rimanenze valutate con costi medi ponderati o al valore di mercato.

Volatilità e informazioni di mercato: cosa dicono gli studi recenti

Una revisione della letteratura pubblicata nel 2026 analizza 977 articoli sul tema, evidenziando che i mercati delle criptovalute mostrano ampie fluttuazioni di prezzo assenza di un’autorità di controllo centrale e una rapidissima evoluzione tecnologica. I risultati indicano che i modelli tradizionali di efficienza di mercato non riescono a spiegare pienamente i prezzi delle crypto, suggerendo la necessità di integrare approcci di finanza comportamentale, economia della complessità e teoria istituzionale. La ricerca sottolinea inoltre l’urgente bisogno di dati più affidabili e di un quadro regolamentare capace di ridurre arbitraggi, manipolazioni e rischi di perdita per gli investitori.

Nuove regole negli Stati Uniti e in Europa

CLARITY Act e ruolo di CFTC e SEC

Negli USA il Digital Asset Market Clarity Act noto anche come CLARITY Act, prevede di spartire la supervisione degli asset digitali tra la Commodity Futures Trading Commission (CFTC) e la Securities and Exchange Commission (SEC). Dopo un prolungato stallo, il presidente Donald Trump ha accettato le disposizioni etiche che impongono ai funzionari federali di cedere le proprie partecipazioni in criptoattività o di collocarli in blind trust, impedendo loro di promuovere nuovi token durante il mandato. Il testo, reso pubblico dai senatori repubblicani, richiede inoltre l’intervento dei procuratori generali statali per far rispettare le regole, un passo che potrebbe accelerare l’adozione di una supervisione più coerente.

Il quadro MiCA e la prossima revisione in Europa

In Europa, il Markets in Crypto-Assets Regulation (MiCA) è operativo dal dicembre 2024, imponendo licenze unificate per fornitori di servizi cripto e requisiti stringenti per stablecoin e token collegati a asset sottostanti. Gli emittenti devono pubblicare un white paper mantenere riserve adeguate e ottenere l’autorizzazione preventiva. Il regolamento introduce anche il “passporting”, che consente a un’azienda autorizzata in uno Stato membro di operare in tutti i 27 paesi dell’Unione. Attualmente la Commissione europea sta avviando una consultazione per valutare l’efficacia di MiCA, con particolare attenzione alla finanza decentralizzata (DeFi), tema anch’esso al centro del dibattito legislativo americano.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.