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30 Ottobre 2026

Del Vecchio rifiuta offerta 30 miliardi su Delfin

Del Vecchio rifiuta l’offerta da 30 miliardi su Delfin, difendendo l’eredità italiana

Del Vecchio rifiuta offerta 30 miliardi su Delfin

Il 29 ottobre 2026, una proposta senza precedenti ha tolto il fiato al mondo della finanza italiana: Michal Strnad, imprenditore ceco noto per le sue attività nel settore della difesa, ha avanzato un’offerta di 30 miliardi di euro per acquistare l’intero capitale di Delfin, la holding che raccoglie le partecipazioni degli eredi di Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica. La proposta, formalizzata in una lettera di cinque pagine datata 20 ottobre, è stata comunicata ai soci pochi giorni prima della scadenza di 30 giorni per l’accettazione.

Chi ha lanciato l’offerta e quali sono le condizioni principali

L’interessato è Michal Strnad, a 34 anni già attivo nel mercato armamentistico e finanziario della Repubblica Ceca. Attraverso la società di investimento Lumina Crown, ha già acquisito una quota significativa di Pirelli, dimostrando una strategia di ingresso nelle grandi imprese italiane. Per Delfin, la cifra proposta corrisponde approssimativamente al Net Asset Value (NAV) scontato del 30 %, un meccanismo standard per le operazioni su holding con asset diversificati. L’offerta prevede la possibilità di acquistare il 100 % della partecipazione o, in alternativa, il 62,5 %, sufficiente a garantire il controllo.

Le esigenze di consenso tra gli otto eredi

Delfin è detenuta in parti uguali da otto eredi, ciascuno titolare del 12,5 % del capitale. Per accettare la proposta è necessaria l’unanimità, requisito che finora ha generato tensioni interne: alcuni membri hanno lamentato di essere stati informati tardivamente della lettera di Strnad. Inoltre, il rapporto con Francesco Milleri, presidente di Delfin e amministratore delegato di EssilorLuxottica, è complesso, con divergenze sulla gestione delle partecipazioni e sulla strategia di sviluppo a lungo termine.

Il valore strategico di Delfin ed EssilorLuxottica per l’Italia

Oltre al valore puramente finanziario, Delfin custodisce partecipazioni di cruciale importanza per l’economia nazionale. La holding è il principale azionista di EssilorLuxottica, con una quota del 32,4 % del capitale, gruppo nato dalla fusione tra la parte industriale italiana di Luxottica e la francese Essilor, che rappresenta il più grande produttore mondiale di occhiali. Inoltre, Delfin detiene importanti stake in Monte dei Paschi di Siena (17,6 %), Generali (10 %) e una partecipazione significativa in Unicredit. Queste posizioni sono viste da Leonardo Maria Del Vecchio come “presidi” che devono rimanere stabili e trasparenti, al servizio delle istituzioni e dei risparmiatori italiani.

Rischi di un possibile cambio di controllo

Un passaggio di proprietà di Delfin nelle mani di un capitale estero potrebbe innescare una serie di obblighi regolamentari, tra cui la necessità di lanciare un'offerta pubblica di acquisto (OPA) su EssilorLuxottica, quotata a Parigi con una capitalizzazione superiore agli 80 miliardi di euro. Questo scenario aumenterebbe la vulnerabilità dell’intero ecosistema produttivo italiano, poiché la governance di un colosso dell’occhialeria sarebbe soggetta a decisioni prese al di fuori del territorio nazionale.

Le dichiarazioni di Leonardo Maria Del Vecchio e le richieste di trasparenza

Leonardo Maria Del Vecchio ha risposto con una nota ferma: “Il lavoro di una vita di mio padre deve restare un patrimonio dell’Italia”. Il figlio sottolinea che EssilorLuxottica non è semplicemente un “asset” finanziario, ma il “vero campione italiano nel mondo”, dove talento, lavoro e visione si sono tradotti in occupazione e crescita economica. Inoltre, ha richiesto che la provenienza dei fondi offerti sia verificata in maniera esaustiva dalle autorità competenti, rimarcando l'importanza di una trasparenza totale in un'operazione di tale portata.

Nel contempo, Del Vecchio ha ribadito l'intenzione di continuare a difendere l’eredità familiare insieme agli altri soci disposti a seguirlo, mantenendo un dialogo aperto con le istituzioni e con i risparmiatori. Al momento, la holding non ha fornito ulteriori commenti, lasciando aperta la possibilità di un futuro conflitto tra gli interessi familiari, gli obblighi di governance e la tutela del patrimonio nazionale.

Autore

Niccolò Conforti

Niccolò Conforti ha seguito il lancio di una startup napoletana in un incontro al Centro Direzionale, sostenendo una linea editoriale pro-innovazione nel settore fintech. Analista fintech, porta un dettaglio biografico: mantiene un registro delle prime pitch a cui ha assistito a Napoli.