La trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione non è completa se non comprende anche chi fatica ad usare gli strumenti online.
Per anni il problema principale è stato la distanza tra servizi disponibili e cittadini che non possiedono o non sanno gestire SPID o la Carta d’identità elettronica. La risposta che sta arrivando prova a ridurre questa frattura: una soluzione che consente a una persona di fiducia di operare per conto di chi non può farlo autonomamente, mantenendo però controlli e tracciabilità.
Dietro l’iniziativa c’è l’idea di una delega digitale centralizzata, pensata non come bypass della sicurezza ma come strumento di accesso inclusivo. La misura è prevista da uno schema di DPCM che ha ricevuto il parere favorevole del Garante per la privacy e che mira a inserire la funzionalità nell’ambito degli obiettivi del PNRR. In pratica, si rafforza il concetto di identità digitale rendendola utilizzabile anche attraverso una figura intermediaria autorizzata.
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Cosa cambia con la delega digitale
La novità più significativa è l’istituzione di una piattaforma nazionale unica per la gestione delle deleghe, affidata all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Questo approccio mette fine alla molteplicità di procedure diverse per ciascun ente, introducendo regole uniformi: ogni cittadino iscritto all’Anagrafe nazionale potrà nominare fino a due delegati e ogni delegato avrà un numero massimo di incarichi. La delega non sarà necessariamente vincolata a un singolo servizio, ma potrà coprire più amministrazioni a seconda delle scelte del titolare.
Piattaforma unica e regole operative
Il sistema centralizzato punta a ridurre duplicazioni e passaggi burocratici: l’attivazione sarà tracciata, con notifiche al titolare e uno storico consultabile delle operazioni eseguite dal delegato. È importante sottolineare che il delegato dovrà disporre di una identità digitale attiva e sicura; non si elimina quindi il requisito della verifica digitale, ma lo si estende per consentire a soggetti terzi di operare in nome e per conto del titolare, con trasparenza e limiti predefiniti.
Come si attiva la delega e quali sono i limiti
L’attivazione è pensata per essere flessibile: la richiesta può essere inoltrata interamente online, confermata entro 30 giorni, oppure realizzata con assistenza remota — una modalità utile per gli over 65 e per persone con disabilità — o ancora con il supporto in presenza negli uffici comunali. La delega avrà una durata massima di due anni, ma potrà essere modificata o revocata in qualsiasi momento dal titolare. Alcuni eventi interrompono automaticamente l’incarico, ad esempio il raggiungimento della maggiore età per un delegato minore.
Servizi delegabili e esclusioni
Non tutti i servizi saranno accessibili tramite delega: ogni amministrazione definirà tre categorie operative — servizi pienamente delegabili, servizi con restrizioni e servizi esclusi. In particolare, l’accesso ai dati sanitari seguirà regole più stringenti: solo soggetti qualificati potranno vedere informazioni sensibili del Fascicolo sanitario elettronico, mentre i delegati generici avranno limitazioni per tutelare la privacy del titolare.
Sicurezza, tracciamento e ragioni di preoccupazione
La nuova disciplina contiene misure di sicurezza precise: ogni accesso verrà registrato, ogni operazione tracciata e il cittadino sarà tempestivamente informato. Questi meccanismi servono a prevenire abusi e frodi digitali, fenomeno in crescita a fronte dell’espansione dei servizi online. Parallelamente al lancio della delega digitale, si lavora anche su verifiche per identificare SPID duplicati e su una sezione unificata dell’Anagrafe dedicata agli strumenti digitali del cittadino.
Il dibattito pubblico e i timori sul controllo
Accanto agli aspetti pratici è nato un dibattito più ampio sul ruolo del digitale nelle relazioni fra cittadino e Stato. Episodi recenti hanno alimentato il confronto: su un piano culturale e mediatico, discussioni tenute il 5 marzo 2026 e il 22 marzo 2026 hanno portato all’attenzione del pubblico i rischi di un controllo troppo invasivo legato all’evoluzione delle infrastrutture finanziarie e digitali. Queste discussioni sottolineano la necessità di bilanciare accessibilità e diritti, soprattutto quando si parla di strumenti come le valute digitali delle banche centrali o di sistemi che condizionano l’accesso ai servizi.
