La Repubblica Democratica del Congo è al centro di una delle più gravi crisi sanitarie degli ultimi anni. L’attuale focolaio di Ebola causato dal ceppo Bundibugyo, ha già superato gli 8.300 casi confermati, provocando più di 4.000 decessi. Parallelamente, un centro di transito per i pazienti è stato raso al suolo da un incendio, complicando ulteriormente gli sforzi di contenimento.
Incendio a Kigonze e conseguenze sul terreno
Nel campo di Kigonze, ai margini di Bunia, il centro di transito per pazienti è stato distrutto durante un’operazione militare volta a recuperare armi. Le forze armate congolesi hanno provocato l’esplosione che ha ridotto in cenere l’intera struttura. Secondo le Nazioni Unite, circa 19 mila persone hanno abbandonato il campo, facendo aumentare la difficoltà di monitorare e assistere i malati. La perdita del posto chiave di accoglienza indebolisce il tracciamento dei contatti proprio quando migliaia di sfollati rischiano di diffondere il virus in nuove comunità.
Impatto sulla sorveglianza e sul tracciamento
Con il centro fuori uso, le squadre sanitarie devono ora operare in condizioni più precarie: il trasporto di campioni, la diagnostica rapida e la ricerca dei casi sospetti diventano più lenti. La mancanza di una base fissa ostacola la capacità di intercettare rapidamente i soggetti a rischio e di ricostruire eventuali nuove catene di trasmissione, soprattutto nelle zone dove l’accesso è già limitato da conflitti e da terreni impervi.
Dati epidemiologici: casi e morti in crescita
Il bilancio più recente, diffuso il 2 ottobre, registra 8.300 infezioni confermate e 4.018 decessi in sette province, con un incremento di 233 casi e 117 morti rispetto al 26 settembre. Questo salto rende l’attuale epidemia la più grave nella storia del Congo, superando il picco del periodo 2018-2020 e posizionandosi al secondo posto solo dopo la devastante ondata dell’Africa occidentale del 2014-2016.
Andamento territoriale della trasmissione
Nonostante l’aumento dei totali, la dinamica territoriale varia notevolmente. Nell’Ituri la trasmissione ha iniziato a declinare dopo il picco di metà agosto, mentre nel Nord-Kivu il picco è stato più tardivo, raggiunto a metà settembre, per poi mostrare una leggera flessione. Al contrario, l’Haut-Uélé mantiene un ritmo di contagio sostenuto e il Tshopo presenta segnali di una nuova ripresa. L’Organizzazione Mondiale della Sanità rileva che, a causa delle difficoltà di sorveglianza nelle aree più isolate, le statistiche potrebbero non riflettere pienamente la reale incidenza del virus.
Finanziamenti internazionali: il nuovo pacchetto G20
Il 30 settembre il G20 e altri grandi donatori hanno annunciato un impegno complessivo di oltre 470 milioni di dollari per rafforzare la risposta all’Ebola. I fondi sono destinati a potenziare la sorveglianza, il tracciamento dei contatti, le capacità assistenziali, i laboratori di diagnostica e la protezione del personale sanitario. Tra i versamenti più consistenti figurano 267 milioni dagli Stati Uniti, 90 milioni dalla Banca Mondiale, 67,5 milioni dal Regno Unito, 24,8 milioni dalla Germania, 18 milioni dalla Corea del Sud e 16 milioni dalla Francia.
Contributi di Italia e Francia
L’Italia ha confermato un ulteriore stanziamento di 10 milioni di euro, portando il suo apporto complessivo a 12,8 milioni. Gran parte del finanziamento italiano sarà impiegata nei trial clinici per valutare nuovi vaccini, nell’acquisto di forniture mediche essenziali e nelle attività di prevenzione, poiché non esiste ancora un vaccino specificamente approvato contro il ceppo Bundibugyo. La Francia, dal canto suo, ha destinato 13,4 milioni di euro (circa 15,1 milioni di dollari) tra gennaio e luglio. Il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot, in visita a Bunia il 3 ottobre, ha sottolineato la necessità di prevenire una recrudescenza e ha annunciato ulteriori richieste di fondi durante le prossime discussioni di bilancio. La presenza francese si concretizza anche nel programma PRISM avviato nel 2023, volto a rafforzare la capacità locale di risposta. Il 6 ottobre si terrà a Parigi una conferenza umanitaria nazionale in cui verranno discussi gli interventi sul territorio congolese.



