Nel secondo e terzo trimestre del 2026 le partecipazioni azionarie delle famiglie sono state ricostruite attraverso una regressione di differenze logaritmiche sulla variazione del valore dell’S&P 500 dal 2022 al 2026. I dati provengono dal Flow of Funds della Federal Reserve, dal BEA e dal NBER, e sono espressi in logaritmi con base 1995-Q3 = 0. Questo approccio consente di confrontare direttamente le tendenze attuali con quelle del periodo di massima espansione, avvenuta intorno al 2000.
Il risultato principale è che, sebbene le partecipazioni azionarie siano aumentate di poco oltre il 40 % rispetto al livello di picco, la loro rappresentanza sulla ricchezza totale delle famiglie è salita a circa il 31 % del patrimonio netto, contro il 26 % registrato nel 2000. In altre parole, la quota patrimoniale è più elevata nonostante una crescita più moderata del valore assoluto delle azioni.
Andamento delle partecipazioni azionarie dal 2000 al 2026
Nel 2000 le famiglie detenevano il 60 % di picco delle partecipazioni azionarie, quando il mercato azionario globale raggiunse valori record. Da allora, la crescita è stata più contenuta: le stime per 2026-Q2 e 2026-Q3 indicano un aumento di poco più del 40 % rispetto al valore di base. Il grafico allegato evidenzia la traiettoria logaritmica (scala sinistra, colore blu) e, sulla scala destra, la quota patrimoniale (rosso). Le date di inizio-fine recessione, definite dal NBER, sono evidenziate in grigio, mostrando come i picchi di partecipazione coincidano con fasi di espansione economica.
Stime per il 2026-Q2 e 2026-Q3
Le previsioni per il secondo e il terzo trimestre 2026 sono state ottenute mediante una regressione lineare dei log-differenziali delle partecipazioni su quelli del valore dell’S&P 500 tra il 2022 e il 2026. Tale metodo, elaborato dagli autori a partire da fonti ufficiali, riduce al minimo le distorsioni introdotte da variazioni temporanee del mercato e offre una stima più robusta del trend di lungo periodo.
Quota patrimoniale e propensione marginale al consumo: un confronto
Il valore della quota patrimoniale del 31 % nel 2026 supera quello del 26 % del 2000, indicando una maggiore concentrazione di ricchezza finanziaria all’interno del portafoglio familiare. Questa dinamica è confermata da Beach, Gamber e Moran (2025), i quali hanno documentato una riduzione della propensione marginale al consumo (MPC) derivante da una crescente eterogeneità della ricchezza. Nello specifico, la MPC era di circa 3,4 centesimi per dollaro nel 2000, scendendo a 2,6 centesimi per dollaro nel 2019.
Una riduzione della MPC implica che, a parità di aumento della ricchezza, la spesa delle famiglie cresce meno rapidamente. Questo fenomeno è particolarmente rilevante quando si considerano variazioni di grande entità nella ricchezza complessiva delle famiglie.
Impatto di una perdita di 3 trilioni di dollari sulla spesa nazionale
Un calo improvviso di $3 trilioni nella ricchezza delle famiglie, pari al valore registrato la scorsa settimana, si tradurrebbe, applicando la MPC del 2019 (2,6 c), in una diminuzione della spesa di circa $80 miliardi. In un contesto di consumo nominale trimestrale di $22,5 trilioni (SAAR) per il terzo trimestre, tale riduzione appare marginale.
Tuttavia, se il calo di $3 trilioni fosse accompagnato da un cambiamento strutturale nella MPC, l’effetto sulla domanda aggregata sarebbe molto più pronunciato. Una permanenza di una MPC più bassa potrebbe limitare la capacità di assorbire shock di produzione e ridurre la resilienza del ciclo economico.
La combinazione di una quota patrimoniale più elevata, ma di una crescita più lenta delle partecipazioni azionarie e di una MPC in diminuzione, suggerisce che la capacità delle famiglie di tradurre la ricchezza finanziaria in consumo sta cambiando. Gli operatori di politica monetaria e gli analisti di mercato dovranno tenere conto di questi fattori quando valuteranno l’andamento futuro dell’economia nazionale.



