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2 Novembre 2026

Pil in flessione ma non ancora recessione: le ragioni del CDCEF

Il comitato per la datazione del ciclo economico spiega perché i numeri dei primi tre trimestri del 2026 indicano debolezza ma non consentono ancora di identificare una recessione vera e propria

Pil in flessione ma non ancora recessione: le ragioni del CDCEF

Il Pil francese ha registrato una leggera contrazione nel terzo trimestre del 2026, con una variazione trimestrale pari a -0,1%. Questo andamento segue un calo dello -0,2% nel primo trimestre dello stesso anno e una fase di stagnazione nel secondo trimestre. Di conseguenza alcuni commentatori hanno parlato di «technical recession», ma il comitato incaricato della datazione del ciclo economico invita alla prudenza.

Il French Business Cycle Dating Committee (CDCEF), riunito sotto l’egida dell’AFSE e presieduto da Laurent Ferrara, sottolinea che la decisione di classificare una fase come recessione richiede un esame più approfondito delle evidenze disponibili. Il comitato ha ribadito che, sulla base dei dati attuali, «the evidence required to identify a recession in the French economy is not present at this stage».

Revisioni statistiche e vicinanza ai valori neutrali

Un punto centrale richiamato dal CDCEF è la possibilità di revisioni dei dati pubblicati dall’istituto statistico nazionale. Le stime per i trimestri del 2026 sono molto vicine allo zero e pertanto possono essere corrette nei prossimi mesi: una lettura negativa potrebbe trasformarsi in positiva dopo aggiornamenti. Per questo motivo il comitato tende ad attendere alcune rilevazioni successive prima di formulare una diagnosi definitiva.

La regola delle tre D: durata, profondità e diffusione

Il CDCEF non si limita alla semplice successione di due trimestri con segno negativo. La metodologia utilizzata si fonda su una valutazione congiunta della durata, della profondità e della diffusione del calo dell’attività economica, nota anche come «the 3D’s rule». Questo approccio combina indicatori quantitativi ed elementi di giudizio esperto per separare un rallentamento passeggero da una vera recessione.

Profondità: confronto storico

Secondo le rilevazioni correnti, la diminuzione cumulata del Pil dall’ultimo trimestre del 2025 è modesta, attorno al 0,3%. Per mettere questa cifra in prospettiva, il CDCEF ricorda che la contrazione dopo lo shock petrolifero del 1973 fu circa il 3%, mentre durante la crisi finanziaria del 2007–2008 l’attività si ridusse di circa il 4%. Queste comparazioni non costituiscono da sole un criterio di datazione, ma aiutano a valutare la gravità relativa della flessione in corso.

Indicatori di diffusione e segnali settoriali

Per quanto riguarda la diffusione dello shock, alcuni indicatori chiave restano resilienti. L’occupazione totale è stabile su un livello elevato, intorno a 30,5 milioni, mentre la capacità produttiva utilizzata si mantiene intorno al 81%. Gli investimenti delle imprese non finanziarie mostrano una tendenza di plateau a partire dal 2023q3. Solo le ore lavorate presentano una lieve riduzione, pari all’incirca al -0,6% rispetto al picco del 2024q3.

Effetti settoriali: il calo dell’agricoltura

Una componente che ha influenzato i conti del 2026 è lo shock settoriale sul comparto agricolo: la siccità estiva eccezionale ha determinato perdite significative nei raccolti, in particolare mais, e ha portato a revisioni al ribasso delle stime di valore aggiunto agricolo per i primi due trimestri del 2026. L’istituto statistico contabilizza la produzione agricola lungo l’intero ciclo produttivo, il che spiega perché l’impatto sui numeri trimestrali sia stato diluito e ripartito tra i trimestri interessati.

I dati disponibili per i primi tre trimestri del 2026 segnalano una fase di debolezza prolungata ma non consentono, al momento, di classificare l’andamento come una recessione strutturata. Il CDCEF ricorda che il suo compito è quello di identificare e datare i punti di svolta ciclica attraverso un’analisi rigorosa delle evidenze, non di anticipare previsioni. Se il quadro si dovesse aggravare in termini di durata, profondità e diffusione, il comitato rivaluterà la posizione.

Il comitato è composto da economisti e analisti con competenze accademiche e istituzionali: tra i membri figurano Laurent Ferrara (chair), Frédérique Bec, Guillaume Cléaud, Claude Diebolt, Catherine Doz, Denis Ferrand, Eric Heyer, Valérie Mignon e Pierre-Alain Pionnier. Il gruppo utilizza un mix di approcci quantitativi e giudizio esperto descritto in dettaglio in un working paper e in una pubblicazione sulla Revue Economique.

Autore

Niccolò Conforti

Niccolò Conforti ha seguito il lancio di una startup napoletana in un incontro al Centro Direzionale, sostenendo una linea editoriale pro-innovazione nel settore fintech. Analista fintech, porta un dettaglio biografico: mantiene un registro delle prime pitch a cui ha assistito a Napoli.