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Ex Ilva, Urso sottolinea la ripresa e cresce la preoccupazione per emissioni e sicurezza

Il governo torna a intervenire sulla vendita dell’acciaieria dell’ex Ilva, oggetto di tensioni industriali, ambientali e sindacali.

Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha ribadito che la cessione al fondo Flacks potrà procedere solo se sarà assicurata la presenza di un partner industriale del settore. Secondo il ministro, la riaccensione del secondo altoforno dopo otto mesi rappresenta un passaggio necessario per rendere produttivo lo stabilimento nell’ambito dell’accordo. La posizione del governo coniuga la tutela dell’occupazione con l’esigenza di garantire continuità produttiva e conformità ambientale.

La strategia del governo e lo stato degli impianti

Il governo ha chiesto ai commissari di chiudere la cessione dell’impianto al fondo Flacks a condizione della presenza di un partner industriale competente. La riattivazione del secondo altoforno è considerata una tappa fondamentale per riportare i forni a piena operatività.

Secondo il ministro, il piano di ripresa dovrebbe aumentare la capacità produttiva fino a quattro milioni di tonnellate, condizione ritenuta indispensabile per attrarre un acquirente serio. Urso ha inoltre sottolineato l’effetto negativo del sequestro probatorio dell’Afo1, in corso da oltre nove mesi.

Il ministro ha stimato un danno complessivo di circa due miliardi e mezzo di euro, cifra che si somma alle perdite registrate durante la gestione precedente. La posizione del governo unisce la tutela dell’occupazione all’esigenza di garantire continuità produttiva e conformità ambientale; il prossimo sviluppo atteso è la ripresa dell’attività dei forni.

Produzione e aree operative

L’acciaieria opera attualmente in regime ridotto: è in funzione soltanto la linea principale n. 2, mentre la linea n. 1 è ferma per carenza di ghisa.

Questo assetto condiziona la produttività complessiva e riduce la capacità di attrarre investitori industriali. La piena operatività degli impianti è spesso prevista come requisito contrattuale dagli acquirenti.

La limitazione produttiva ha ricadute su ordini e contratti in corso, oltre che sui flussi di cassa. Per gli osservatori finanziari, la mancata riattivazione della linea n. 1 rappresenta un elemento di rischio operativo e commerciale.

Il prossimo sviluppo atteso è la ripresa dell’attività dei forni, passo necessario per ripristinare la produzione e migliorare l’attrattività verso potenziali partner industriali.

Segnalazioni del Comune: nube rossastra e richieste di accertamento

Il Comune di Taranto, tramite il sindaco Piero Bitetti e l’assessore all’Ambiente Fulvia Gravame, ha richiesto al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica un accertamento urgente sulle emissioni rilevate nello stabilimento. L’episodio segnalato, avvenuto venerdì 20 febbraio, ha comportato la presenza di una nube rossastra visibile a chilometri di distanza, elemento che ha suscitato preoccupazione tra la popolazione e le autorità locali. La richiesta di verifica segue la fase di riduzione dell’attività produttiva e la ripresa prevista delle operazioni dei forni, indicata come necessaria per ripristinare la produzione e l’attrattività verso i potenziali partner industriali. Le autorità comunali hanno chiesto ispezioni sul luogo e la trasmissione dei dati ambientali disponibili al Ministero; gli esiti degli accertamenti rappresenteranno il prossimo sviluppo operativo e normativo.

Richiesta di intervento

Nel documento inviato al Ministero, il Comune sollecita l’esecuzione di tutte le verifiche necessarie e l’applicazione delle misure previste dalla normativa per la tutela della salute pubblica e dell’ambiente.

Bitetti precisa che non si tratta di un episodio isolato e che l’amministrazione locale manterrà alta l’attenzione per garantire la sicurezza dei cittadini e la corretta applicazione delle regole ambientali. La trasmissione dei dati ambientali al Ministero è avvenuta; gli esiti degli accertamenti costituiranno il prossimo sviluppo operativo e normativo.

Allerta sindacale: cedimento strutturale e richiesta di sospensione

I principali sindacati metalmeccanici — Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb — hanno inviato una segnalazione all’azienda dopo il rilevamento di un grave cedimento del piano di calpestio della colata continua 4 (zona linea 5). Le organizzazioni denunciano una marcata preoccupazione per l’incolumità del personale e chiedono la sospensione delle attività nella zona interessata.

Le sigle sindacali hanno inoltre chiesto di visionare il registro dei controlli strutturali periodici e la trasmissione di una relazione tecnica sulle cause dell’evento. La richiesta mira a chiarire la dinamica del cedimento e a verificare l’adeguatezza delle ispezioni preventive.

La comunicazione segue la trasmissione dei dati ambientali al Ministero. I sindacati chiedono che gli esiti degli accertamenti tecnici vengano resi noti tempestivamente, per consentire valutazioni di carattere operativo e normativo.

La prosecuzione delle attività produttive nella zona dipenderà dagli esiti delle verifiche e dalla relazione tecnica aziendale. Gli sviluppi successivi saranno determinanti per eventuali misure cautelari e per le azioni di tutela del personale.

Richieste e possibili conseguenze

In seguito al cedimento, le sigle sindacali hanno chiesto la sospensione immediata dell’attività dell’impianto fino al ripristino delle condizioni di sicurezza. Le richieste prevedono l’esecuzione di verifiche straordinarie sugli impianti e interventi puntuali per garantire la tutela del personale.

In assenza di risposte entro tempi ritenuti congrui, i sindacati hanno annunciato l’intento di segnalare la situazione agli enti di vigilanza competenti. Tale azione potrebbe determinare ulteriori fermi produttivi e interventi ispettivi che influiranno sulle attività operative dell’impianto.

Tale azione potrebbe determinare ulteriori fermi produttivi e interventi ispettivi sulle attività operative dell’impianto. Il quadro è complesso e multidimensionale: da una parte la volontà politica di concludere l’operazione di vendita con garanzie industriali; dall’altra le sollecitazioni di sindacati e istituzioni locali per garantire sicurezza ambientale e tutela dei lavoratori. La coesistenza di esigenze economiche, obblighi normativi e protezione della salute pubblica impone un equilibrio delicato, il cui esito determinerà il futuro produttivo e sociale dello stabilimento.

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